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agricoltura sociale e legge 141 2015

Agricoltura sociale: analisi normativa e delle opportunità

Il Decreto attuativo n. 12550 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 dicembre 2018, dopo un’attesa durata 4 anni, ha stabilito i requisiti minimi e le modalità relative alle attività di agricoltura sociale di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 141/2015.

Le attività di agricoltura sociale quindi, rientrano nel regime di maggior favore (giustappunto quello forfettario) connesse alle attività agricole.

Ma che cosa si intende per agricoltura sociale? Con questa espressione si fa riferimento, in generale, a tutte quelle attività esercitate dall’imprenditore agricolo e finalizzate allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, sociosanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo, in ottica di valorizzazione di bioeconomia e sviluppo sostenibile.

Il Decreto n. 12550 ha dato seguito a quanto enucleato dalla Legge n. 141/2015 entrata in vigore il 23 settembre 2015 recante “Disposizioni in materia di agricoltura sociale”.

La legge 141/2015, pensata principalmente per dare spinta e slancio al segmento agricolo, nonché al contempo promuovere la responsabilità sociale di impresa, all’art. 2 comma I, definisce testualmente che per agricoltura sociale si intendono le attività esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, in forma singola o associata, dirette a realizzare:

a)inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati, molto svantaggiati e disabili, definiti ai sensi dell’articolo 2, numeri 18), 19) e 20), del regolamento (CE) n. 800/2008della Commissione, del 6 agosto 2008, di soggetti svantaggiati di cui all’articolo 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni, e di minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale;

b)prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali mediante l’utilizzazione delle risorse materiali ed immateriali dell’agricoltura (inclusa la Smart Agriculture, agricoltura di precisione) per promuovere, accompagnare e realizzare azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana.

Rientrano nelle attività sociali e di servizio per le comunità locali, in particolare, le attività di:

  • accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare (agri-nido e agri-asilo);
  • accoglienza e soggiorno di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica;

c)prestazioni e servizi terapeutici che affiancano e supportano le terapie della medicina tradizionale, finalizzati a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati anche attraverso l’ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante;

d)progetti finalizzati all’educazione ambientale e l’ educazione alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale.

Il D.M. 12550/2018 chiarisce che queste attività sono esercitate da imprenditori agricoli e sono riconosciute come attività di agricoltura sociale purché vengano svolte regolarmente e con continuità, anche se con carattere stagionale.

Inoltre, ciascuna Regione provvederà a fissare i termini per garantire la continuità delle attività e dei progetti di agricoltura sociale.

Ove sia previsto da specifiche norme di settore, poi, le diverse attività devono essere svolte in collaborazione con i servizi sociosanitari e con gli Enti pubblici competenti per territorio.

Il D.M. 12550/2018 definisce, inoltre, le modalità di esercizio di tali attività. Per esempio, l’art. 3 chiarisce che le attività che prevedono prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità devono essere svolte prevalentemente presso l’azienda agricola e al di fuori solo alla condizione che dette attività siano funzionali alla valorizzazione del territorio.

L’art. 5, invece, prevede che le attività finalizzate all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio debbano essere realizzate attraverso la predisposizione di progetti rivolti a bambini in età prescolare e persone in difficoltà sociali, fisica e psichica anche in collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado.

 

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