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albo nazionale gestori ambientali

Rapporto tra condanne inflitte e decadenza dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali

L’Albo Nazionale Gestori Ambientali, come può peraltro facilmente intuirsi dalla nomenclatura adoperata, costituisce un’elencazione su scala nazionale dei soggetti, quasi esclusivamente persone giuridiche, che espletano una attività di gestione, lato sensu intesa, dei rifiuti.

La ratio della istituzione dell’apposito Albo e della previsione degli obblighi di iscrizione all’interno del medesimo si deve necessariamente ad una esigenza intrinseca e ricorrente al settore dei rifiuti.

In tal senso, difatti, l’istituzione dell’Albo Gestori Ambientali e la introduzione dell’obbligo di iscrizione per taluni determinati soggetti risponde inevitabilmente alla necessità di un costante ed aggiornato monitoraggio delle imprese, società ed enti dediti alle attività di raccolta, bonifica, commercializzazione ed intermediazione delle materie e sostanze di scarto.

Tramite tale monitoraggio, la disciplina dell’Albo Nazionale e degli obblighi a quest’ultimo correlati, consente allo Stato di svolgere una vigilanza costante ed efficace sulla movimentazione e gestione dei rifiuti attività imprescindibili per i forti pericoli legati ad una mala gestio di tali materie, tanto per l’ambiente, quanto per la incolumità collettiva. Pericoli, questi da ultimo citati, che l’Albo Nazionale Gestori Ambientali consente di stemperare e ridimensionare, ancorché verosimilmente non di neutralizzare, all’interno dell’ordinamento, necessità sempre più fortemente avvertita, specie con l’origine e l’affermazione recente ed allarmante delle ecomafie.

La normativa di riferimento in materia di gestori ambientali risulta essere frammentariamente riferibile, prevalentemente, al d.lgs. 152/2006, che, agli artt. 212 ss.

Detta la regolamentazione delle attività riconducibili al corretto ciclo di gestione dei rifiuti, nonché al decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 120/2014 che si concentra più specificamente sulla disciplina dei soggetti iscritti all’interno dell’Albo e cura, specialmente, i caratteri maggiormente formalistici e statici dell’iscrizione e del mantenimento di quest’ultima.

Accanto a tali due interventi principali, legislativo delegato e sub legislativo, la materia riferibile alla gestione ed operatività dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali e delle sue correlate prescrizioni risulta essere stata, negli anni, interessata da molteplici interventi finalizzati all’aggiornamento ed al coordinamento con altre normative (come il TUEL, d.lgs. 267/2000), nonché alla chiarificazione ed interpretazione delle disposizioni ad essa riferibili.

 

 

L’applicazione rationae personae della normativa

Come da ultimo sinteticamente osservato, la disciplina dell’Albo Gestori Ambientali e della sua operatività deve essere rinvenuta, anzitutto, all’interno del TUA. Il d.lgs. 152/2006 detta anzitutto l’elencazione dei soggetti ritenuti obbligati ad effettuare formalmente l’iscrizione all’interno dell’Albo e, di conseguenza, a sottostare alla complessiva disciplina in materia di operazioni di gestione dei rifiuti.

L’operatività soggettiva delle disposizioni in materia di Albo Nazionale viene, a norma proprio dell’art. 212, V comma, TUA, estesa alle seguenti persone giuridiche:

  • imprese esercenti attività di raccolta e di trasporto dei rifiuti, imprese esercenti attività di bonifica di siti precedentemente interessati da stoccaggio o trattamento di rifiuti;
  • imprese esercenti attività di bonifica di beni contenenti asbesto (amianto);
  • imprese esercenti attività di intermediazione e commercializzazione di rifiuti, pur non essendo coinvolte nella materiale detenzione di tali materie e sostanze.

La portata soggettiva della disciplina risulta poi completata, come del resto già precedentemente ricordato, da ulteriori fonti normative.

A riprova di tale ultima affermazione, infatti, all’interno dell’ordinamento risulta altresì presente una procedura di iscrizione semplificata per taluni soggetti, esemplificativa della frammentarietà normativa che caratterizza la disciplina dell’Albo Nazionale de quo.

Infatti, la procedura appena citata si riferisce a:

  • imprese ed enti, originari produttori di rifiuti non pericolosi, esercitanti attività di raccolta e trasporto dei propri medesimi rifiuti, nonché imprese ed enti, originari produttori di rifiuti pericolosi, esercitanti attività di raccolta e trasporto dei propri medesimi rifiuti pericolosi in quantità non superiori ai trenta chilogrammi/trenta litri al giorno ( 212, VIII comma, d.lgs. 152/2006);
  • imprese esercitanti attività di raccolta e trasporto dei cc.dd. RAEE, ovverosia rifiuti provenienti da apparecchiature elettroniche ed elettriche (decreto del Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero della Salute, 8 marzo 2010 n. 65);
  • aziende pubbliche speciali, consorzi di Comuni e società di gestione di servizi pubblici di cui al lgs. 267/2000 (Testo Unico Enti Locali), esercenti attività di gestione dei rifiuti urbani prodotti nel territorio riferibile al Comune interessato.

