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Sistemi giuridici smart

Diffusione delle “Smart Cities” e sistemi giuridici “smart”

AmbientaleGennaio 12, 2019

La realtà delle “Smart Cities” si sta diffondendo in tutto il mondo, considerato che le popolazioni si radunano sempre più nelle aree urbane. Secondo i rapporti più recenti delle Nazioni Unite, la maggior parte della popolazione mondiale vive nei territori delle città e, entro il 2050, più del 70% degli abitanti della superficie terrestre abiterà in zone urbane. L’aggregazione di persone in piccoli territori, come le megalopoli, rappresenta un problema per le generazioni presenti e future in termini di problemi di salute, inquinamento, sicurezza o benessere che devono essere affrontati con maggiore efficacia. Pertanto, le leggi e le politiche di pianificazione ambientale e spaziale sono di crescente interesse per i poteri politici e giudiziari. I funzionari pubblici sono, quindi, preoccupati per questioni come il benessere delle persone, l’equilibrio tra vari fattori e le risorse della natura, l’uso efficiente di queste risorse, la coesione e la sostenibilità territoriale, il futuro del mondo in cui viviamo e la garanzia di soddisfare le esigenze delle generazioni future. Di conseguenza, i meccanismi utilizzati per favorire lo sviluppo di “Smart Cities” (che devono essere territori sostenibili, inclusivi e resilienti), come l’uso di nuove tecnologie, dati aperti, monitoraggio e partecipazione pubblica, devono essere adottati anche dai sistemi giuridici nelle aree urbane. Meccanismi giuridici adattivi giocheranno un ruolo chiave per articolare la vasta gamma di elementi tradizionalmente idiosincratici delle città. Strumenti legali adattivi, flessibili, partecipati e percettivi sono il segreto più innovativo per migliorare il futuro della vita delle persone in città più intelligenti (“smart”) e più sostenibili.

Per millenni, un gran numero di esseri umani ha cercato di riunirsi nelle comunità locali, che in seguito sarebbero state trasformate in comunità urbane, fino all’attuale più diffusa e comune realtà dei paesi e delle città. Recentemente, il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-Habitat), mentre preparava la conferenza di Quito “Habitat III”, ha pubblicato il World Cities Report 2016 – Urbanization and Development: Emerging Futures, in cui si descrivono le città come una “forza di aggregazione” nel mondo, considerato che la tendenza della crescita urbana globale “non è nuova, ma implacabile ed è stata contrassegnata da un notevole aumento del numero assoluto di abitanti delle città, da una media annuale di 57 milioni tra il 1990-2000 e 77 milioni tra il 2010 e il 2015. Nel 1990, il 43% (2,3 miliardi) della popolazione mondiale viveva in aree urbane, nel 2015 era cresciuta al 54% (4 miliardi)“. E, in effetti, le proiezioni delle Nazioni Unite indicano che entro il 2050 il 66% della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane.

Di fronte a queste nuove realtà, per quanto riguarda le città, va anche sottolineato che, secondo alcuni recenti indicatori, quasi il 75% delle città del mondo presenta livelli più elevati di disuguaglianze di reddito rispetto a venti anni fa. Questo è stato indubbiamente il frutto dell’aumento della popolazione in tutto il mondo e, contemporaneamente, del radunarsi della popolazione in città sempre più grandi (megalopoli con più di 10 milioni di abitanti): ogni anno sempre più esseri umani scelgono di vivere in città, essendo costretti ad adattare le loro vite a nuove sfide, nuove realtà e continui cambiamenti. Acqua e strutture igienico-sanitarie, alloggi dignitosi, infrastrutture, elettricità, salute, scuole, rifiuti, servizi di polizia, vigili del fuoco, traffico, integrazione sociale, protezione ambientale: negli spazi urbani, piccoli o grandi che siano, sono presenti una miriade di diritti, servizi o beni che sono o dovrebbero essere garantiti e forniti ai cittadini dalle autorità pubbliche. I funzionari locali hanno cercato di utilizzare le “smart city technologies” per ridurre i tassi di criminalità, migliorare la qualità dell’aria, gestire e controllare il traffico stradale, promuovere nuove imprese e start-up attraverso la gestione dei dati, lo sviluppo di infrastrutture municipali o persino lo sviluppo di nuovi piani urbanistici. Uno dei primi esempi di analisi del crimine predittivo è stato il software IBM Predictive, utilizzato dal Dipartimento di Polizia di Memphis; per quanto riguarda la gestione dei dati, il ​​Consiglio comunale di Lisbona, in Portogallo, ha lanciato un open data portal, di nome Lisboa Aberta.

