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La classificazione dei MCA - materiali contenenti amianto

La classificazione dei materiali contenenti amianto

AmbientaleGennaio 18, 2019

L’amianto (individuato anche con il termine “asbesto”) può essere scientificamente rappresentato come una sostanza minerale, la cui base risulta essere costituita dal silicio e riferibile a due differenti gruppi di sostanze:

  • gli inosilicati
  • i filosilicati.

L’utilizzo diffuso del materiale “asbesto” si deve primariamente alla sua significativa capacità di resistere ad elevate temperature ed alla sua struttura fibrosa.

L’impiego, non solo nel nostro Paese, è stato diffusamente sfruttato, specie negli anni ottanta del secolo scorso, sinanche per le notorie qualità isolanti e impermeabili, nelle pratiche di coibentazione.

Lo stesso è stato difatti, sia autonomamente, sia con la creazione di materiali compositi cui costituisce parte integrante (quale il materiale fibro-cementizio denominato commercialmente Eternit), utilizzato per ricoprire strutture edilizie ed impedire le infiltrazioni all’interno del bene immobile o dello stabile, ma anche sfruttato, con le medesime finalità, nella costruzione di navi e treni.

L’amianto costituisce, tuttavia, una sostanza estremamente pericolosa e tossica per la salute umana e può rivelarsi, in date circostanze che, purtroppo, non possono certo definirsi rare, dagli esiti letali.

Il materiale difatti, in proprio perché costituito da piccole fibre, può disperdere queste porzioni nell’aria, che, per la loro microscopica dimensione, possono finire per essere inalate dagli esseri viventi e causare gravissime patologie.

Il gruppo di effetti maggiormente lesivo per la salute umana è indubbiamente rappresentato da quello cancerogeno. L’inalazione di asbesto determina infatti, specialmente per lunghe esposizioni, tumori della pleura, quali il mesotelioma pleurico e il carcinoma polmonare. Gli studi scientifici che approdarono agli esiti poco fa menzionati portarono progressivamente ad una regolamentazione del cauto utilizzo di tali materiali in tutta Europa.

Già nel 1943 la Germania riconobbe il mesotelioma pleurico come conseguenza eziologicamente riconducibile all’inalazione, intervenuta sul posto di lavoro, delle fibre dell’amianto e, nel 1983, l’Islanda inaugurò il processo di emanazione normativa del divieto di utilizzo di amianto.

Anche il nostro Stato prese parte a tale processo e sancì il divieto di impiego dell’asbesto nel 1992, anno di entrata in vigore della Legge n. 257, che conteneva altresì la disciplina delle modalità e procedure di dismissione delle attività finalizzata alla estrapolazione del materiale per il suo successivo impiego.

Proprio relativamente all’intervento legislativo del 1992 ed in attuazione di questa, il 6 settembre del 1994 venne emanato un apposito decreto dell’allora Ministro della Sanità, di concerto con quello dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, riguardante una molteplicità di aspetti legati all’amianto, quali la localizzazione delle strutture edilizie in cui risultava innestato, la valutazione del rischio, misure di sicurezza da osservare negli interventi di bonifica, etc.

Estremamente importante per il discorso che qui interessa risulta essere, però, la classificazione che il decreto pone in essere degli MCA, ovverosia dei materiali contenenti amianto.

Anzitutto, il decreto provvede ad una classificazione, ai fini pratici, dei materiali presenti all’interno degli edifici (art. 1, lett. 1a), suddividendoli nelle seguenti categorie: materiali che rivestono superfici applicati a spruzzo o a cazzuola; 2) rivestimenti isolanti di tubi e caldaie; 3) una miscellanea di altri materiali comprendente, in particolare, pannelli ad alta densità (cemento-amianto), pannelli a bassa densità (cartoni) e prodotti tessili. I materiali in cemento-amianto, soprattutto sottoforma di lastre di copertura, sono quelli maggiormente diffusi.

La pericolosità di tali materiali contenenti asbesto si deve, a detta esplicita del dicastero emanante il decreto, alla possibilità, tutt’altro che astratta malauguratamente, che i medesimi rilascino fibre aerodisperse, per le caratteristiche e circostanze più su ricordate. Il rilascio di tali fibre componenti gli stessi materiali determina, come detto, un rischio estremamente grave per la salute degli occupanti lo stabile, concretizzando il pericolo di sviluppo delle patologie cancerogeno-polmonari succitate.

Per poter produrre, però, tale conseguenza lesiva per la salute umana deve necessariamente intervenire un processo di deterioramento del materiale contenente amianto.

