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Ecotossicità dei rifiuti: caratteristiche e categorizzazione

Ecotossicità dei rifiuti, il Regolamento UE 2017/997

AmbientaleGennaio 26, 2019

L’ecotossicità dei rifiuti rappresenta una caratterizzazione di talune materie prodotte che -per la consistenza e specificità delle sostanze che contengono- sono in grado di avere impatti estremamente lesivi dell’ambiente; elemento considerato nelle sue singole componenti aria, acqua e suolo, tanto quanto negli ecosistemi che ospita e di cui favorisce sviluppo e sostentamento.

La ecotossicità dei rifiuti risulta oggi specificamente delineata all’interno della categoria “HP14”, normativamente ricompresa nell’allegato III della direttiva quadro europea in materia di rifiuti 2008/98/CE, che delinea i criteri necessari per poter determinare e quindi attribuire tale qualificazione di tossicità.

La caratteristica ecotossica dei rifiuti è stata oggetto, negli ultimi anni specialmente, di intensi studi scientifici condotti a livello europeo.

La necessità di rimeditazione della categoria riguardante la ecotossicità dei rifiuti è stata sollecitata sostanzialmente dal regolamento europeo entrato in vigore in epoca antecedente rispetto a quello del 2017, ossia il regolamento europeo 1357/2014.

Quest’ultimo intervento del legislatore europeo, difatti è stato da subito avvertito come tecnicamente insoddisfacente, posto che la finalità dello stesso risultava essere, per lo più, quella di un riordino sistematico ed una maggiore chiarezza del quadro normativo europeo di caratterizzazione dei rifiuti come tossici e/o pericolosi ed un adeguamento dei criteri da seguire per l’attribuzione di tale particolare caratterizzazione, criteri che restano peraltro i medesimi stabiliti all’interno dell’allegato VI direttiva europea 67/548/CEE.

All’interno del nostro ordinamento giuridico, il legislatore ha adeguato la normativa interna con il d.l. 78/2015, convertito con modificazioni nella l. 125/2015, stabilendo come la caratteristica ecotossica dei rifiuti dovesse essere attribuita secondo quanto stabilito dall’accordo ADR (regolamentante il trasporto internazionale su strada di merci e sostanze pericolose) per la classe 9 – M6 ed M7.

Le modalità di attribuzione della caratteristica di tossicità per l’ambiente circostante sono state individuate dal legislatore nazionale rimandando ai criteri elaborati dal legislatore europeo e contenuti all’interno del regolamento 1272/2008, c.d. Regolamento CLP (classification, labelling and packaging).

La modifica apportata con il regolamento europeo del 2017 non rappresenta peraltro un vero e proprio “fulmine a ciel sereno”, innestandosi su di un percorso evolutivo e di adeguamento normativo che, già dal 2016, con il regolamento europeo 1179/2016, aveva parzialmente rimeditato la categoria di alcune sostanze e miscele a cui, in conformità delle previsioni del regolamento da ultimo citato, doveva essere attribuita, seguendo le modalità dell’accordo ADR, la caratteristica di ecotossicità, tenendo in particolare considerazione quella acuta per l’ambiente acquatico.

In difetto dei criteri specificamente tecnici, mancanti nella formulazione normativa estrinsecata nel regolamento europeo del 2014 e, conseguentemente, in presenza di diverse modalità adottate dai singoli Stati membri per il trattamento dei rifiuti rientranti nelle categorie contemplate nell’allegato III della direttiva quadro summenzionata, come detto, si è avvertita l’esigenza di condurre approfonditi studi scientifici al fine di rimeditare la categoria avente alfanumerico “HP14”, legata alla caratteristica ecotossica, per adeguarla agli approdi ultimi degli studi condotti. Proprio da tale contesto scientifico e giuridico si è originata il regolamento 2017/997/CE.

