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Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo: la nota 12021 del 19 luglio 2018

La nota 12021 in riferimento alla Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si è pronunciato qualche mese fa con la nota datata 19 luglio 2018 ed avente numero identificativo 12021, in merito alle particolari circostanze in cui una società che intenda utilizzare del materiale da scavo come sottoprodotto non abbia inviato ovvero presentato, neppure per via telematica, od abbia inviato tardivamente la formale Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo (D.A.U.).

Soffermandosi brevemente su tale ultima documentazione, al fine di meglio contestualizzare le precisazioni emanate dal dicastero competente, risulta imprescindibile sottolineare come tale formalità sia stata compiutamente regolamentata con il nuovo d.p.r. 13 giugno 2017 n. 120 che, per l’appunto, ha enucleato una nuova disciplina concernente l’utilizzazione delle terre e rocce da scavo.

Il nuovo d.p.r., entrato in vigore in data 22 agosto 2017, detta una specifica regolamentazione dell’utilizzo delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti, stabilendo la necessità che queste ultime, affinché vengano impiegate come anzidetto, siano sottoposte ad apposite analisi chimiche e fisiche (rientranti nel c.d. procedimento di caratterizzazione ambientale), per accertare la sussistenza dei requisiti, individuati dall’art. 4 del succitato intervento regolamentare, che ne consentano effettivamente l’utilizzo come sottoprodotti senza determinare impatti negativi dal punto di vista ambientale.

Proprio per realizzare la finalità da ultimo menzionata, le analisi rientranti nella caratterizzazione ambientale dovranno evidenziare l’assenza, all’interno delle terre e rocce da scavo, di sostanze e materiali che possano rappresentare una eventuale contaminazione delle stesse.

Effettuate tali analisi, il d.p.r. 120/2017 ha enucleato due differenti processi per l’impiego delle terre e rocce da scavo che siano risultate negative alle analisi di ricerca e verifica delle sostanze contaminanti eventualmente presenti all’interno delle medesime: la Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo (D.A.U.) ex art. 21 ed allegato VI del regolamento ed il Piano di Utilizzo ex art. 9 ed allegato V del medesimo d.p.r.

Concentrando l’attenzione sul primo dei due procedimenti, sfociante nella formazione e conseguente trasmissione della DAU, si può sinteticamente rilevare come l’ambito di operatività di questo è stato delimitato dal regolamento del 2017 ai cantieri di piccole dimensioni (aventi area non superiore ai 6.000 mc) ed ai cantieri che, pur essendo di grandi dimensioni (superiori ai 6.000 mc), non sono comunque soggetti a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

E’ stabilito che il produttore che, all’interno di tali siti, intenda fare utilizzo delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti, sottraendoli pertanto alla qualificazione di rifiuti ed alla conseguente procedura di gestione ed eventuale smaltimento, debba seguire la procedura descritta e, in particolare, inviare la Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo (D.A.U.), anche solo in via telematica e, comunque, almeno 15 giorni prima dell’avvio dei lavori all’interno del cantiere interessato, tanto al Comune del luogo di produzione di tali materiali, quanto all’ARPA che risulti territorialmente competente.

Proprio su tale disciplina si innesta la nota esplicativa, emanata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, del 19 luglio 2018 n. 12021. L’intervento del dicastero, difatti, interviene a risolvere una particolare perplessità, originata poco dopo l’emanazione dello stesso d.p.r., contenente per l’appunto il procedimento sfociante nella DAU.

La questione critica verteva sostanzialmente sulle conseguenze che si sarebbero prodotte nel caso di mancata o tardiva presentazione agli organi competenti, anche solo in via telematica, della Dichiarazione succitata. Seppur vero infatti, che il d.p.r. 120/2017 utilizzi accezioni esplicite per qualificare le formalità di invio documentale come un vero e proprio obbligo, taluni si erano interrogati sulla reale portata di tale obbligo e, più precisamente, sulle eventuali conseguenze in caso di inosservanza dello stesso.

Il Ministero de quo, pronunciandosi sulla questione, ha anzitutto confermato la portata perentoria della disposizione, consolidando la qualificazione, in termini di obbligo, dell’invio della documentazione agli organi competenti, precisazione non particolarmente inedita ma comunque significativa per l’organo da cui promana. Vero aspetto innovativo della nota ministeriale riguarda invece le conseguenze prodotte dal tardivo o, addirittura, mancato invio della documentazione necessaria (rectius: DAU).

Su tale aspetto il Ministero sancisce esplicitamente come tali eventualità determinino, anche solo nella variante meno grave del tardivo invio della Dichiarazione, l’impossibilità di impiegare le terre e rocce da scavo come sottoprodotti, sottraendoli alla relativa disciplina dei rifiuti.

Pertanto il Ministero competente enuncia una interpretazione particolarmente rigida, che determina la qualificazione come rifiuto di tali materie nel caso in cui venga disatteso, anche solo con la tardività dell’invio e non radicalmente con il mancato invio, l’obbligo di fornire la documentazione prescritta, con conseguente assoggettamento delle stesse materie alla disciplina ex art. 7, comma III, d.p.r. 120/2017.

Si può ipotizzare, concludendo, come l’intervento del Ministero sia dettato, nella enunciazione di una interpretazione così drastica, dalla preoccupazione del fattore contaminante presente in tali materie.

Difatti, come detto precedentemente, la DAU segue l’esito delle analisi chimico-fisiche compiute sulle terre e rocce da scavo al fine di verificare l’eventuale presenza di sostanze contaminanti ovvero inquinanti e la rigida presa di posizione ministeriale può essere presuntivamente spiegata con l’interesse a ché materie potenzialmente pericolose per ambiente e salute umana non circolino e vengano impiegate, neppure temporaneamente, in modo tale da eliminare ogni rischio di inquinamento ambientale.

Leggi anche > Disciplina terre e rocce da scavo: il regolamento

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