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aiuti economici alle startup

Aiuti economici alle Startup

BusinessMaggio 23, 2020

La pandemia di Covid 19, oltre ai drammatici effetti sul piano sanitario, sta comportando numerosi problemi all’economia di ogni paese coinvolto. Le misure di contrasto all’epidemia, consistenti in chiusure forzate e limitazioni agli spostamenti hanno generato un vero e proprio blocco dell’economia, con conseguenti difficoltà per le imprese.

Le startup hanno risentito in modo particolare di questa crisi, per via della loro stessa natura. Le startup infatti, caratterizzate soprattutto dalla capacità innovativa e dalla “futuribilità” del profitto, raramente sono altamente remunerative all’inizio del ciclo vitale della società; allo stesso modo, iniziando con le poche risorse necessarie per avviare l’attività e inserirsi nel mercato in vista poi di investimenti esterni, è molto difficile che una startup sia dotata di fondi e riserve necessarie per fare fronte a situazioni straordinarie come quella che stiamo vivendo.

Infine, è necessario sottolineare che l’accesso al credito bancario è più difficoltoso per le startup, dato l’alto tasso di rischio del modello di business; in condizioni normali, una startup viene finanziata da investimenti da parte di altre società in venture capital, ma questo periodo di incertezza ha inevitabilmente frenato anche questo aspetto, congelando quindi la principale fonte di sostentamento per le startup.

Il prestito bancario in ogni caso non sarebbe utile alla startup anche in condizioni normali, limitando la redditività a lungo termine della startup: con il grosso peso sulle spalle di un prestito bancario, la libertà di manovra sarebbe ulteriormente ridotta, con conseguenti ripercussioni negative sul futuro della startup.

L’unica ancora di salvezza per le startup in questo scenario è quindi rappresentata dall’ intervento dello Stato. Tuttavia, non si tratta di un intervento scontato: tenendo sempre a mente l’alto tasso di rischio di questo tipo di società, e considerando che una grandissima parte delle startup fallisce in pochi anni, è plausibile che lo Stato decida di indirizzare le proprie risorse verso altre attività, anche per ragioni di tutela di un maggior numero di posti di lavoro. Il sostegno alle startup potrebbe quindi tradursi in uno spreco di risorse particolarmente utili.

A ben vedere però, le startup potrebbero beneficiare in modo indiretto dagli interventi statali rivolti verso altre società e attività. Se infatti viene garantito un aiuto economico agli investitori, in grado di permettere loro di investire altre risorse senza preoccuparsi della propria sopravvivenza, in questo modo le startup potrebbero non essere più a rischio; non tutte chiaramente, dato comunque che le risorse investibili sono comunque limitate, ma almeno le più futuribili e profittevoli in futuro.

Come potrebbero articolarsi quindi delle forme di finanziamento utili anche per le startup? Più che in prestiti, che come già sottolineato condizionerebbero in maniera negativa il futuro della startup, gli sforzi dello stato dovrebbero tradursi in acquisto di azioni o sussidi diretti.

Diversi paesi hanno già messo in atto strategie differenti per far fronte a questa situazione, con un occhio di riguardo anche alle startup. In Italia, il cd “Decreto Rilancio” appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, contiene alcuni interventi di sostegno alle startup innovative. in particolare, questi interventi sono così articolati: a livello generale, sono destinate risorse aggiuntive pari a 100 milioni di euro, per il finanziamento delle agevolazioni concesse nella forma del finanziamento agevolato.

Con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra imprese e sistemi per l’innovazione, sono stanziati 10 milioni di euro per la concessione alle startup innovative di agevolazioni nella forma di contributi a fondo perduto finalizzate all’acquisizione di servizi prestati da parte di incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels e altri soggetti pubblici o privati operanti per lo sviluppo di imprese innovative.

Sono poi stanziati 200 milioni di euro per il “Fondo di sostegno al venture capital”, finalizzati a finanziare, tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, di obbligazioni convertibili o altri strumenti finanziarti di debito con la previsione della possibilità di rimborso dell’apporto effettuato, e tramite l’erogazione di finanziamenti agevolati, a beneficio delle startup innovative e delle PMI innovative; il credito d’imposta previsto dall’art. 1 comma 198 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 per gli investimenti in ricerca e sviluppo viene inoltre esteso anche alle startup innovative.

Interessante inoltre la creazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico del fondo per l’intrattenimento digitale, denominato “First Playable Fund”, con dotazione di 4 milioni di euro, a sostegno dello sviluppo dell’industria dell’intrattenimento digitale.

Si tratta di interventi che nelle intenzioni del legislatore sono esplicitamente orientati a far fronte alle difficoltà illustrate, correlate alla natura delle startup, in modo da estendere i finanziamenti normalmente previsti per il sostegno delle startup nelle fasi inziali di vita anche a questo periodo di transizione e difficoltà.

In altri paesi invece, sono stati adottati altri particolari provvedimenti, articolati in maniere differenti ma comunque finalizzati a sostenere le startup senza un’eccessiva assunzione di rischi in capo alla borsa pubblica.

In Germania ad esempio, è stato previsto un “programma di salvataggio” per le startup, attuato attraverso l’istituzione di un fondo di 2 miliardi di euro, affiancato da alcune particolari misure come il “Corona Matching Facility”, un finanziamento aggiuntivo per i futuri round di finanziamento nell’ambito di co-investimenti realizzati assieme a investitori privati. È prevista inoltre l’agevolazione dei finanziamenti in venture capital e di sostituzione di capitale proprio per le piccole imprese e le nuove startup prive di azioni in venture capital.

In Francia invece è stato previsto già a marzo un pacchetto di salvataggio da 4 miliardi con diverse misure, tra cui rifinanziamenti a breve termine, investimenti in round di finanziamenti già pianificati e pagamenti anticipati sui crediti d’imposta.

Nel Regno Unito è stato poi previsto un “fondo futuro” da 500 milioni di sterline, derivanti da fondi sia pubblici che privati. Le startup potranno accedere a questo fondo facendo richiesta di prestito convertibile di somme comprese tra 125.000 e 5 milioni di sterline, a patto che la stessa somma richiesta sia raccolta anche attraverso finanziamenti privati. I prestiti saranno poi riconvertiti in azioni al successivo round di finanziamento della startup con uno sconto del 20%.

Eventuali effetti positivi di questi interventi potranno essere verificati solo in futuro. In generale, queste iniziative vanno considerate positivamente, almeno sul piano delle intenzioni. Sarà in ogni caso fondamentale una celere ripresa complessiva dell’intero complesso produttivo, senza il rischio di improvvise nuove chiusure, per fare in modo che le startup esistenti possano sopravvivere e che in futuro vengano create nuove startup, magari proprio sulla scia di questo momento di difficoltà.

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