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Il decommissioning dei siti industriali e sostenibilità

Decommissioning

AmbientaleGennaio 16, 2019

Decommissioning è uno specifico termine di origine anglosassone utilizzato oramai a livello globale per riferirsi ed identificare una molteplicità complessa di operazioni ed interventi effettuati su di un sito precedentemente utilizzato per attività industriali e produttive che non trovano più, in un momento successivo, una loro ragione d’essere ed una utilità nella continuazione.

Da tale prima e schematica definizione può, dunque, anzitutto facilmente intuirsi come, con il termine da prima menzionato, si intenda riferirsi a quello che comunemente, si identifica con la parola “dismissione di un sito industriale”, sovente riferito a tutti quegli interventi ed operazioni da svolgersi su determinata area, precedentemente interessata da attività produttiva.

Nei tempi moderni e contemporanei lo sviluppo delle attività industriali e produttive si è fatto sempre più vertiginoso ed il percorso “vitale” e commerciale delle società che esercitano tali industrie sempre più frenetico, determinando di tal guisa, nuove e continue necessità di interventi di dismissione dei siti su cui tali attività intervenivano.

Segnatamente, un aspetto particolarmente innovativo, specialmente negli ultimi anni e inscindibilmente connesso agli impatti delle attività che compongono il decommissioning, ha riguardato e sempre più riguarda l’attenzione e la sensibilità per la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio nonché dei cicli biologici ad essi connessi.

A livello internazionale è innegabile, da un lato, come sia fortemente cresciuta la consapevolezza di quanto la protezione del suolo sia importante, come si evince del resto dalla revisione della Carta Europea del Suolo del Consiglio d’Europa adottata nel 2003 (oggi Carta per la protezione e la gestione sostenibile del suolo), e dall’altro quanto sempre più siano capillari le nozioni di recupero ambientale e rigenerazione urbana.

Pare indubbio, poi, che area che ospitava un complesso di eterogenee ed articolate attività a marcato carattere produttivo debba essere trattato, nella sua dismissione, con estrema cautela, al fine di ridimensionare (id est: espungere) il rischio che, nella gestione dei materiali e delle sostanze presenti, possa ingenerarsi un pregiudizio all’ambiente circostante, sinanche assai grave.

A ciò si aggiunga peraltro la tendenza, propria degli ultimi anni e strettamente interconnessa con la sensibilità ambientale testé ricordata, a riconsiderare le operazioni di decommissioning.

Accanto, difatti, alla tradizionale (ed oramai anacronistica) considerazione degli interventi di dismissione come mere operazioni di gestione cauta ed efficiente del processo de quo, negli ultimi anni è andata via via evolvendosi una nuova qualificazione e visione del decommissioning.

Siffatto processo ha modificato nel corso del tempo la propria immagine nella percezione comune e professionale, divenendo una interessante occasione non soltanto di recupero del suolo precedentemente impiegato nei processi industriali, bensì di valorizzazione e miglioramento della salubrità dell’intera area.

La prima problematica legata alla organizzazione e successiva gestione degli interventi di dismissione industriale riguarda la necessità che questi siano posti in essere in un contesto che presenti i caratteri della sicurezza per la salute e la incolumità dei lavoratori che saranno chiamati ad intervenirvi, conformemente agli obblighi sanciti dal d.lgs. 81/2008.

Per garantire tali caratteri di sicurezza nell’ambito degli interventi di decommissioning risulta fondamentale, anzitutto, la comunicazione ed il coordinamento tra i differenti soggetti chiamati ad operare sul sito.

Già tale primo aspetto può essere potenzialmente foriero di rilevanti problematiche quanto ad applicazione delle norme di sicurezza.

Anzitutto, le figure chiamate a dare applicazione a tali disposizioni possono essersi susseguite nel corso dell’operazione, o definitivamente cessate dalla propria qualifica formalmente collegata alla posizione di garanzia od ancora, comunque, non più reperibili.

Un ulteriore aspetto critico che, sia pure differente da quello precedente, risulta essere strettamente connesso al tema della sicurezza che deve accompagnare gli interventi di dismissione è quello della documentazione richiesta dalle disposizioni del medesimo d.lgs. 81/2008, più su ricordato.

Tali documenti difatti, potrebbero non più essere disponibili all’interno del sito oggetto di intervento ovvero, nella migliore delle ipotesi, obsoleti e non conformi agli aggiornamenti normativi intanto intervenuti.

L’osservanza delle norme poste a tutela della sicurezza dei lavoratori risulta essere quantomai un problema delicato nelle operazioni di decommissioning, che spesso involgono e richiedono l’esecuzione di interventi anche estremamente pericolosi per la salute e l’incolumità umana; si pensi a titolo meramente esemplificativo, alla demolizione di edifici o parti di essi, ed in genere di strutture, ovvero il loro spostamento.

Per ovviare a tali aspetti critici, negli ultimi anni si sta diffondendo una particolare forma di gestione dei rischi legati a tali interventi che, pur fondandosi su di un approccio particolarmente semplice, sta determinando risultati sempre più apprezzabili in termini di sicurezza.

Il modello cui si riferisce viene identificato dagli operatori del settore con l’acronimo BBS (Behaviour Based System).