L’intervento risulta essere di notevole rilievo, anzitutto perché lo strumento normativo scelto dal legislatore è indubbiamente il più cogente e vincolante per gli Stati membri, che dovranno necessariamente adeguarvisi senza possibilità di scelta discrezionale in ordine al quomodo, ma osservando obbligatoriamente quanto sancito all’interno del regolamento.

La rilevanza del regolamento viene peraltro implicitamente manifestata anche dall’iter di entrata in vigore; lo stesso difatti avrebbe dovuto entrare in vigore già in data 4 luglio 2017 ma, a seguito di differenti interpellanze da parte dei rappresentanti di molteplici Stati membri, ha definitivamente acquisito la propria efficacia cogente all’interno di tutti gli ordinamenti europei solo il 5 luglio 2018, consentendo a questi ultimi di predisporre un adeguato ed efficace piano di osservanza delle sue disposizioni.

Venendo all’analisi del contenuto del regolamento europeo del 2017 si può immediatamente osservare come uno dei principali impatti sugli ordinamenti degli Stati membri (id est: su quello nostrano), viene esteso il novero delle sostanze che devono, conformemente ai criteri ADR oggi applicati all’interno dei territori italiani, essere ricercate ed analizzate per ravvisare o meno la ecotossicità del rifiuto.

Si fa infatti espresso riferimento alle sostanze ozono-lesive. Strettamente interconnesso con tale ultimo aspetto risulta essere anche il dovere, da parte degli Stati membri, di fare applicazione del valore soglia, nozione già presente peraltro all’interno del regolamento 1357/2014, anche alla caratteristica di pericolosità HP14, estendendo l’utilizzo del concetto stesso che, nel precedente regolamento europeo, era limitato nella sua portata applicativa alle categorie HP4 (irritante), HP6 (tossicità acuta) ed HP8 (corrosivo).

Pertanto, in ordine alle innovazioni apportate dal regolamento, si può schematicamente stabilire come, dal 5 luglio 2018, dovrà estendersi la categoria dei rifiuti ecotossici (HP14) ricomprendendo quelle materie e sostanze, in precedenza escluse, che:

  • contengono sostanze ozono-lesive in concentrazione pari o superiore al 0,1% (per cui peraltro è esclusa l’applicazione del valore-soglia);
  • contengono una o più sostanze o miscele che risultano acutamente tossiche per l’ambiente acquatico (H400) aventi complessivamente concentrazione pari o superiore al 25% (ed in questo caso si fa applicazione del valore-soglia pari allo 0,1%);
  • contengono una o più sostanze aventi tossicità cronica per l’ambiente acquatico con effetti a lungo termine (H410, H411 e H412) con concentrazione complessivamente pari o superiore al 25% (in questo caso i valori soglia applicabili sono due: alle sostanze codificate h410, quello dello 0,1%, a quelle codificate H411 ed H412, quello dell’1%);
  • che contengono una o più sostanze aventi tossicità cronica per l’ambiente acquatico con effetti nocivi a lungo termine (H410, H411, H412 ed H413) se la concentrazione complessiva risulta pari o superiore al 25% (anche in questo caso si applicano due differenti valori soglia: alle sostanze H410, quello dello 0,1%, alle restanti quello dell’1%.

Si può quindi concludere, rilevando come il regolamento europeo da ultimo entrato in vigore innovi sostanzialmente il panorama dei rifiuti tossici per l’ambiente, estendendo tale qualificazione scientifico-normativa a tutta una serie di sostanze e materie prima escluse.

Ciò è stato compiuto in perfetta armonia con gli esiti cui sono pervenuti i vari studi scientifici effettuati (sempre a livello europeo) su tale materia e ponendosi pertanto in linea di continuità con l’evoluzione concernente le tecniche normative maggiormente rispettose dell’equilibrio ambientale ed ecosistemico di trattamento e smaltimento dei rifiuti, questa volta adeguando la normativa in materia di rifiuti pericolosi per i due beni succitati estendendone l’operatività rationae materiae.

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