Omessa comunicazione di sito potenzialmente contaminato

Omessa comunicazione di sito potenzialmente contaminato

AmbientaleDicembre 15, 2018

La normativa del Testo Unico ambientale dispone, all’art. 242 comma 1, che al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell’ inquinamento metta in opera entro 24 ore le misure di prevenzione e ne dà immediata comunicazione secondo la procedura di cui all’art. 304, comma 2, in materia di danno ambientale, quindi al comune, alla provincia, alla regione o alla provincia autonoma nel cui territorio si prospetta l’evento lesivo, nonché al Prefetto della provincia.

Una volta adempiuti tali obblighi, il responsabile dell’inquinamento ambientale deve svolgere un’indagine preliminare allo scopo di accertare il superamento o meno delle concentrazioni soglia di contaminazioni (CSC) e deve comunicarne l’esito al comune e alla provincia competenti per territorio entro 48 dalla precendente comunicazione prevista dal comma 1.

Inoltre la procedura di comunicazione deve trovare applicazione anche all’atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.

L’art. 245 comma 1 pone analoghi obblighi anche a carico del proprietario o del gestore dell’area incolpevoli, ossia non responsabili dell’inquinamento, e prevede che, qualora uno di questi soggetti “rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di contaminazione (CSC) deve darne comunicazione alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente competenti” secondo la richiamata procedura di cui all’art. 242, che a sua volta richiama, come già precisato, l’art. 304, comma 2.

In merito alla nozione di “gestore dell’area” possiamo asserire che essa è da intendersi in senso lato, ricomprendendo qualunque soggetto si trovi con l’area interessata in un rapporto, anche di mero fatto, tale da avere la disponibilità del sito e da consentirgli – e per ciò stesso imporgli – di esercitare una funzione di protezione e custodia: in tal modo, infatti, la giurisprudenza ha definito l’ analoga figura del “titolare di diritti reali o personali di godimento”, anche se ai fini della differente questione dell’ordinanza di rimozione dei rifiuti di cui all’art. 192 comma 3 (Cons. Stato, sez. IV, 13 gennaio 2010, n. 84; T.A.R. Lecce, sez. I, 14 giugno 2016, n. 945).

Resta ora da esaminare in che modo la normativa presidia il corretto adempimento di tali obblighi e ne sanziona la trasgressione.

A tal proposito viene in rilievo l’art. 257 comma 1, che commina la pena alternativa dell’arresto da tre mesi a un anno o dell’ammenda da mille euro a ventiseimila euro “in caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all’art. 242”.
La giurisprudenza ha chiarito che il destinatario del precetto è solo colui il quale cagiona l’inquinamento e omette di dare comunicazione dell’evento inquinante, poiché “se il legislatore avesse voluto fare riferimento nell’art. 257 anche a coloro che non hanno cagionato l’inquinamento, come correttamente rilevato dal ricorrente, non solo avrebbe dovuto menzionare anche questi ultimi quali soggetti attivi del reato, ma necessariamente avrebbe dovuto fare riferimento all’art. 245 (e non art. 242) per individuare l’obbligo di comunicazione gravante su questi ultimi” (Cass. Pen., sez. III, 16 marzo 2011, n. 18503 e, in seguito, Cass. Pen., sez. IV, 8 marzo 2016).

La Corte di Cassazione ha inoltre precisato che il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione da parte dei soggetti indicati dall’art. 245 comma 2 può comunque esporre i medesimi a delle conseguenze, ancorché non di natura penale.

La pronuncia n. 18503 del 2011 ricorda che l’art. 311 comma 2 potrebbe comportare una responsabilità di natura risarcitoria nei confronti dello Stato qualora da tale omissione derivi un danno ambientale, ossia “un qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima”. (nb: nel 2013 è comunque cambiata la formulazione dell’art. 311)

Inoltre, in forza dell’indiretto richiamo dell’art. 245 comma 2 all’art. 304 comma 2 per il tramite dell’art. 242, a giudizio di autorevole dottrina, pare applicabile al proprietario e/o al gestore dell’area incolpevoli la sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore a mille euro né superiore a tremila euro per ogni giorno di ritardo, la quale può tuttavia rappresentare un trattamento sanzionatorio non meno gravoso.

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