costi ambientali nell'industria Europea

Costi ambientali industria Europea

AmbientaleDicembre 15, 2018

Nel novembre del 2015, la Commissione Europea ha presentato un report sulle spese dovute alla legislazione ambientale sostenute dalle industrie europee, che fanno riferimento ad un intervallo di tempo di 18 anni, dal 1995 al 2012.

Sono stati considerati i diversi settori ambientali, il tipo di investimento e i costi correnti, che insieme al valore aggiunto e al valore di produzione permettono un’analisi completa delle tendenze circa le spese ambientali.

I dati vengono raccolti da uffici statistici nazionali e chiaramente le modalità di indagine incidono sulla qualità degli stessi. Più dettagliati i questionari sono e più affidabili saranno i dati; al contrario, più sono le richieste e più ampia sarà la probabilità che le aziende presentino informazioni incomplete o incorrette.

Il report della Commissione prende in considerazione:

  • 6 settori industriali (minerario, manifatturiero, prodotti raffinati, metallurgico, chimico ed energetico)
  • 28 membri dell’Unione,
  • 4 ambiti ambientali (aria, acqua, rifiuti e altro)
  • dati finanziari ed economici.

Le spese ambientali hanno un costo per l’industria europea che si aggira tra i 35 e i 45 miliardi di € all’anno, senza considerare l’inflazione con la quale si raggiungono anche i 60 miliardi di €. L’inflazione permette di notare anche come i costi stiano decrescendo negli ultimi anni. I settori più colpiti sono senz’altro quelli energetico, chimico e dei prodotti raffinati.

Gli investimenti “green” possono arrivare fino al 17% degli investimenti totali nel settore dei prodotti raffinati, mentre negli altri settori il picco massimo si attesta sul 7%.

Risulta opportuno notare come precedentemente gli investimenti preferiti fossero quelli “a valle”, ma il progresso tecnologico, unitamente alla decisione di focalizzarsi su soluzioni “integrative” dei processi produttivi e di prevenzione dell’inquinamento, siano diventate al giorno d’oggi le più comuni.

Approfondendo lo studio sulle differenze tra gli Stati dell’Unione, si nota come gli investimenti ambientali dei membri originari siano al di sotto della media, e al contrario quelli delle recenti aggiunte siano al di sopra.

La forbice di valori permane anche se si prendono in considerazione le spese operative, ma il divario è meno netto (Germania e Paesi Bassi hanno le spese relative più alte, mentre Portogallo e Lettonia quelle più basse).

SETTORE MINERARIO ED ESTRAZIONI

Questo settore costituisce il 4% del valore aggiunto totale delle industrie studiate. Dal 2000, il valore aggiunto medio generato da questo settore è di 90 miliardi di € all’anno e 5 stati membri (Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Germani e Polonia) sono responsabili per più del 75% della produzione dell’Unione. L’Italia in particolare, insieme a Regno Unito e Paesi Bassi, è responsabile di 2/3 del valore totale di produzione per ciò che riguarda l’estrazione del petrolio e del gas naturale.

Gli investimenti assoluti hanno avuto un’impennata dal 2005 in avanti, con una particolare attenzione agli ambiti ambientali dell’acqua, dell’aria e di ciò che viene considerato come “altro” (per esempio suolo e rumore). Allo stesso tempo si nota una fluttuazione dei costi ambientali del settore minerario che però è principalmente causato dalla fluttuazione degli investimenti relativi: esiste un rapporto diretto tra i due, quindi gli anni con grandi spese ambientali avranno anche degli investimenti importanti nello stesso ambito.

Le differenze tra gli Stati membri sono importanti per ciò che riguarda le spese ambientali nel settore minerario: vanno da 1€ per 100€ di valore aggiunto nel Regno Unite, a 4€ in Germania e fino a 8€ in Italia.

