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discarica abusiva

Discariche abusive e confisca delle aree: cosa dice la giurisprudenza

AmbientaleSettembre 1, 2019

L’art. 256, comma 3, d.lgs. 152/2006 introduce, in materia di gestione dei rifiuti, una fattispecie di reato volta a punire chiunque realizza o gestisce una discarica abusiva.

L’ultimo periodo della citata disposizione aggiunge che «Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell’area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi».

Questione particolarmente dibattuta ha riguardato il destino di questa disposizione nei casi in cui la contravvenzione alla quale la misura ablativa afferisce sia dichiarata dal giudice penale prescritta, venendo quindi a mancare i presupposti formali (sentenza di condanna o di patteggiamento) richiesti dal legislatore per potersi procedere alla confisca.

In particolare, ci si è chiesti se, nonostante l’assenza di una sentenza di condanna (o di patteggiamento), l’area adibita a discarica abusiva debba comunque essere confiscata qualora vi sia stato un accertamento giudiziale della responsabilità penale del titolare dell’area stessa.

La giurisprudenza di legittimità ha in tempi recenti offerto una soluzione all’annosa questione.

Le Sezioni Unite hanno, infatti, affermato la necessità di considerare, in linea generale, ciò che la Corte Costituzionale osservava già nei primi anni ‘60 (Corte Cost. 1961 n. 29; Id. 1964, n. 46) e cioè che la confisca può presentarsi, nelle leggi che la prevedono, con varia natura giuridica. Il suo contenuto è sempre la privazione di beni economici, ma questa può essere disposta per diversi motivi e indirizzata a varie finalità, così da assumere, volta per volta, natura e funzione o di pena, o di misura di sicurezza, ovvero anche di misura amministrativa. Ciò che, pertanto, spetta di considerare non è un’astratta e generica figura di confisca, ma, in concreto, la confisca così come risulta da una determinata norma di legge.

A tal proposito, fondamentale è l’apporto offerto dalla Corte di Cassazione che, in una nota sentenza del 2015 a Sezioni unite (Cass. pen. Sez. Un., 21 luglio 2015, n. 31617), ha individuato il criterio guida per l’interprete nell’analisi delle singole e specifiche ipotesi di confisca.

Secondo i giudici di legittimità assumerà portata dirimente verificare se la confisca sia o meno da qualificarsi come sanzione penale, giacché, in caso negativo e dovendosi dunque escludere che essa si atteggi alla stregua di una pena, ne esce rafforzata l’idea che la stessa non presupponga un giudicato formale di condanna, quale unica fonte idonea a fungere da “titolo esecutivo” per la sua disposizione.

Alla luce di quanto fino ad ora esposto, risulta, a contrariis, assolutamente logico e corretto l’orientamento della giurisprudenza di legittimità maturato in materia di confisca del terreno adibito a discarica non autorizzata nell’ipotesi di declaratoria di intervenuta prescrizione del reato al quale è connessa la misura ablativa.

Si è precisato che la confisca ex art. 256, comma 3 TUA ha chiaramente una funzione sanzionatoria, in quanto costituisce una forma di “rappresaglia legale” nei confronti dell’autore del reato e mira a colpirlo nei suoi beni. Da tale assunto discende, quale ineludibile corollario, che non può essere disposta la confisca dell’area adibita a discarica abusiva nel caso di estinzione del reato (nella specie, per prescrizione), né a norma del d.lgs. 152/2006, art. 256, comma 3, né, tanto meno, a norma dell’art. 240, comma 2 c.p. che disciplina le ipotesi di confisca generale.

Ad ulteriore conferma di tale impostazione è il tenore letterale della disposizione in esame, la quale è estremamente chiara nello stabilire che la confisca è applicabile soltanto in caso di condanna o applicazione pena ai sensi dell’art. 444 c.p.p., tanto che la sua perentorietà è stata indicata tra le ragioni che consentono di escluderne l’applicabilità in caso di emissione di decreto penale di condanna.

Affermata la natura marcatamente sanzionatoria della misura ablativa de qua, è ben comprensibile che il legislatore voglia specificare, con una valutazione legale tipica, i casi in cui tale sanzione aggiuntiva – a volte molto più pesante della sanzione penale principale – debba obbligatoriamente intervenire.

Alla luce di tali approdi giurisprudenziali, occorre concludere nel senso che in assenza di una pronuncia formale di condanna (o di patteggiamento) e, in particolare, in ipotesi di proscioglimento per intervenuta prescrizione del reato, il giudice non dovrà disporre la confisca del terreno sul quale è stata realizzata la discarica abusiva.

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