Una delle questioni più rilevanti per analizzare la realtà delle città del futuro è sapere se i sistemi legali e di governance nelle città sono in grado di fornire a ogni abitante e cittadino servizi e protezione adeguati (dai diritti alle amenità o ai beni pubblici), promuovendo al tempo stesso lo sviluppo sostenibile e il benessere nei territori delle città, sempre più popolate, specialmente in questi periodi dove i cambiamenti climatici, sociali e dell’economia stanno mettendo a dura prova più che in passato gli sforzi quotidiani di funzionari pubblici, legislatori, giudici, associazioni e (soprattutto) cittadini.

 

Sistema giuridico e città

Ricordando la massima latina ubi societas ibi jus (dove c’è la società, c’è la legge), oggi è ampiamente accettato che ogni organizzazione sociale abbia bisogno che la legge persista nel tempo. E le città non possono fare eccezione a tale principio. A seconda della legge costituzionale di ogni Stato, le realtà urbane possono essere regolate dalla legge nazionale (a livello federale o statale), regionale o locale, essendo anche possibile che tutti questi strati possano condividere la giurisdizione sulla stessa realtà, sebbene in aree diverse. E persino la legge internazionale o sovranazionale (come la legge europea) può influenzare, in alcuni casi, le città. Inoltre, una volta che la maggior parte della popolazione mondiale si è riunita nelle città, è estremamente probabile che la maggior parte delle problematiche sociali, degli statuti e delle leggi siano legati a fatti e realtà che si verificano nelle aree urbane. Pertanto, la legge e le città saranno sempre indissolubilmente inseparabili. Dalla garanzia dei diritti umani fondamentali, attraverso l’applicazione di strumenti internazionali, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani o le costituzioni nazionali, alle norme nazionali o locali che le autorità, le aziende e i cittadini devono rispettare, le città sono, infatti, molto spesso al centro dell’applicazione (e anche del giudizio) della legge.

Per quanto riguarda il rispetto dei diritti degli abitanti nelle città, in particolare per quanto riguarda le questioni ambientali, deve essere ricordato il recente diritto del pubblico di partecipare ai processi decisionali in base alla Convenzione della Commissione delle economie delle Nazioni Unite per l’Europa (UNECE), sull’accesso alle informazioni, alla partecipazione pubblica al processo decisionale e all’accesso alla giustizia in materia ambientale, che è stato adottato il 25 giugno 1998 nella città danese di Aarhus. La Convenzione di Aarhus è entrata in vigore il 30 ottobre 2001, stabilendo una serie di diritto per i cittadini (gli individui e le loro associazioni) rispetto all’ambiente. Gli Stati che sono parti della Convenzione sono tenuti a prendere le disposizioni necessarie affinché le autorità pubbliche (a livello nazionale, regionale o locale) contribuiscano a far sì che questi diritti diventino effettivi. La Convenzione prevede il diritto per tutti di ricevere informazioni ambientali detenute dalle autorità pubbliche (“accesso alle informazioni ambientali”); il diritto di partecipare al processo decisionale ambientale; e il diritto di rivedere le procedure per contestare le decisioni pubbliche che sono state prese senza rispettare i due diritti summenzionati o la legge ambientale in generale (“accesso alla giustizia”). È, dunque, un sistema per aumentare i legami tra legge, decision-making e persone, una volta che si consideri la sfera pubblica come una rete per comunicare informazioni e punti di vista (cioè opinioni che esprimono atteggiamenti affermativi o negativi).

