messa in sicurezza sito inquinato

Messa in sicurezza del sito non rilevano dolo e colpa

AmbientaleDicembre 15, 2018

La Sezione V del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1089 pronunciata in data 8 marzo 2017 ha ben delineato l’applicazione del principio noto come “chi inquina paga”.

Nel caso in questione l’appellante ha lamentato la violazione del suddetto principio, assumendo che esso presupponga l’accertamento del rapporto di causalità e dell’elemento soggettivo, quantomeno nella forma della colpa.

Il massimo giudice amministrativo puntualizza che l’Amministrazione non può imporre, a coloro che non abbiano alcuna responsabilità diretta sull’origine del fenomeno contestato, attività di risanamento o di recupero.

Tuttavia la stessa ha ribadito che la messa in sicurezza del luogo costituisce una misura di prevenzione dei danni e rientra pertanto nella categoria delle precauzioni che gravano sul proprietario o detentore del sito da cui possano scaturire danni ambientali.

In questo caso la messa in sicurezza del sito, non avendo finalità sanzionatoria o ripristinatoria, ma solo precauzionale, prescinde dall’accertamento del dolo o della colpa.

Infine viene enunciato come il principio “chi inquina paga” non richiede sulla base del diritto dell’Unione, la prova dell’elemento soggettivo.

La direttiva di riferimento (2004/35/CE) configura “la responsabilità ambientale come responsabilità (non di posizione) ma, comunque, oggettiva, il che rappresenta un criterio interpretativo per tutte le disposizioni legislative nazionali che non facciano riferimento a dolo o alla colpa, come nel caso delle norma che prevede la possibilità per l’Amministrazione di prescrivere gli interventi di messa in sicurezza dei siti contaminati”.

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