L’obbligo di iscrizione all’interno dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali è previsto, altresì, accanto ai soggetti appena menzionati, alle imprese che pongono in essere attività di trasporto transfrontaliero di rifiuti (art. 194, III comma, d.lgs. 152/2006).

Problema tuttora irrisolto in materia di soggetti obbligati all’iscrizione all’Albo de quo risulta essere, infine, l’obbligo concernente le imprese e gli operatori logistici presso le stazioni ferroviarie, gli interporti, gli impianti di terminalizzazione, gli scali merci e i porti ai quali, nell’ambito del trasporto intermodale, sono affidati i rifiuti in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell’impresa ferroviaria o navale o dell’impresa che effettua il successivo trasporto, nel caso di trasporto navale, il raccomandatario marittimo, di cui all’art. 212, comma 12 del D.lgs 152/2006, che seppur formalmente previsto, non risulta ancora materialmente operativo.

 

 

I requisiti collegati all’obbligo di iscrizione

La normativa di riferimento in materia di Albo Nazionale Gestori Ambientali prevede una molteplice eterogeneità di requisiti, imprescindibili affinché il soggetto esercente le attività summenzionate possa ritenersi legittimato all’espletamento delle medesime e, dunque, di conseguenza, obbligato all’iscrizione presso l’Albo stesso.

Preliminarmente, occorre puntualizzare come siano richiesti diversi requisiti riconducibili a vari aspetti delle imprese ed enti e considerati di inevitabile valutazione al fine di ritenere tali persone giuridiche abilitate allo svolgimento delle attività di gestione del ciclo dei rifiuti.

Proprio in tal senso, difatti, similmente a quanto avviene in occasione dei procedimenti ad evidenza pubblica, ad imprese ed enti risulta essere richiesto il possesso di specifici requisiti, involgenti diverse caratteristiche della persona giuridica.

La normativa, nel suo complesso, richiede infatti la presenza di taluni requisiti appartenenti alla regolarità contributiva e documentale dell’impresa, alla sua idoneità e capacità finanziaria, la sua idoneità tecnico-operativa nell’esercizio delle attività, nonché, per imprese ed enti impegnati nell’esercizio di attività di trasporto e movimentazione dei rifiuti risultano altresì richiesti requisiti di idoneità tecnica dei mezzi impiegati nello svolgimento delle attività da ultimo menzionate.

Quanto ai requisiti appena citati si possono menzionare, a titolo meramente esemplificativo, l’iscrizione al Registro delle Imprese e il non trovarsi in stato di liquidazione, per quanto riguarda la prima categoria.

Tra i vari requisiti di natura economico-finanziaria, sono richiesti vari adempimenti atti alla rappresentazione di idonee capacità finanziarie, come la presentazione di documenti palesanti il volume di affari, la capacità contributiva ai fini IVA, i bilanci, etc.

Con riferimento ai requisiti tecnici si richiede all’impresa esercente attività di gestione dei rifiuti, la adeguata qualificazione professionale dei propri lavoratori, una dotazione organica idonea, nonché la disponibilità di attrezzature tecniche adeguate.

Per le imprese impegnate in attività di raccolta e trasporto tramite instradamento sono richiesti molteplici requisiti, specialmente di natura documentale, ovviamente diversi a seconda della tipologia e natura dei rifiuti trasportati.

Il rilevante complesso di requisiti richiesti agli operatori esercenti attività di gestione dei rifiuti presenta una ratio parzialmente analoga al complesso di caratteristiche richieste, come precedentemente detto, in occasione dei procedimenti ad evidenza pubblica.

Entrambi gli impianti normativi messi a confronto, infatti, mirano, con la richiesta del gran numero di eterogenei requisiti, a comprovare l’idoneità delle imprese a portare a termine le proprie attività in modo efficiente ed efficace, nonché, in materia di gestione dei rifiuti, anche sicuro per ambiente ed incolumità umana.

Il nucleo di requisiti certamente più rilevante, altresì per il fatto che tale nucleo risulta comune a tutte le imprese ed enti coinvolti nelle attività di gestione dei rifiuti e, pertanto, richiesti all’iscrizione presso l’Albo Nazionale Gestori Ambientali, risulta quello dei requisiti soggettivi, per l’appunto, comuni a tutti gli operatori.

La normativa, dopo aver precisato che la richiesta di iscrizione all’Albo viene effettuata dalla persona del titolare, in caso di impresa individuale, o dal legale rappresentante, enuclea puntualmente i requisiti morali che tutti i soggetti fisici devono presentare.