La connessione tra i sistemi legali e il mondo della vita e, in questo caso specifico, la realtà urbana nei suoi vari elementi come il sociale, l’ecologico o il tecnologico, deve essere assolutamente enfatizzata, considerato che la legge può certamente svolgere un ruolo di catalizzatore per risolvere il problema, anzi i più svariati problemi all’interno delle aree urbane. Un esempio particolare dell’importanza che la legge e la governance possono rappresentare nella vita delle città è il famoso caso giudiziario portoghese RLx 1-Fev.-1957, in cui la Corte d’appello di Lisbona ha confermato l’ordine giudiziario per sospendere i lavori pubblici della metropolitana di Lisbona in un’importante via della capitale portoghese (Avenida Columbano Bordalo Pinheiro), tra la mezzanotte e le 7 del mattino. La ragione di tale sospensione era il funzionamento continuo delle macchine, che disturbava il sonno degli abitanti e il loro “diritto all’esistenza” (previsto nel codice civile e nella Costituzione di quel tempo). Nel 1960 tale decisione fu seguita da una simile, riguardante la costruzione di gallerie per la metropolitana, in cui la Corte d’Appello di Lisbona ribadiva il riconoscimento del suddetto diritto all’esistenza. Vi sono altri casi interessanti di questa connessione tra legge e città in altri paesi del mondo, come ad esempio il caso Mazibuko v. City of Johannesburg, in cui la Corte Suprema locale ha dichiarato come illegale, discriminatoria e ingiusta la politica della città di implementare contatori d’acqua prepagati. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha rivisto le precedenti decisioni dei tribunali di grado inferiore, legittimando l’attuazione di tale politica, ossia l’applicazione di contatori prepagati alle comunità più povere. Lo stesso tema è stato discusso nel Regno Unito, sebbene con un lieto fine, una volta che il Water Industry Act 1999 vietava definitivamente la disconnessione per il mancato pagamento e l’uso di dispositivi di misurazione di prepagamento, dopo una domanda di riesame giudiziario da parte di sei consigli urbani contro il direttore generale dei servizi idrici.

 

Sistemi di governo e città

Dal campo del diritto ai settori della governance, è essenziale a questo punto sottolineare il ruolo che i funzionari pubblici locali (in particolare quelli che sono eletti) svolgono per conformarsi a quei principi e norme che la legge stabilisce per governare territori urbani. Come vengono selezionati i sindaci e i rappresentanti delle città, quali poteri e competenze hanno diritto, quali servizi e diritti i governi locali forniscono e assicurano (trasporti, acqua, elettricità, raccolta rifiuti, ecc.), sono solo alcune delle caratteristiche che possono differire da una città all’altra e che, di fatto, dipendono da fattori storici, culturali o sociali. E le procedure amministrative, le licenze commerciali, industriali o ambientali, la pianificazione e l’uso del suolo sono esempi di ciò che deve essere affrontato dai sindaci e dai loro funzionari, mentre devono essere simultaneamente sottoposti al controllo pubblico. E ogni volta questo scrutinio di riferimento è sempre più severo. Oggi, con l’avanzare delle ICTs, le popolazioni hanno sempre più accesso alle informazioni e alle diverse realtà di altri paesi e altre città. Di conseguenza, è più facile confrontare modelli di governance e indici di economia, benessere o sostenibilità. Pertanto, la letteratura stabilisce un gran numero di criteri per valutare le strutture di governance nelle aree urbane e metropolitane. Dall’efficienza economica alla capacità di bilancio, al coordinamento regionale, alla pianificazione territoriale o all’accesso e alla responsabilità.