Le cause sono diverse:

  • la presenza di adeguate strutture
  • la diversa applicazione delle leggi e regolamentazioni in materia ambientale
  • le circostanze ambientali geografiche
  • l’efficienza e il profitto generato nel settore rapportato alle spese e alle uscite.

SETTORE MANIFATTURIERO

Il valore aggiunto annuo generato da tutte le industrie manifatturiere nell’Unione Europea è più di 1.500 miliardi di €. L’Italia in particolare, è il secondo stato europeo per valore di produzione in questo settore.

Gli investimenti ambientali delle industrie manifatturiere vanno dai 6 ai 8,5 miliardi di € all’anno. Tra il 2009 e il 2012 le cifre si sono mantenute su poco meno di 6 miliardi di € all’anno: è possibile notare quindi un trend decrescente negli ultimi anni. Gli ambiti su cui si opera di più rimangono quello idrico e dei rifiuti.

Per ciò che riguarda le spese, esse sono decisamente basse rispetto al valore aggiunto: in media si parla di 1,8€ su 100€.

Le spese meno consistenti si registrano in Grecia (0,50€ per 100€), mentre quelle più elevate le troviamo in Bulgaria (3,80€).

Anche qui si nota la differenza di investimenti e costi ambientali tra “nuovi” e “vecchi” Stati membri dell’Unione, con i primi che registrano i picchi più alti rispetto ai secondi.

PRODOTTI PETROLIFERI RAFFINATI

L’Italia è il secondo Paese in Europa per numero di raffinerie sul territorio nazionale ed è sempre il secondo Stato membro per capacità di raffinazione. Insieme a Germania, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi e Spagna, rappresenta più del 75% del settore nell’Unione Europea.

Il 2008 è stato l’anno con la più alta concentrazione di spese di investimento in materia ambientale che l’Unione avesse mai osservato, con un totale di 1,1 miliardi di €. Tuttavia, nel periodo successivo, le spese assolute si sono dimezzate. L’analisi della Commissione mostra come gli investimenti ambientali costituiscano tra l’8% e il 16% degli investimenti totali nel settore dei prodotti petroliferi raffinati.

Gli investimenti annuali medi negli Stati membri storici sono perlopiù i medesimi e sono ascrivibili ad un range che va da 1€ a 1.60€ per tonnellata di petrolio greggio raffinato: si tratta di un’unità di misura utilizzata dalla IEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia. Nei membri più recenti, come Repubblica Ceca, Polonia ed Ungheria, gli investimenti annuali medi raggiungono invece tra i 2€ ed i 5€ per tonnellata di petrolio greggio raffinato.

Una possibile spiegazione per questa differenza è che nei Paesi che solo negli ultimi anni sono entrati a far parte dell’Unione, le raffinerie hanno avuto meno tempo per adattarsi agli standard europei rispetto agli Stati storici. Un altro fattore potrebbe essere che le raffinerie di questi stati sono relativamente più piccole se rapportate a quelle che si possono trovare per esempio in Germania e nel Regno Unito.

SETTORE CHIMICO

Nel 2012 il settore chimico ha generato un valore aggiunto totale di 270 miliardi di € nell’Unione Europea. Il picco di spesa di investimento ambientale in questo settore è stato registrato nel 2000 con più di 1.8 miliardi di €. I più importanti riguardano l’ambito delle emissioni aree, seguito dalle acque, dal suolo e dal rumore. Per ciò che riguarda gli investimenti assoluti non è riscontrabile un trend particolare, se nonché si sono sempre mantenuti abbastanza costanti negli anni.

Per ciò che riguarda invece i costi ambientali si può notare una discesa irregolare degli stessi su tutto il periodo, ma in particolare a partire dall’anno 2000 (si è passati da 0,80€ a 0,60€ su 100€ di valore aggiunto).

Dei 6 più grandi Stati membri, solo in Germania troviamo un settore chimico con costi ambientali al di sopra della media, mentre è in Francia che troviamo costi inferiori.

