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La sostenibilità non è una questione esclusivamente ambientale

AmbientaleDicembre 28, 2018

La comprensione di cosa significhi essere veramente sostenibili rappresenta la più grande sfida da parte del management aziendale, al fine di contribuire ad un reale percorso di sviluppo sostenibile, ricco di opportunità e di benefici.

Ancora oggi la concezione dominante, quella mainstream vede nella sostenibilità una questione esclusivamente ambientale, altri la identificano come la bottom line -sostenibilità del profitto netto- molti infine la ritengono essere un sinonimo della Responsabilità Sociale di Impresa (CSR/RSI) e del valore condiviso (shared value).

Il punto è che la sostenibilità non può essere identificata in nessuna di queste accezioni, sostenibilità è una questione temporale.

Nel 1987, la Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo (WCED) pubblicò “Our Common Future”, un rapporto che definiva lo sviluppo sostenibile come “uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.

Questa etica è quasi indiscutibile. Così espressa, la sostenibilità bilancia l’approvvigionamento e l’utilizzo delle risorse nel tempo: la sostenibilità assicura l’equità intergenerazionale, il rispetto dei diritti umani delle generazioni attuali e di quelle future.

Circoscrivendo la analisi agli aspetti di carattere ambientale e quindi tralasciando in questa sede gli altri due pilastri dello Sviluppo Sostenibile, ovverosia quello Sociale e quello Economico, si osserva che quando le risorse che utilizziamo corrispondono alla capacità di carico del pianeta di rigenerare un’adeguata offerta futura, i nostri sistemi rimangono bilanciati indefinitamente.

Tuttavia, se le risorse utilizzate superano questa capacità, la domanda corrente viene soddisfatta prendendo a prestito risorse dal futuro, il che condurrà prima o poi all’incapacità di soddisfare i bisogni della società.

Un buon esempio di sostenibilità è l’approccio d’investimento adottato dai fondi sovrani norvegesi, che accantonano le royalties derivanti dallo sfruttamento dalle risorse naturali per le generazioni future (canoni concessori per lo sfruttamento del demanio idrico, marittimo e minerario) e utilizzano le entrate correlate agli interessi maturati per soddisfare le esigenze attuali.

Sfortunatamente, la maggior parte degli Stati sovrani tende a spendere integralmente le royalties mentre maturano, sfruttando la ricchezza del patrimonio naturale, lasciando ben poco alle generazioni future.

Il campo della responsabilità sociale di impresa si concentra –tendenzialmente- sul bilanciamento degli interessi degli attuali stakeholder.

Una compagnia petrolifera socialmente responsabile, ad esempio, costruirà scuole e ospedali locali per “compensare” le comunità dell’attività di estrazione delle risorse; ma tali misure non sempre tengono in debita considerazione l’impatto a lungo termine sulle comunità, la traiettoria temporale di lungo periodo inter-generazionale.

Scuole ed ospedali richiedono personale ed assistenza continua, pertanto le misure di CSR possono effettivamente rischiare di imporre responsabilità a lungo termine alle comunità colpite, rendendo insostenibili le buone intenzioni.

L’approccio comune alla responsabilità sociale delle imprese si fonda su etica, morale e norme: non vi è dubbio che molte iniziative di CSR siano efficaci nel bilanciare richieste ed esigenze contrapposte di azionariato e altre parti sociali interessate.

Per fare ciò, tuttavia molte aziende presumibilmente responsabili prendono in prestito risorse e capitali dal futuro, il che può ingigantire lo squilibrio nella distribuzione delle risorse tra breve e lungo termine.

È tempo che il management smetta di confondere responsabilità e sostenibilità, impedendo alle imprese di riflettere adeguatamente sulle iniquità create dalle loro azioni su scala temporale: semplicemente si deve accettare che alcune azioni sono alternativamente responsabili o sostenibili, non entrambi.

Le donazioni e le attività di beneficenza che alleviano i problemi sociali sono senz’altro qualificabili come responsabili, ma non sono sostenibili se non risolvono il problema sottostante sull’orizzonte temporale di lungo periodo.

Viceversa, giusto per esemplificare il concetto, la stampa 3D e in genere le tecnologie di manifattura additiva non sono in genere incluse nei report di RSI/CSR, malgrado si tratti di una adozione tecnologica qualificabile al tempo stesso sia come sostenibile che responsabile.

Con riferimento alla produzione industriale su larga scala, la stampa 3D consente di utilizzare meno materiali, generare meno rifiuti, di adattarsi più rapidamente a nuove esigenze e tendenze e di soddisfare le esigenze locali.

In sostanza, questa tecnologia è supportata da una base morale positiva senza prendere in prestito dalla nostra futura disponibilità di risorse.

L’unico imperativo morale che –il lettore voglia perdonare il gioco di parole- “sostiene la sostenibilità” è la necessità di bilanciare la domanda e l’offerta di risorse a breve e a lungo termine.

Garantire il successo a breve termine non dovrebbe mai mettere a rischio la sopravvivenza a lungo termine.

La sostenibilità aziendale è la capacità delle aziende di far fronte alle loro esigenze a breve termine senza compromettere la capacità di soddisfare le esigenze future collettive.

Concentrandosi sulla parte “di sostegno” della sostenibilità, le aziende possono costruire relazioni a lungo termine, innovare in progetti duraturi ed investire in infrastrutture di lunga durata.

Questo non solo aiuterà le aziende a sopravvivere nel lungo periodo assicurandone la competitività, ma le aiuterà a prosperare nel breve.

Punti di forza del concetto di sostenibilità rispetto alla responsabilità sociale di impresa:

  • Sostenibilità trasmette una maggiore ambizione, perché si concentra su ciò che dobbiamo raggiungere, piuttosto che su dove siamo oggi.

Il linguaggio e gli strumenti della RSI, specie nelle sue prime forme, tendevano a concentrarsi sull’incontro o sul bilanciamento di interessi contrapposti attuali: i bisogni delle parti interessate oggi. Inoltre, il termine è spesso confuso con filantropia.

  • La sostenibilità enfatizza un’agenda comune per tutti i settori sociali, mentre la “I” nella RSI richiama quasi esclusivamente le pratiche aziendali.

Il focus sui problemi sistemici critici di lungo periodo postula maggior impegno nelle iniziative di collaborazione multistakeholder, in cui business, governo e società civile hanno tutti ruoli fondamentali da svolgere.

  • La sostenibilità è un concetto olistico che integra processi economici, sociali e ambientali, analizzati e gestiti con approccio fenomenico, in contrapposizione ai silos ideologo-disciplinari..

La “S” nella RSI è troppo spesso interpretata per significare un’attenzione più ristretta ai problemi sociali.

La meta-disciplina della sostenibilità in ambito aziendale si è evoluta da una iniziale concezione caratterizzata da attenzione esclusiva alla gestione del rischio ed alla elusione del danno, per includere anche l’innovazione e la creazione di valore.

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