individuazione punto campionamento refluo industriale

Punto di campionamento del refluo industriale

AmbientaleDicembre 15, 2018

Con la sentenza Cass. Pen., sez. III, 12 gennaio 2017, n. 1296, la Corte di Cassazione ha chiarito quale deve essere il punto di campionamento del refluo industriale ai fini dell’accertamento del reato di scarico extratabellare di cui all’art. 137 comma 5 TUA.

Nel caso in esame il ricorrente contesta la regolarità del prelievo sostenendo che andava effettuato, secondo quanto dispone l’art. 108 comma 5, nel punto indicato nell’autorizzazione amministrativa, subito dopo l’uscita dallo stabilimento o dall’impianto di trattamento che serve lo stabilimento, e non invece subito dopo l’impianto di trattamento interno dello stabilimento servente una sola linea di produzione, come fatto dagli organi di controllo.

I giudici di legittimità premettono che il motivo di ricorso in oggetto è di assoluto rilievo e riguarda l’esatta interpretazione dell’art. 108 comma 5: sulla base di quanto previsto dal comma 1 del medesimo articolo, ossia “nei casi in cui l’impianto di trattamento di acque reflue industriali che tratta le sostanze pericolose, di cui alla tabella 5 del medesimo allegato 5, riceva, tramite condotta, acque reflue provenienti da altri stabilimenti industriali o acque reflue provenienti da altri stabilimenti industriali o acque reflue urbane, contenenti sostanze diverse non utili ad una modifica o ad una riduzione delle sostanze pericolose, in sede di autorizzazione l’autorità competente ridurrà opportunamente i valori limite di emissione indicati nella tabella 3 del medesimo Allegato 5 per ciascuna delle predette sostanze pericolose indicate in Tabella 5, tenendo conto della diluizione operata dalla miscelazione delle diverse acque reflue”, una corretta interpretazione del successivo comma 5 impone quindi che il punto di campionamento del refluo industriale vada individuato, in caso di confluenza tra acque di processo ed acque di diluizione, sullo scarico proveniente dal ciclo produttivo industriale, e non sullo scarico finale, come già stabilito nella citata sentenza Cass. Pen., sez. III, 25 maggio 2011, n. 24426.

In altre parole, nell’ipotesi di più linee produttive con impianti di trattamento i limiti tabellari non devono essere superati dopo ognuno di essi, oppure dopo l’uscita dello stabilimento solo nel caso in cui esiste un solo impianto di trattamento.

Lo scarico industriale, dunque, deve necessariamente controllarsi alla fine del processo produttivo, prima della sua eventuale diluizione con altri tipi di liquidi; altrimenti diventerebbe uno scarico misto di acque reflue, secondo il richiamato concetto di prevalenza.

Da ultimo, preme ricordare che la Corte ha precisato che pertanto una diversa indicazione contenuta nell’autorizzazione non rileva ai fini dello svolgimento dei controlli di rispetto dei valori-limite di emissione.

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