valutazione incidenza

La valutazione di incidenza ex art. 5 Dpr 357/1997

Di fronte al TAR del Friuli è stata portata una questione relativa alla valutazione di incidenza ex art. 5 D.P.R. n. 357/1997. In particolare, è stato esposto dalla società ricorrente di non aver avuto parere favorevole sulla valutazione, benché fosse stato presentato un progetto agricolo che rispondeva ai dettami dei piani regolatori urbanistici locali.

La Prima Sezione del Tribunale Amministrativo si è pronunciata con la sentenza n. 101 in data 23 marzo 2017. Si è disposto infatti che ai fini della valutazione di incidenza in oggetto, la conformità urbanistica del progetto non è pertinente.

L’istituto invero, è finalizzato alla conservazione dell’habitat e delle specie naturali presenti nel sito di particolare valenza naturalistico-ambientale (come è la zona dove il progetto agricolo doveva avere luogo, le lande carsiche).

Pertanto, anche un intervento edilizio completamente in regola dal punto di vista edilizio-urbanistico potrebbe non ben rapportarsi alle esigenze di conservazione ambientale del sito.

Il parere negativo della Regione Friuli è adeguato e motivato: la zona carsica in questione ha una ricca fauna, non viene sottoposta ad attività agricole da decenni ed andrebbe ad intaccare la flora autoctona.

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (5 votes, average: 4,80 out of 5)
Loading...
inquinamento delle acque

Inquinamento delle acque

Si tratta di una materia assai vasta, che ricomprende la difesa del suolo, la gestione delle risorse idriche e l’inquinamento idrico.

Gli obiettivi della tutela sono la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento delle acque, la protezione delle acque con destinazione particolare ed la sostenibilità delle risorse idriche.

La normativa statale sull’inquinamento delle acque è desumibile dalla parte terza del D.lgs 152/2006.

Il Testo Unico ambientale ha abrogato molti provvedimenti, ma ne ha mantenuto quasi totalmente i contenuti.

Per ciò che riguarda le risorse idriche, si definisce “sistema idrico integrato” l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili.

La normativa pone particolare attenzione sul “ciclo integrato delle acque”, a partire dalla sua captazione per differenti usi, fino alla restituzione ai corpi ricettori, il tutto organizzato nell’ambito di un territorio omogeneo, l’”Ambito Territoriale Ottimale” (A.T.O.).

La difesa del suolo, che comprende anche la fruizione del patrimonio idrico e la tutela degli aspetti ambientali, prevede la suddivisione del territorio in “distretti idrografici”.

Per ciascuno di questi si deve predisporre un “Piano di gestione” che riguardi le valutazioni sullo stato di qualità dei bacini idrografici (ogni distretto è composto da diversi bacini) ed eventualmente i provvedimenti necessari.

I bacini possono essere di rilievo nazionale, interregionale e regionale.

Una disciplina importante è stata introdotta nel 1998 in seguito al disastro franoso del Sarno: inizialmente prevista solo per la Regione Campania, le misure urgenti di prevenzione dal rischio idrogeologico hanno finito per regolare la disciplina sull’intero territorio nazionale (L. n. 267/1998).

Diversi decreti sono stati promulgati per la problematica relativa all’inquinamento delle acque, che sono stati perlopiù assorbiti all’interno del Testo Unico. La tutela viene ricercata attraverso la fissazione dei limiti agli scarichi con il fine di garantire determinate soglie di qualità per il corpo idrico (tenendo conto che esistono comunque dei limiti minimi inderogabili per le sostanze pericolose ex art. 101 del D.lgs 152/2006).

Particolare attenzione va rivolta a quelli che si definiscono corpi idrici significativi, ovvero quelli che vengono tenuto sotto attento monitoraggio, che sono individuati nell’Allegato 1 del Testo Unico (uno di questi sono i corpi idrici sotterranei per esempio).

I parametri vengono rilevati sulla base dell’acqua, del biota e dei sedimenti.

