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nuovo regolamento droni

Il nuovo Regolamento Europeo sui Droni: quali novità

Introduzione

Il 31 dicembre 2020 è entrato ufficialmente in vigore il nuovo Regolamento di esecuzione (UE) 2020/746, recante modifiche al precedente Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947 relativo ai Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (SAPR), più comunemente conosciuti come Droni.

L’entrata in vigore del summenzionato regolamento ha rappresentato una svolta epocale all’interno del nostro ordinamento.

Infatti, l’Ente Nazionale per l’aviazione civile (ENAC), ha annunciato tramite un comunicato ufficiale che a partire dal 31 dicembre 2020 sono decadute le regolamentazioni nazionali in materia di operazioni con gli Unmanned Aircraft System (UAS), trasferendo buona parte della normativa sotto la responsabilità dell’European Union Aviation Safety Agency (EASA).

Il Regolamento entra in vigore con sei mesi di ritardo rispetto alla precedente data comunicata (1 luglio 2020), a causa delle misure adottate per contenere la pandemia portata dal Covid-19.

Le novità introdotte

Lo scopo principale del nuovo Regolamento è l’armonizzazione dei regolamenti sull’intero territorio dell’Unione Europea, introducendo significativi cambiamenti sui doveri posti in capo a chi possiede e vuole utilizzare un drone ed allargando l’area di operatività negli scenari d’uso a basso rischio.

Uno dei principali aspetti da tenere in considerazione è il venir meno della tradizionale distinzione tra uso ricreativo o ludico ed uso professionale riportata nei precedenti regolamenti attuati dall’ENAC.

Ora, infatti, l’utilizzo dei droni viene unicamente classificato in base al fattore di rischio ed alla classe del velivolo.

Le categorie sono 3 ed includono tutto ciò che può volare, dai piccoli droni agli aerei passeggeri:

  • Categoria Open;
  • Categoria Specific;
  • Categoria Certified.

La categoria Open

In tale categoria rientrano i voli per svago o divertimento effettuati con droni di piccole dimensioni e connotati da un’agevole livello di pilotaggio.

I requisiti fondamentali posti alla base di tale categoria sono 5, segnatamente:

  • volo esclusivamente in visibilità diretta del drone (VLOSvisible line o sight);
  • solo droni con un peso al di sotto dei 25 Kg MTOM (maximum take-of mass – massa massima al decollo);
  • altezza di volo massima pari a 120 mt dalla superficie;
  • divieto di trasporto di merci pericolose;
  • drone munito di marchio CE.

La categoria Open al suo interno prevede tre sottocategorie che dipendono dalla posizione di volo rispetto alle persone:

  • A1: sopra alle persone – il volo è consentito anche all’interno di centri urbani soltanto a droni con un peso complessivo inferiore ai 250 gr od a droni tra i 250 e 900 gr se muniti di marchio CE;
  • A2: vicino alle persone – il volo è consentito ai droni che superano i 900 gr da parte di piloti che abbiano superato un test teorico svolto in un centro autorizzato (volo in A2C2), oltre al patentino A1/A3;
  • A3: lontano dalle persone – raccoglie tutti i droni che non si rintracciano nelle altre classi, come, ad esempio, droni sopra i 900 gr, auto-costruiti sopra i 250 gr.

Unica deroga a tale requisito avviene per i droni commerciali o auto-costruiti con un peso inferiore ai 250 gr, per i quali non sarà necessario il possesso di un patentino.

Altro importante aspetto riguarda il c.d. trasponder, ossia il sistema di identificazione elettronica che trasmetta durante tutto il volo dati come l’identificativo del velivolo, la posizione e la rotta: questo è necessario per tutti i droni che superino i 250 gr.

Oltre alla classificazione in base alla posizione di volo rispetto alle persone, l’EASA ha previsto per la categoria Open una classificazione relativa al peso dei velivoli:

  • C0: sono compresi tutti i droni avente un peso complessivo inferiore ai 250 gr;
  • C1: droni con peso inferiore a 900 gr, dotati di trasponder e per i quali sarà necessario l’attestato di competenza;
  • C2: droni con peso inferiore ai 4 kg, per i quali dovrà essere rispettata una distanza orizzontale di sicurezza di 30 mt dalle persone non coinvolte e per i quali sarà necessario non solo l’attestato di competenza del pilota ma certificazioni attestanti l’addestramento pratico ed un ulteriore esame teorico sulle misure di attenuazione dei rischi a terra, meteorologia e prestazioni di volo dei droni;
  • C3: droni con peso inferiore ai 25 kg, per i quali è vietato il volo in aree in cui sono presenti soggetti non coinvolti, con una distanza minima di sicurezza orizzontale pari a 150 mt da zone residenziali, commerciali e industriali.

Nuovo marchio CE e l’obbligo di immatricolazione ed attestato di competenza

Le disposizioni suesposte trovano applicazione per i droni in possesso della nuova etichetta CE.

Questa prevede il marchio CE seguito da caratteri numerici indicanti la categoria di appartenenza del drone (CE-01, CE-02).

Per ciò che concerne l’obbligo di immatricolazione, per i droni con peso inferiore ai 250 gr non sarà obbligatorio essere in possesso di un attestato di competenza né immatricolare se stessi ed il drone presso la piattaforma D-Flight.

Tuttavia, qualora il drone sia dotato di un sensore in grado di rilevare dati personali (fotocamera e microfono), allora l’immatricolazione sarà obbligatoria: drone e pilota dovranno quindi essere registrati sul portale D-Flight al fine di ottenere il QR code univoco da applicare sul proprio velivolo.

Dalla classe C1 in su, e quindi per droni con una massa uguale o superiore ai 250 gr, è obbligatorio anche effettuare online un corso al fine di ottenere l’Attestato di Competenza per certificare che il pilota abbia conoscenze di base su temi come le limitazioni dello spazio aereo, GDPR, la sicurezza aerea e gli obblighi assicurativi.

L’ENAC prevede la possibilità di sostenere dal 1 marzo l’esame online per conseguire l’attestato avente validità di 5 anni e che dal 1 luglio diventerà obbligatorio.

Assicurazione obbligatoria

La norma che prevede un’assicurazione obbligatoria è valida per il territorio nazionale ed è stata istituita dal Terzo Regolamento ENAC in vigore dal 15 dicembre 2019.

In particolare, l’art. 32 del predetto regolamento dispone che “Non è consentito condurre operazioni con un Sapr se non è stata stipulata e in corso di validità un’assicurazione concernente la responsabilità verso terzi, adeguata allo scopo”.

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