Tuttavia, la verità è che negli ultimi tempi i campi dell’accesso e della responsabilità sono stati considerati sempre più essenziali per quanto riguarda la relazione tra funzionari pubblici e cittadini. Ecco perché le politiche sugli Open Data hanno guadagnato così tanti seguaci in alcuni gruppi di sindaci e le loro comunità. E questo nuovo flusso nella governance della città si ferma solo di fronte alle difficoltà causate dalla privacy e dalla protezione dei dati. In merito alla privacy e alla protezione dei dati, va sottolineato che le istituzioni dell’UE hanno recentemente approvato un nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), attraverso il Regolamento (UE) 2016/679, che intende rafforzare e unificare la protezione dei dati all’interno l’Unione Europea. Di fatto, i governi nazionali e locali, in gran parte in Nord America e in Europa, hanno sperimentato la condivisione dei loro dati, ciò che ha generato la diffusione di un vasto numero di applicazioni civiche, la creazione di nuove partnership tra organizzazioni civiche, e anche un maggiore coinvolgimento civico da parte della comunità tecnologica. In effetti, gli Open Data hanno consentito ai governi nazionali e locali di generare infrastrutture cittadine al di fuori delle strutture governative formali, creando nuove possibilità di innovazione e aumentando la condivisione delle informazioni, favorendo la generazione di nuove partnership, più innovazione, più start-up e azione civica. Allo stesso tempo, gli Open Data, la partecipazione pubblica e l’impegno rappresentano strumenti per migliorare la trasparenza e la responsabilità che, pur seguendo le raccomandazioni della Convenzione di Aarhus, stabiliscono anche la relazione tra pubblico ufficiale o rappresentanti e cittadini, dando a questi ultimi maggiori opportunità di affermazione dei loro diritti e rivendicano una migliore visibilità dei servizi governativi.

 

Smart Cities, eque e sostenibili

Cosa sono le “città intelligenti”

Il termine “Smart Cities” è ampiamente considerato come relativo a qualsiasi innovazione basata sulla tecnologia per la pianificazione, lo sviluppo e la gestione delle città. All’interno dell’Unione Europea (UE) il termine smart city ha quasi uno status ufficiale, e il Parlamento europeo ha pubblicato uno studio dal titolo Mapping Smart Cities in the EU, il quale classifica le città in base alle loro prestazioni in termini di governance, prosperità umana, vivibilità, mobilità, economia e ambiente, partendo dal presupposto che l’idea di Smart Cities sia radicata nella creazione e connessione di infrastrutture collegate al capitale umano, al capitale sociale e alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) al fine di generare uno sviluppo economico più sostenibile e una migliore qualità della vita. Secondo lo studio indicato, il Parlamento europeo ha adottato la seguente definizione operativa per “smart city“: una città che cerca di affrontare le questioni pubbliche tramite soluzioni basate sulle ICT sulla base di un partenariato multilaterale, a livello municipale. Tuttavia, altri suggerimenti sono stati proposti, come l’idea che una città è “intelligente”, smart, quando l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) rende le infrastrutture critiche – che includono amministrazione, istruzione, sanità, sicurezza pubblica, gestione immobiliare, trasporti e servizi di pubblica utilità – dei componenti e dei servizi più intelligenti, interconnessi ed efficienti. Un’altra interpretazione interessante si basa sull’idea che una città possa essere definita “intelligente” quando gli investimenti in capitale umano e sociale e le infrastrutture di comunicazione tradizionali (trasporto) e modem (ICT) sono utilizzati per alimentare una crescita economica sostenibile e un’alta qualità della vita, con una gestione oculata delle risorse naturali, attraverso un governo partecipativo. Di fatto, secondo le possibili definizioni presentate, la partecipazione pubblica e la sostenibilità possono essere incluse nel concetto di “smart city” se la c.d. intelligence presente in città (dall’ICT agli Open Data) è usata per migliorare questi indicatori, attraverso soluzioni innovative, aperte e analitiche, disponibili per tutti.

