0
stimolazione transcranica

BCI e stimolazione transcranica: le implicazioni giuridiche

Il progresso neuroscientifico permette di comprendere chiaramente molti processi del cervello umano rivelando le attitudini individuali e le risposte agli stimoli grazie all’utilizzo delle tecniche di imaging cerebrale. Esse permettono di osservare il cervello in azione, ricostruendo i processi cognitivi ed emotivi e misurando la risposta dei neuroni agli stimoli esterni.

La EEG (Elettroencefalografia) rappresenta una grande opportunità per analizzare questi processi grazie alla sua bassa invasività e alla sua alta risoluzione temporale che la rende particolarmente adatta a misurare la risposta degli individui agli stimoli. I progressi raggiunti nelle tecniche di imaging cerebrale hanno portato alla progettazione e commercializzazione di dispositivi low cost che sono in genere indicati con il termine Tecnologie Cognitive. Tra queste: i dispositivi a Interfaccia Cervello Computer (BCIs) permettono di decifrare la condizione dello stato mentale reale di un individuo senza filtri di linguaggio o sensoriali; e gli strumenti di Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) i quali danno la possibilità di trasformare questi segnali in input per il cervello, come i comandi che possono essere eseguiti da un’altra persona.

BCI e TMS

Un sistema di Interfaccia Cervello Computer (BCI) consiste in una “cuffia”, cioè un canale di connessione (come un cavo o una connessione Bluetooth/Wi-Fi) a un’unità di elaborazione (un computer). La cuffia, fornita di uno o più sensori a secco o umidi posizionati sul cuoio capelluto di un individuo, permette di raccogliere i dati celebrali e inviarli all’unità di elaborazione dove i dati vengono registrati e analizzati per rilevare la risposta a uno stimolo o per interpretarli come comandi.

Queste cuffie possono anche essere utilizzate in coppia con i dispositivi di stimolazione transcranica i quali permettono di realizzare una comunicazione bi-direzionale tra il cervello e la macchina o tra due individui. Quando parliamo di TMS, facciamo riferimento a un sistema che stimola i neuroni nel cervello tramite una induzione elettromagnetica.

Proprio perché non si tratta di dispositivi invasivi, essi usano un campo magnetico per indirizzare la corrente elettrica verso una piccola zona del cervello attraverso una spirale (un generatore di campi magnetici, posti sul cuoio capelluto o vicino la testa dell’individuo). A questo punto, uno stimolatore viene connesso alla spirale ed esso induce una corrente elettrica variabile. Il campo magnetico prodotto è orientato ortogonalmente al piano della spirale accanto al cranio inducendo, in questo modo, una corrente opposta che agisce sulle cellule nervose come una corrente applicata direttamente alla superficie corticale.

È bene precisare che è difficile modellare il percorso della corrente dal momento che il cervello ha forme irregolari. Generalmente, le spirali della TMS hanno la forma del numero otto e forniscono un campo magnetico che influenza la superficie del cervello. In ogni caso, il campo magnetico indotto non è in grado di penetrare il cervello più di cinque o sei centimetri, per questo motivo la TMS è considerata sicura se utilizzata propriamente e sotto controllo medico ed esperto.

Le tecnologie BCI e TMS sono al centro delle ricerche e tra gli studi circa le loro possibili applicazioni, alcune riguardano la possibilità di realizzare le comunicazioni uomo-uomo. Nello specifico, gli studiosi hanno dimostrato che una persona che indossa un dispositivo BCI può trasferire un comando a un secondo individuo che è sotto l’influenza di un dispositivo TMS, realizzando una sorta di processo telepatico mediato dalla tecnologia.

Per fare un esempio, durante un esperimento venne chiesto a un ricercatore che indossava un BCI e che sedeva di fronte a un video game, di pensare di premere un bottone che avrebbe sparato un colpo. In un’altra stanza, un altro ricercatore che non aveva davanti lo schermo del gioco e che indossava un dispositivo TMS, ricevette lo stimolo di muovere il dito e premere il bottone. Che cos’era successo? La combinazione del BCI basato sull’Elettroencefalografia (EEG) e il TMS hanno permesso il trasferimento del messaggio direttamente da un cervello ad un altro: la spirale del TMS aveva stimolato la corteccia motoria per permettere il movimento del dito, interpretando così l’intenzione del movimento percepito dal BCI e trasmesso tramite Internet.