Un’altra disciplina importante riguarda gli scarichi, per i quali è previsto un doppio canale di controllo:

tabellare, dove in base alla provenienza degli scarichi abbiamo limiti diversi che peraltro non possono essere superati, assurgendo così a valori inderogabili.

-a livello regionale con il “Piano di Tutela delle Acque”, a mezzo del quale si prefiggono degli obiettivi di qualità, da cui poi si farà dipendere la scelta dei limiti sulle concentrazioni di sostanze, nonché l’identificazione dei carichi massimi ammissibili nei corpi idrici ricettori.

Si prevede un numero minimo di controlli sugli effluenti risultanti dalla depurazione di acque reflue urbane, sulla base delle dimensioni dell’impianto in questione.

Vengono fatti dei prelievi di campioni di acqua sempre a monte dello scarico che verranno poi confrontati con i limiti individuati dalle tabelle nell’Allegato 5 del D.lgs 152/2006.

L’eventuale superamento è punibile con una sanzione amministrativa da € 3.000 a €30.000, con delle aggravanti (per esempio nel caso in cui le violazioni avvengano in aree con risorse idriche destinate al consumo umano).

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (4 votes, average: 4,75 out of 5)
Loading...
inquinamento odorigeno

Inquinamento odorigeno

Ad oggi non esiste in Italia una normativa statale che preveda disposizioni specifiche e valori limite in materia di inquinamento odorigeno.

La legittimità di questo tipo di emissioni viene valutata sulla base del criterio della “stretta tollerabilità”, riconducendo la materia al “getto pericoloso di cose”, fattispecie prevista dall’art. 674 del codice penale.

Tale norma dispone che “chiunque […] provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.

Per la sussistenza del reato, tuttavia, non basta il semplice disturbo, ma è richiesto che l’emissione abbia una potenzialità nociva, ossia possa dirsi presumibilmente diretta ad imbrattare o molestare persone.

L’orientamento maggioritario è stato prima asserito da una sentenza della Corte di Cassazione del 2008 n. 2745, ed è stata confermata da un’altra sentenza della Suprema Corte n. 2240 del 18 gennaio 2017.

Quest’ultima pronuncia dispone che per provare l’attitudine concreta delle sopraddette emissioni a molestare i singoli individui appartenenti alla collettività, il giudice può trarre elementi utili per ritenere sussistente il reato anche solo verificando l’apprezzamento diretto delle conseguenze degli odori su un numero ridotto di persone, anche se altre non le abbiano percepite e senza che sia necessario un accertamento tecnico.

Il giudizio sull’esistenza e sulla non tollerabilità delle emissioni di odori può ben basarsi allora su dichiarazioni di testimoni, specie se a conoscenza dei fatti, che consistano oggettivamente a quanto percepito dai dichiaranti.

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (4 votes, average: 4,75 out of 5)
Loading...
inquinamento del suolo

Inquinamento del suolo

Le prime fonti normative di tutela del suolo risalgono agli inizi del secolo scorso (il r.d.l. n. 3267 del 30 dicembre 1923) e riguardano la protezione dell’assetto idrogeologico del suolo, a fini ovviamente di conservazione del medesimo e di prevenzione di eventi quali frane, cedimenti, inaridimento o addirittura desertificazione.

Tale materia è ora disciplinata ampiamente dalla Parte Terza del Codice dell’Ambiente ed è ovviamente integrata con la tutela degli aspetti per lo più quantitativi delle acque superficiali e sotterranee.
Le principali norme in tema di tutela del suolo da fenomeni di inquinamento sono invece contenute nella Parte Quarta, perciò congiuntamente alla disciplina della gestione dei rifiuti, poiché le più frequenti ipotesi di contaminazione del suolo sono infatti da ricondursi ad attività illecite di deposito, scarico o interramento di rifiuti.

Oltre quindi al vasto corpo normativo in merito alle condizioni, ai limiti e alle prescrizioni per lo svolgimento di attività di gestione e soprattutto di smaltimento tramite discarica di rifiuti, viene previsto dagli artt. 242 e seguenti l’obbligo per il responsabile dell’inquinamento del suolo di provvedere alla bonifica, ossia alla decontaminazione, e viene predisposto un articolato sistema di norme che detta le procedure da seguire anche per i casi in cui il responsabile non provveda ovvero non sia individuabile.