 

Applicazione del concetto di Smart Cities a delle realtà pratiche

Uno dei primi documenti rilevanti del nuovo millennio in questo settore è stato l’Accordo di Bristol (dicembre 2005), che è stato approvato dalla Riunione Ministeriale Informale sulle Comunità Sostenibili in Europa, sotto la presidenza britannica, e consisteva nell’indicazione di otto caratteristiche di una comunità sostenibile e un impegno a condividere studi di casi di buone pratiche. Le caratteristiche di una Smart City sono state individuate nelle seguenti: (1) Attiva, inclusiva e sicura – equa, tollerante e coesa con una forte cultura locale e altre attività comunitarie condivise; (2) Buona Amministrazione – con partecipazione, rappresentanza e leadership efficaci e inclusive; (3) Ben collegata – con buoni servizi di trasporto e comunicazione che collegano le persone a posti di lavoro, scuole, salute e altri servizi; (4) Ben servita – con servizi pubblici, privati, comunitari e di volontariato che sono appropriati ai bisogni delle persone e accessibili a tutti; (5) Sensibile all’ambiente – fornire luoghi di vita alle persone rispettosi dell’ambiente; (6) Fiorente – con un’economia loca fiorente, varia e innovativa; (7) Ben progettata e costruita – caratterizzata da un ambiente di qualità e naturale; (8) Fiera per tutti – compresi quelli di altre comunità, ora e in futuro. L’Accordo di Bristol è stato seguito dalla Carta di Lipsia sulle European Sustainable Cities, sotto la presidenza tedesca dell’UE nel 2007, dove i ministri hanno raccomandato di: (1) fare maggiore uso degli approcci integrati di politica di sviluppo urbano, attraverso: (i) la creazione e la garanzia di spazi pubblici di alta qualità; (ii) la modernizzazione delle reti di infrastrutture e miglioramento dell’efficienza energetica; (iii) l’innovazione proattiva e le politiche educative; e (2) che un’attenzione speciale sia rivolta ai quartieri svantaggiati nel contesto della città nel suo insieme, attraverso (i) il perseguimento di strategie per migliorare l’ambiente fisico, (ii) il rafforzamento dell’economia locale e delle politiche locali del mercato del lavoro, (iii) politiche proattive di istruzione e formazione per bambini e giovani, (iv) la promozione di trasporti urbani efficienti ed economici. Nel 2010 venne approvata la Dichiarazione di Toledo sotto la presidenza spagnola dell’UE, con i seguenti principi: (1) affrontare le attuali sfide urbane e attuare la strategia Europa 2020 realizzando uno sviluppo urbano più intelligente, più sostenibile e socialmente inclusivo; (2) sostenere il proseguimento del processo di Marsiglia e dell’attuazione del Quadro europeo di riferimento per le città sostenibili (RFSC); (3) consolidare un’agenda urbana europea in futuro.

Seguendo queste iniziative, la Commissione europea (CE) ha pubblicato nel 2011 un rapporto intitolato Città del domani – Sfide, visioni, tappe (Cities of tomorrow – Challenges, visions, ways forward) che ha cercato di valutare lo stato dell’arte delle città europee, nonché di contribuire con soluzioni nei seguenti temi: (1) verso una visione europea della città di domani; (2) un modello di sviluppo urbano europeo minacciato; (3) le principali sfide per le città di domani; e (4) governance: come rispondere alle sfide. Tra le sue conclusioni, va sottolineato l’accento sull’adozione di un approccio coerente a strategie di crescita intelligente, inclusiva e verde, e una volta che l’esclusione sociale e l’aumento della segregazione spaziale interesseranno un numero crescente di regioni e città, i governi (in particolare quelli locali) dovrebbero dare un’attenzione particolare ai quartieri svantaggiati per favorire una maggiore uguaglianza. La rilevanza delle politiche urbane viene quindi dimostrata attraverso la scelta di introdurre nella Strategia Europa 2020 il tema dello sviluppo urbano sostenibile come ambito di intervento prioritario.