Tali requisiti richiesti per i suddetti soggetti sono:

  • possesso della cittadinanza italiana o europea,
  • non essere, al momento dell’iscrizione, sottoposti a liquidazione od altra procedura concorsuale, ovvero in stato di interdizione od inabilitazione od ancora di interdizione dagli uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese,
  • assenza di ipotesi di divieto, decadenza o sospensione ex 67 d.lgs. 159/2011 (Codice Antimafia),
  • non aver fornito informazioni false ai fini dell’iscrizione all’Albo.

 

 

Il requisito della condanna definitiva ed il recente intervento ministeriale

Al novero dei requisiti morali da ultimo presentati, deve necessariamente aggiungersi quello secondo cui, il titolare ovvero il rappresentante legale dell’impresa o dell’ente interessato dall’obbligo di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali, non deve aver riportato una condanna passata in giudicato, anche eventualmente ai sensi dell’art. 444 c.p.p. (patteggiamento), anche qualora siano estinti gli effetti della condanna o sia stato concesso il condono della pena, per i seguenti reati:

  • reati previsti dalle norme a tutela dell’ambiente, ivi incluse le norme a tutela della salute, le norme in materia edilizia e in materia urbanistica, che abbiano comportato l’irrogazione di pena detentiva;
  • per delitti non colposi, che abbiano comportato l’irrogazione di una pena detentiva superiore ad un anno di reclusione.

Risulta altresì previsto come, dell’eventuale sentenza di condanna passata in giudicato, non si tenga conto nel caso siano trascorsi dieci anni dal passaggio in giudicato della sentenza stessa, nel caso in cui sia stata concessa la sospensione condizionale della pena e il reato si sia estinto ex art. 167 c.p., ovvero qualora sia intervenuta la riabilitazione del condannato.

Pare imprescindibile osservare, a tal punto, come proprio sul requisito morale quivi analizzato sia recentemente intervenuto il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che, con la circolare 7 marzo 2019 n. 4 ha dettato talune specificazioni in merito.

Il dicastero competente ha, in tal senso, precisato il rapporto intercorrente tra il cumulo di condanne eventualmente inflitte al soggetto rappresentante dell’impresa e la decadenza dai requisiti morali imprescindibili per l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

L’opera chiarificatrice del Ministero è stata sollecitata dalla sottoposizione alla sua attenzione di due quesiti fondamentali:

  • Il primo concerne l’ipotesi della pronuncia, nei confronti dello stesso soggetto, di molteplici sentenze di condanna, in regime di continuazione ex 81, II comma, c.p. 671 c.p.p., ciascuna irrogante una pena detentiva inferiore ad un anno ma il cui cumulo determina il superamento del limite di un anno di reclusione richiesto per l’iscrizione all’Albo, come sopra ricordato.
  • L’altro quesito posto all’attenzione ministeriale riguarda le conseguenze prodotte sul requisito morale del soggetto richiedente l’iscrizione dell’impresa rappresentata all’Albo dell’intervenuto esito positivo del procedimento di sospensione processuale e messa alla prova.

Il Ministero, come prima preannunciato, ha preso posizione su tali questioni emanando una circolare interpretativa nr. 4 del 7 marzo 2019.

Per quanto concerne il primo quesito sottoposto alla sua attenzione, il dicastero competente osserva come “ogni qualvolta un soggetto riporta diverse e molteplici condanne per differenti reati, avvinti dal vincolo della continuazione, che, cumulate, conducano ad un trattamento detentivo per un tempo superiore ad un anno, il requisito morale deve intendersi come decaduto.”

Il Ministero osserva infatti come l’istituto della continuazione, richiesto dallo stesso condannato o dal Pubblico Ministero, senza in questa ultima ipotesi l’opposizione del primo, comporta conseguenze indubbiamente favorevoli per il condannato medesimo in termini di durata della pena, che si riduce proprio in virtù della continuazione.

Si ritiene pertanto che in entrambi i casi il condannato effettui una valutazione di convenienza o sconvenienza in ordine al trattamento sanzionatorio risultante, che conduce alla constatazione che il condannato medesimo, accanto alle conseguenze favorevoli, accolga altresì quelle sfavorevoli.

Per tali ragioni la pena complessivamente irrogata deve essere valutata globalmente ai fini della decadenza del requisito morale, in quanto conseguenza favorevole ponderata ed accettata dal condannato.

Sul secondo quesito portato alla sua attenzione, infine, il Ministero, tramite la medesima circolare, osserva come, “ai fini della verifica circa la permanenza o meno del requisito morale inevitabile per l’iscrizione all’Albo, debbano essere altresì considerati gli esiti positivi o negativi della messa alla prova, ex artt. 168-bis e 168-ter c.p.”

Pertanto, si ritiene come l’esito positivo di un procedimento di sospensione del processo penale per messa alla prova, in quanto estintivo del reato, non possa non essere valutato ai fini della permanenza o decadenza del requisito morale ai fini dell’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

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