Processo dovuto inevitabilmente dall’intervento di molteplici fattori, tanto naturali, quali vibrazioni, correnti d’aria et simili, quanto umani, come gli interventi e le attività di manutenzione o riparazione che possano sgretolare i materiali de quibus e rilasciare nell’aria le fibre cancerogene. Proprio per tale ragione, il ministero integra la classificazione introducendone una fondata sul criterio della “friabilità” dei materiali. Sulla base di tale particolare caratteristica, il decreto ministeriale del 1994 individua due categorie di materiali contenenti amianto: – friabili, – compatti.

I materiali friabili sono quelli identificati come suscettibili di agevole sbriciolamento a causa della semplice pressione manuale e che, pertanto, per tale caratteristica sono maggiormente pericolosi per la salute umana.

I materiali compatti, invece, sono quelli che, in quanto maggiormente rigidi e vigorosi, possono essere sbriciolati o erosi solamente con l’intervento di strumenti meccanici, non essendo sufficiente una semplice pressione manuale.

Utilizzando tale criterio della duplice categorizzazione, il decreto si sofferma poi, attraverso l’elaborazione della tabella I allegata, sulla identificazione, con indicazione puntuale delle caratteristiche concernenti i livelli di amianto contenuti e friabilità, delle principali strutture che possono rinvenirsi all’interno degli edifici, enucleando una ulteriore categoria che può riferirsi a entità materiali indicabili con l’acronimo MCA, ossia i manufatti contenenti amianto.

Questi sono individuati in:

1) Ricoprimenti a spruzzo (spruzzata su strutture portanti di acciaio o su altre superfici come isolanti termo-acustico, contenenti fino all’85% circa di amianto ed aventi elevata frabilità).

2) Rivestimenti isolanti di amianto (utilizzati per rivestimenti di tubazioni o caldaie di tutti i tipi tenziale di di amianto, talvolta in rilascio di miscela al 6-10% con fibre se i silicati di calico aventi rilevante potenzialità di rilascio delle fibre se non ricoperti, nella loro superficie, da materiali sigillanti uniforme ed intatto).

3) Cartoni, carte e pro (generalmente solo crisotilo al 100%, sciolti e maneggiati, carte e cartoni, non avendo una struttura molto compatta, sono soggetti a facili abrasioni ed a usura).

4) Funi, corde, tessuti (In passato sono stati usati tutti i tipi di rilascio di amianto. In seguito fibre quando solo crisotilo al 100. Per tali materiali sussiste la possibilità di rilascio di fibre quando grandi quantità di materiali vengono immagazzinati).

5) Prodotti in amianto (Attualmente il 10-15% di amianto, in genere crisotilo, crocidolite e amosite sono rinvenuti in alcuni tipi di tubi ovvero di lastre. Possono rilasciare fibre se abrasi segati, perforati oppure se deteriorati).

6) Prodotti bituminosi, mattonelle di vinile mastici con intercapedini di carta di amianto, mattonelle e pavimenti vinilici, PVC e plastiche rinforzate, ricoprimenti e vernici, mastici, sigillanti, stucchi adesivi contenenti amianto (dallo 0,5 al 2% per mastici, sigillanti adesivi, al 10-25% per pavimenti e mattonelle vinilici. Si ritiene sia improbabile il rilascio di fibre di amianto durante un normale utilizzo, possono, al contrario, rilasciare simili fibre se abrasi, tagliati ovvero perforati).

Il decreto ministeriale rappresenta l’eloquente interesse (rectius: preoccupazione) per la materia, determinato od anche solo intensificato dalla significative conseguenze che il materiale può avere nei confronti della salute umana, deteriorandola ed in alcuni casi, purtroppo, distruggendola.

La minuziosa elencazione dei manufatti e dei materiali condensa ed esteriorizza l’intenzione legislativo e regolamentare, sussistente all’interno del nostro ordinamento, di dare una minuziosa disciplina delle operazioni riguardanti tutto l’universo degli MCA, definendo la portata applicativa in modo scientificamente e giuridicamente preciso al fine di controllare l’intera materia e gestire i rischi a quest’ultima collegati.

 

I finanziamenti stanziati con il bando Isi dell’Inail

Si evidenzia poi con riferimento a quanto scritto nel presente contributo che con delibera n. 20 del 27 novembre 2018 l’Inail (Commissione Politiche per la Prevenzione e per la Ricerca) ha emesso il Bando ISI 2018 (cinque assi di finanziamento) stanziando risorse economiche per  97.417.862 euro per i progetti di intervento di bonifica da materiali contenenti amianto.

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