Sebbene l’UE abbia sviluppato una vasta gamma di soluzioni di “soft-law” per promuovere la sostenibilità e lo sviluppo urbano inclusivo, la Banca Mondiale ha anche rilasciato documenti rilevanti in questo settore, come Cities and Climate Change: An Urgent Agenda, nel 2010. Inoltre, il World Economic Forum ha creato il Global Agenda Council Future of Cities Progress (2014-2015), che ha pubblicato la Top Ten Urban Innovations: (1) (Digitally) Re-Programmable Space; (2) Waternet: Internet of Pipes; (3) Adotta un Albero attraverso il tuo Social Network; (4) Gli umani aumentati: la prossima generazione di mobilità; (5) Co-Co-Co: co-generazione, co-riscaldamento, co-raffreddamento; (6) Città condivisa: liberare capacità di riserva; (7) Mobilità su richiesta; (8) Medellin Revisited: Infrastruttura per l’integrazione sociale; (9) Smart Array: Intelligent Street Poles come piattaforma per il rilevamento urbano; (10) Agricoltura urbana: verdure verticali. Allo stesso tempo, l’iniziativa dell’UN-Habitat’s Cities and Climate Change Initiative (UN-Habitat per le città e il cambiamento climatico, CCCI) continua a cercare di migliorare le attività di preparazione e mitigazione delle città nei paesi in via di sviluppo, al fine di promuovere il benessere e l’uguaglianza nei territori urbani, che continua a essere una vera sfida in questi giorni. Di fatto, il già citato World Cities Report 2016 dell’UN-Habitat e il lancio della “City Prosperity Initiative” – ​​che mira a promuovere approcci innovativi alla governance e alla gestione urbana per aiutare i leader metropolitani a guidare le loro città verso futuri urbani prosperi economicamente, socialmente, politicamente ed economicamente – sono esempi del lavoro sviluppato da questo programma delle Nazioni Unite.

Anche i paesi nazionali stanno attuando strategie per promuovere lo sviluppo urbano sostenibile. Un recente sforzo globale di collegamento tra legge, governance e città è stata la Strategia portoghese per le città sostenibili 2020, che è stata approvata dalla Risoluzione del Consiglio dei Ministri n. 61/2015, del 16 luglio. Sulla base degli strumenti giuridici e politici internazionali ed europei precedentemente pubblicati, la strategia di riferimento raccomanda l’applicazione da parte dei governi nazionali e locali di soluzioni per informare e integrare i cittadini nella progettazione e implementazione di misure di sostenibilità ed efficienza urbana, rendendo le città in grado di essere più sostenibili più resiliente e più ecologico, dove governance e cittadinanza raggiungono livelli di eccellenza elevati seguendo linee analoghe alle recenti norme ISO 37120: 2014 – Sviluppo sostenibile delle comunità Indicatori per i servizi urbani e la qualità della vita, e ISO 37101: 2016 – Sviluppo sostenibile nelle comunità – Sistema di gestione per lo sviluppo sostenibile – Requisiti con indicazioni per l’uso, che rappresentano un importante passo avanti nella misurazione degli indicatori di sostenibilità nelle comunità urbane.

Questa strategia presenta le città come sistemi estremamente complessi, riunendo nello stesso spazio una molteplicità di attori, beni e attività, che interagiscono con ciascuna in una profusione di flussi e interscambi. Di conseguenza, stabilire il modo in cui le città operano è una questione sempre più fondamentale per migliorare le prestazioni dei sistemi urbani e mitigare gli effetti dell’impronta urbana sull’ambiente e sulla vita delle persone. In questo senso, la citata Strategia suggerisce: maggiore prosperità; più resilienza; più salute; più giustizia; più connessione; e più cognizione nelle città. In effetti, basando le loro idee sul tema impegnativo della resilienza, alcuni autori hanno cercato di suggerire soluzioni e metodologie, a livello di servizi legali e governance, al fine di migliorare la c.d. resilienza socio-ecologica, che potrebbe essere brevemente definita come la capacità di un sistema di resistere a un disturbo e mantenere gli stessi processi e strutture di base, affrontando il cambiamento e continuando a svilupparsi.