Per le spese di investimento invece è notabile fin da subito uno sviluppo molto irregolare: ad anni o periodi con alti livelli di investimento ambientali succedono anni con investimenti molto meno accentuati.

Nonostante la media europea mostri un andamento perlopiù decrescente, questo non è ovvio per tutti gli stati, in particolare per i membri più recenti, dove gli investimenti specifici risultano la maggior parte delle volte più elevati rispetto alla media europea.

SETTORE METALLURGICO

In media, il 60% dell’industria metallurgica europea è ricondotta alla produzione di ferro ed acciaio, il 30% di metalli non ferrosi (alluminio, rame, ecc.) ed il 10% di leghe. Il valore aggiunto totale generato da questo settore nell’Unione Europea è in media di 62 miliardi di € all’anno (nel 2012 è stato di 57,5 miliardi).

L’anno con il più elevato volume di investimenti è stato il 2008, quando si è raggiunto un totale di più di un 1 miliardo di €. Curiosamente, lo stesso picco era stato ottenuto una decade prima, nel 1998. Negli altri anni l’andamento annuale è sempre stato tra i 600 e gli 800 milioni di €. Gli investimenti più sostanziosi sono per l’ambito “aria”, seguito da acque, suolo e rumore. Non sono riscontrabili andamenti visibili per ciò che riguarda gli investimenti assoluti, sennonché il settore è relativamente stabile con picchi “una tantum”.

I costi specifici calcolati per tonnellata di acciaio grezzo sono per definizione una sovrastima dei costi reali. Il motivo è che i costi ambientali del settore metallurgico non includono solo quelli delle industrie produttrici o lavoratrici dell’acciaio. Fino al 2001 i costi sono relativamente alti: fino a 8€ per 100€ di valore aggiunto. Successivamente si nota una discesa dei costi abbastanza costante: 3,5-6€ per 100€.

La media di spesa ambientale per gli Stati dell’Unione è di 5,50€ per 100€ di valore aggiunto, di cui 1.30€ di investimenti e 4,20€ di costi operativi. Il Paese con i costi più bassi è il Belgio con 1,60€ per 100€, mentre quello con i più alti è la Bulgaria, che raggiunge i 15,50€ per 100€.

SETTORE ENERGETICO

All’anno nell’UE, si producono circa 3 miliardi di MWh di elettricità in media, che genera mediamente 168 miliardi di € di valore aggiunto, raggiungendo nel 2012 ben 232 miliardi. Il 25% di tutte le spese ambientali dei settori studiati proviene dal settore energetico.

Fino al 2005 gli investimenti hanno visto una lenta decrescita con solo alcuni picchi sporadici. A partire dal 2006 invece, gli investimenti sono saliti di molto, raggiungendo quasi 5 miliardi di € nel 2009, e mantenendosi sui 3,5 miliardi negli anni successivi. Occorre far notare come gli investimenti ambientali costituiscono fino al 7% degli investimenti totali del settore energetico europeo.

Per ciò che riguarda i costi specifici, la cifra si mantiene sui 4-6€ per 100€ di valore aggiunto (solo nel biennio 2011-12 si è arrivati a 3€).

Fino al 2005 inoltre, la maggior parte dei costi ambientali specifici del settore sono stati quelli operativi. Dopo quell’anno il rapporto tra costi operativi ed investimenti è rimasto perlopiù bilanciato. Per molti questo potrebbe indicare un cambiamento nel tipo di investimento ambientale nel settore energetico: dal “fossile” al “rinnovabile” (di cui l’Italia è uno dei Paesi con il più alto tasso nel continente).

I livelli più alti di costi operativi specifici ambientali in Europa si osservano per i settori ambientali di Germania, Slovacchia, Italia, Romania e Slovenia, dove si raggiungono anche più di 5€ per 100€ di valore aggiunto.

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