Questo modello è fondamentalmente imperniato sulla fissazione di criteri e principi comportamentali idonei a formare i lavoratori stessi, al fine di prevenirne ed evitarne condotte pericolose o gravemente negligenti od imprudenti.

L’adozione di questo processo, congiuntamente all’intensificazione delle misure di sicurezza materiali consente di raggiungere rilevanti livelli di tutela della posizione dei lavoratori nelle operazioni di decommissioning.

Un secondo aspetto particolarmente sensibile che risulta essere intimamente collegato alle pratiche di decommissioning è quello, come detto anche in apertura, della gestione dell’impatto ambientale.

Un aspetto critico, difatti, degli interventi di dismissione dei siti industriali riguarda indubbiamente la gestione dei rifiuti ricavati da simili attività.

Negli ultimi anni, anche e specialmente a seguito delle indicazioni fornite da parte del legislatore europeo in tal senso, si è sviluppato ed intensificato il processo di gestione dei rifiuti improntato ai criteri della circolarità e del recupero.

L’ambito del decommissioning non fa eccezione: anche in tale particolare settore di intervento, infatti, tutti le operazioni volte alla dismissione di un sito precedentemente utilizzato per lo svolgimento di attività produttive ed industriali devono oramai conformarsi al perseguimento della finalità, anzitutto, di prevenzione nella produzione dei rifiuti e, susseguentemente, al recupero di una utilità di tali materiali, favorendo la gestione circolare degli stessi.

Simili interventi si estrinsecano con diverse attività, quali per esempio, quelle orientate alla individuazione delle materie e sostanze presenti all’interno del sito ed al successivo tentativo di vendita degli stesso (allungando il ciclo di vita), proprio per concretizzare l’obiettivo di prevenzione nella produzione di rifiuti.

Non sempre, pur tuttavia, è possibile la messa in vendita dei beni, mobili ed immobili, presenti all’interno del sito o comunque il loro recupero in altro modo, e questo ingenera logicamente una fase ulteriore, coinvolgente tutti gli interventi finalisticamente orientati allo smaltimento di tali beni, oramai da considerarsi rifiuti.

Anche le attività di gestione dei rifiuti all’interno del piano di decommissioning però, involge problematiche assai delicate.

Risulta opportuno, in tal senso, tutelare tre differenti componenti che possono essere pregiudicate dalle operazioni dismissorie: la salute e l’incolumità dei lavoratori che tali attività gestiscono, quella dei residenti nelle zone limitrofe al sito interessato dai lavori di dismissione ed infine, non certamente meno importante, l’ambiente circostante, potenzialmente interessato da tali interventi.

Un ruolo nevralgico in questo contesto è ricoperto dalla elaborazione di un preliminare piano di gestione, che individua puntualmente i materiali che saranno interessati dalle operazioni di decommissioning, in modo da identificarne le criticità ambientali e gestire le stesse in modo efficace, efficiente e tempestivo. Proprio in ordine a tale fase, peraltro, si individuano le positive potenzialità delle operazioni dismissorie.

Difatti non è infrequente soprattutto negli ultimi anni, in ossequio alla sempre maggiore sensibilità ambientale che investe l’intero ordinamento, interno e sovranazionale, stilare un programma di gestione dei rifiuti presenti all’interno di un sito di dismissione, individuando le potenzialità future dello stesso.

Nell’ambito di tale programma di gestione è difatti certamente praticabile l’elaborazione di un piano di bonifica del sito medesimo, trasformandolo successivamente in un’area perfettamente congrua ad uno sviluppo totalmente nuovo e propedeutico ad uno scenario ambientalmente salubre.

La predisposizione del piano progettuale e la sua attuazione nelle fasi successivamente necessarie per la gestione delle criticità e passività ambientali, richiedono imprescindibilmente la partecipazione di molteplici soggetti, quali il committente del decommissioning ma, altresì, le autorità amministrative competenti, per svolgere le operazioni di gestione conformemente alle prescrizioni, normative ed amministrative, dettate a livello ambientale (id est: di gestione efficiente e salubre dei rifiuti).

Si può, ordunque, concludere come il decommissioning resta, ancora oggi, al di là della irrefrenabile evoluzione delle attività industriali e produttive avuta negli ultimi decenni, un complesso di operazioni estremamente delicato ed articolato, potenzialmente rischioso per una serie di beni tra i più rilevanti e tutelati all’interno dell’ordinamento giuridico.

Ciò che realmente rappresenta una innovazione in tale settore risulta, dunque, la valutazione della potenzialità del sito interessato.

In ordine a tale questione, infatti, il sito bonificato dalle operazioni di decommissioning, se ovviamente gestite in modo propedeutico a ciò, rappresenta una risorsa, una nuova pontenzialità ambientale.

Un’area precedentemente sfruttata industrialmente può essere caratterizzata, a seguito della dismissione, da una reviviscenza in termini ambientali, che consegni tale area ad un nuovo utilizzo, specularmente opposto a quello originario, consentendo uno sfruttamento rispettoso e cautelativo del bene ambiente all’insegna per l’appunto dello sviluppo sostenibile.

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