Da una prospettiva socio-ecologica, dovrebbe essere possibile dare agli abitanti la possibilità di partecipare a diversi processi, come la pianificazione, le decisioni del governo e il processo legislativo in città, al fine di migliorare il benessere e la qualità socio-ecologica. Una volta che la capacità delle città di costruire la resilienza socio-ecologica e la capacità adattativa dipenderà, almeno in parte, dal sistema e dalle strutture legali che modellano e vincolano le città, alcuni autori suggeriscono un nuovo paradigma, che chiamano “legge adattativa” (Adaptive Law), per sostituire le caratteristiche del sistema legale che sono solitamente viste come interrelazioni rigide e ignoranti tra i sistemi sociali ed ecologici, enfatizzano le regole prescrittive di front-end e generalmente non sono attrezzate per adattarsi a cambiamenti rapidi e inaspettati. Pertanto, si pone la proposizione dell’attuazione di nuovi meccanismi di legge e governance, seguendo le stesse caratteristiche della pianificazione adattiva, che è “un processo iterativo e in evoluzione per identificare gli obiettivi e prendere decisioni per azioni future che sono flessibili, per contemplare l’incertezza e i molteplici possibili scenari, includere cicli di feedback per modifiche frequenti ai piani e alla loro implementazione e costruire capacità di pianificazione e gestione per adattarsi ai cambiamenti. Pianificazione che cerca di adattarsi alla complessità di sistemi e attori, alle condizioni di incertezza e imprevedibilità e dinamismo di ambienti caratterizzati da instabilità e rapidi cambiamenti non lineari” [Craig Anthony (Tony) Arnold, “Adaptive Watershed Planning and Climate Change“, in Environmental & Energy Law & Policy Journal 5 (2010), p. 440].

Contemporaneamente, altri autori affermano che, sebbene non sia omogenea nelle sue conclusioni, la letteratura sulla resilienza concorda ampiamente sui seguenti fattori e condizioni: 1. Flessibilità nei sistemi sociali e nelle istituzioni per affrontare i cambiamenti; 2. Apertura delle istituzioni in modo da favorire la diffusione di partenariati, non da ultimo nel processo decisionale e amministrativo locale; 3. Efficacia della governance multilivello; 4. Strutture sociali che promuovono l’apprendimento e l’adattabilità senza limitare le opzioni per lo sviluppo futuro. Questi meccanismi flessibili, adattivi e aperti sono, infatti, caratteristiche essenziali che la legge e la governance devono avere se intendono giocare un ruolo rilevante nella costruzione di città più intelligenti.

 

Conclusioni

Essere adattivi non è altro che essere intelligenti, percettivi o reattivi. Con la realtà dei “big data“, dei social media e dei continui cambiamenti di una società in rapido movimento e di un ambiente estremamente incerto, legislatori e decisori devono essere più consapevoli di prima di ciò che accade intorno a loro. Perché le persone che vivono nelle città intelligenti vogliono risposte rapide e precise alle loro domande e problemi quotidiani. Seguendo le parole di Benjamin Cardozo, che era un giudice associato della Corte Suprema degli Stati Uniti dal 1932 al 1938: “I principi e le regole esistenti possono darci la nostra posizione attuale, i nostri orientamenti, la nostra latitudine e longitudine. La locanda che ci protegge per la notte non è la fine del viaggio. La legge, come il viaggiatore, deve essere pronta per il domani. Dovrà avere un principio di crescita” [Benjamin N. Cardozo, The Growth ofthe Law (New Haven, Conn.: Yale University Press, 1948), 19-20]. Pertanto, i sistemi legali e i modelli di governance delle aree urbane devono essere sempre pronti a crescere, evolversi e adattarsi ai cambiamenti e alle incertezze. Essere intelligenti, flessibili, aperti, multilivello e capaci di apprendere con sistemi di feedback dalla società e dalla natura, utilizzando nuovi meccanismi legali e decisionali, è il segreto per il legislatore e i funzionari pubblici per rispondere meglio ai bisogni della popolazione e fornire loro la migliore qualità di servizi urbani e garantendo loro il massimo livello di benessere che tutti gli esseri umani meritano.

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