Perché possa dirsi di essere in presenza di un caso di inquinamento del suolo, occorre prima verificare se il livello di concentrazione degli inquinanti riscontrato a seguito di analisi del suolo sia al di sopra, anche per un solo parametro, delle “concentrazioni soglia di contaminazione” (CSC) riferite alla specifica destinazione d’uso, il cui superamento comporta la qualificazione di sito solo “potenzialmente inquinato”.

In caso di esito positivo, devono allora essere espletate le operazioni di caratterizzazione e di analisi del rischio sito specifica per la determinazione in concreto delle concentrazioni soglia di rischio (CSR): qualora i risultati dei rilievi svolti dimostrino che le concentrazioni dei contaminanti presenti siano superiori anche alle CSR, il sito è da ritenersi contaminato e si deve pertanto procedere agli interventi di bonifica.

Il settore dell’inquinamento del suolo è forse quello in cui è più accentuata la finalità ripristinatoria del diritto ambientale, dal momento che prevede procedimenti amministrativi autorizzativi a monte delle attività potenzialmente inquinanti e procedimenti amministrativi per così dire a valle, ossia di esecuzione, a contaminazione già avvenuta, delle operazioni atte a eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o, quanto meno, a ridurre le concentrazioni delle stesse ad un livello uguale o inferiore ai valori delle CSR.

La finalità ripristinatoria è stata di recente rafforzata con la fattispecie delittuosa di omessa bonifica di cui all’art. 452-terdecies c.p., la quale presenta rispetto all’ipotesi contravvenzionale di cui all’ art. 257 del D.lgs. 152/2006 una cornice edittale più severa e un ambito di applicazione comunque più esteso, pur tenendo conto dei correttivi proposti in sede ermeneutica dalla dottrina per esigenze di coerenza e razionalità del sistema.

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (5 votes, average: 4,80 out of 5)
Loading...
art. 733-bis c.p. aree naturali protette

Aree naturali protette e art. 733-bis c.p.

L’art. 733-bis punisce con la pena congiunta dell’arresto e dell’ammenda chiunque distrugga un habitat all’interno di un sito protetto ovvero lo deteriora in modo irreversibile.

La terza sezione della Suprema Corte ha indicato, con la sentenza n. 14779 del 24 marzo 2017, l’ambito di applicazione dell’articolo summenzionato.

In particolare, con habitat all’interno di un sito protetto si considerano non solo i parchi nazionali, le riserve naturali statali e regionali, ma in generale qualsiasi area che sia classificata come zona a tutela speciale sulla base della direttiva 2009/147/CE o come zona speciale di conservazione sulla base della direttiva 92/43/CE.

Nel caso preso in esame dalla Corte di Cassazione, il Tribunale aveva ritenuto che l’area in questione avesse solamente natura agricola e, di conseguenza, che non necessitasse di preventive autorizzazioni.

Tuttavia l’area in oggetto aveva caratteristiche di habitat potenziale 6510 che invece avrebbe richiesto una valutazione preventiva sotto il profilo della compatibilità paesaggistica.

In questo senso, non si poteva considerare il sito come agricolo “libero”, ma “condizionato”: questo perché è inserito in un’area tendente alla creazione di un habitat naturale.

L’attività contestata era un’aratura seguita dal taglio dell’erba, che non rientra tra le fattispecie ex art. 149 del Dlgs. 42/2004 non soggette ad autorizzazioni. Queste sono ad esempio interventi di manutenzione che non alterino lo stato dei luoghi oppure interventi di natura agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi o l’assetto idrogeologico del territorio.

Ed infatti nel caso in esame l’attività agro-silvo-pastorale ha certamente comportato un’alterazione permanente dello stato dei luoghi, e perciò imponeva l’autorizzazione paesaggistica.

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (5 votes, average: 4,80 out of 5)
Loading...
1 63 64 65 66 67