 

Possibili minacce dell’uso di BCI e TMS

Uno dei temi più importanti relativi all’uso delle tecnologie BCI e TMS riguarda sicuramente la protezione dei dati. I dispositivi di cui si è parlato sopra, quando vengono utilizzati insieme, possono provocare una violazione del corpo e della volontà di un individuo. Non possiamo, infatti, non pensare alla possibilità di indurre un individuo a rivelare inconsciamente e contro la sua volontà le sue preferenze o inclinazioni, se non perfino a fare dei gesti, movimenti o azioni alle quali normalmente sarebbe contrario. Questi sono esempi di uso improprio di BCI e TMS dato che la possibilità di realizzare un sistema invasivo non è poi così remota.

Tuttavia, i possibili abusi relativi a queste tecnologie oggi fanno parte di scenari realizzabili ma che ancora appartengono al futuro; è importante comunque cercare da adesso una soluzione a livello giuridico che permetta ai giuristi e ai legislatori non solo di capire le frontiere della ricerca tecnologica, ma anche di anticipare possibili minacce, proteggere gli individui dagli abusi, e i sistemi giurisdizionali dai fallimenti e dai rischi relativi a un intervento tardivo.

 

Implicazioni giuridiche

Per capire quanto sia importante la presenza di un sistema legale nel campo delle tecnologie cognitive e neurali è bene citare qualche esempio. A Sassari, per esempio, la moglie di un paziente che soffriva di SLA aveva chiesto di poter essere nominata amministratrice di sostegno del marito, in modo tale da poter interpretare le sue volontà tramite un dispositivo tecnologico.

Il Giudice tutelare però negò la richiesta dichiarando che, grazie alle tecnologie che stava usando per comunicare, suo marito era capace di auto-determinarsi. Infatti, se gli strumenti tecnologici possono essere considerati adatti a realizzare una comunicazione effettiva e credibile direttamente dal cervello, la volontà espressa attraverso il mezzo deve essere considerata attribuibile al soggetto.

Il Giudice aveva adottato questa interpretazione e dopo decise per la presenza di due testimoni adulti durante l’uso dell’apparecchiatura, quando veniva espressa la volontà del paziente. Ma quando la volontà espressa attraverso strumenti biomedici può assumere rilevanza legale? Il dibattito per rispondere a questa domanda è ancora aperto e la correlazione tra disabilità fisica e BCI è oggetto di continue ricerche.

 

Dal punto di vista costituzionale?

 Per la Costituzione italiana, la libertà è un diritto inviolabile, anche quando essa è negata per impedimenti fisici. L’articolo 13 Cost., al comma 2, dichiara che “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1, 2] e nei soli casi e modi previsti dalla legge [cfr. art. 25 c. 3]”. In questo caso, bisogna considerare l’inciso “né qualsiasi altra restrizione personale” che include la libertà d’espressione. Inoltre, i citati articoli 111 co. 1 e 2 e il 25 co. 3 non regolano la restrizione personale dovuta a condizioni mediche.

Forzare un’interpretazione della volontà di un paziente potrebbe essere considerata una violenza morale (sarebbe contro l’articolo 188 c.p.p.) mentre il paziente è in uno stato di immobilità temporanea perché le tecniche neuroscientifiche includono diversi tipi di immobilizzazione (come quella che avviene durante la “scansione” del cervello). Proprio l’articolo 188 c.p.p. afferma che “Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona interessata, metodi o tecniche idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti”.

