reato omessa bonifica

Il reato di omessa bonifica ex art. 452-terdecies della L. 68/2015

AmbientaleDicembre 15, 2018

La norma in questione contenuta nella legge sui c.d. ecoreati, si è presentata fin dall’inizio problematica, soprattutto per ciò che riguarda il suo campo di applicazione.

L’articolo stabilisce che chiunque sia obbligato o ordinato per legge e non provveda alla bonifica, rischia da uno a quattro anni di reclusione e una multa dai 20.000 agli 80.000 euro.

L’ambito di applicazione della normativa è tuttavia incerto, soprattutto quando tratta della possibilità di irrogare le suddette sanzioni anche per il mancato “ripristino o recupero dello stato dei luoghi”.

Si tratta difatti di una locuzione astratta e generica, all’interno della quale rientrano un numero spropositato di situazioni: ciò va in contrasto con il principio di tassatività e determinatezza della norma penale.

Qual è la risposta quindi: l’articolo si può applicare a qualsiasi fattispecie in cui vi sia un obbligo di recupero o ripristino, oppure viene integrato solo nel caso di mancata adozione di alcuni interventi ambientali previsti dal Testo Unico Ambiente?

La risposta va ricercata nel concetto di bonifica, per cui esiste una definizione giuridica (art. 257 del Testo Unico Ambientale), che fa riferimento alla cd “soglia di rischio”.

Ciò significa che anche la violazione dell’art. 452-terdecies, non potrà essere contestata prima che sia stata accertata la superazione di quella soglia, denominata CSR (soglia rischio dei valori di concentrazione).

La disciplina non trova applicazione nei casi in cui le omissioni riguardino gli adempimenti amministrativi e burocratici a carico dell’inquinatore.

Si tratta infatti, di fattispecie escluse dal tenore letterale della norma, come noto non estensibile analogicamente trattandosi di norma penale.

Va tenuto a mente che le fonti del diritto della norma in esame sono plurime: l’obbligo potrebbe scaturire da una legge, da un ordine del giudice o dell’autorità pubblica.

Esse tuttavia sono connesse tra loro, perché gli ordini del giudice o della pubblica amministrazione potranno essere solo successivi ad un obbligo di legge rimasto inottemperato.

Sarà sufficiente che il magistrato o la P.A. altro non facciano che accertare l’esistenza di tale obbligo e statuire di conseguenza.

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