Anche l’articolo 27 della Costituzione esclude che le pene possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, mentre l’articolo 2 e in parte l’articolo 3 dichiarano l’importanza dello sviluppo della persona umana e della sua personalità, con riferimento sia alla componente fisica che quella psicologica. Inoltre, l’articolo 32 co. 2 stabilisce il rispetto per la persona umana come limite ai trattamenti medici obbligatori e l’articolo 21 riconosce la libertà di espressione attraverso tutti i mezzi a disposizione, mentre gli articolo 35, 36 e 37 riconoscono il diritto di un lavoratore a un’esistenza libera e dignitosa collegata, in qualche modo, alle facoltà intellettive. Tutti questi articoli possono essere applicati nel caso delle tecnologie cognitive.

Ma il diritto all’integrità personale fisica e mentale è protetto anche a livello europeo. Si pensi all’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali secondo il quale “Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”, o l’articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, secondo cui “Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza”.

La neuroscienza ha poi anche un grande impatto nel campo neuro-forense, laddove BCI e TMS possono introdurre degli strumenti per produrre prove. Le tecniche neuroscientifiche possono, infatti, essere utilizzate in modi diversi: per chiedere i danni biologici, nel contesto del diritto di non soffrire inutilmente, per conoscere la volontà in caso di impossibilità nell’esprimerla, per la determinazione della morte cerebrale, e anche per sapere se una persona desidera disconnettersi dal dispositivo BCI.

Se utilizzato come prova durante un processo, un test neuroscientifico implica un’intrusione fisica e psicologica, così che anche in questo caso la libertà personale dovrebbe essere tenuta in considerazione e bilanciata con i principi costituzionali che statuiscono che ognuno ha il diritto di difesa e di prova per il diritto a un giusto processo regolato dalla legge.

In ogni caso, i vari sistemi giuridici devono essere molto cauti nell’adozione di queste tecniche e dovrebbero indirizzare il problema con un approccio interdisciplinare, prendendo in considerazione tutte le possibili implicazioni e gli effetti sulla persona.

Regolamenti medici

In determinati settori, però, dove le tecnologie BCI e TMS sono molto usate, sono stati adottati dei regolamenti specifici. Nel settore sanitario, per esempio, questi dispositivi sono stati raggruppati in base alla complessità e al rischio potenziale per il paziente. Questa classificazione dipende dall’uso indicato dal produttore del dispositivo ed era inizialmente regolato dall’allegato IX del Decreto Legislativo n. 46 del 24 Febbraio 1997.

Recentemente, la classificazione è stata revisionata dal Regolamento sui dispositivi medici 745/2017 (MDR) prendendo in considerazione anche la risoluzione del Consiglio Europeo del 7 Maggio 1985 dove l’Unione Europea ha adottato un nuovo approccio per rimuovere le barriere tecniche per il commercio all’intero mercato interno. Il sistema garantisce che gli stessi requisiti essenziali siano obbligatori in ogni Paese dell’Unione e che la conformità è confermata dalla presenza del marchio CE sul prodotto e dalla dichiarazione di conformità con la direttiva.

Per quanto riguarda la protezione dei dati, anche i dati raccolti dalle tecniche di imaging del cervello sono da considerare sensibili perché provengono dagli individui e potrebbero orientare i trattamenti medici o i mercati farmaceutici.

Infine, nel campo della Finanza la Direttiva sugli strumenti finanziari (MiFID) fornisce delle linee guida per controllare, in generale, l’applicazione degli strumenti di intelligenza artificiale nel settore finanziario. In Italia, questa direttiva con le conseguenti modifiche è stata recepita attraverso il Decreto Legislativo 58/98 modificato dal successivo Decreto Legislativo 129/2017 e dai regolamenti della Consob in vigore dal 3 gennaio 2018.

Esso richiede che i prodotti finanziari siano progettati in relazione al target specifico dei consumatori, basato sui bisogni, rischi, capacità finanziarie. Ciò significa che le aziende finanziarie hanno bisogno di raccogliere enormi quantità di dati relativi ai comportamenti dei consumatori. Questi dati vengono poi raccolti attraverso dei questionari e, più recentemente, attraverso diverse tecnologie cognitive.

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (3 votes, average: 4,67 out of 5)
Loading...

Lascia un commento

Your email address will not be published.