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entrata in vigore v direttiva antiriciclaggio

L’entrata in vigore della V Direttiva Antiriciclaggio

Il 26 ottobre 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE n. 252 il d.lgs. n. 125/2019, il quale ha apportato integrazioni e significative modifiche ai decreti legislativi n. 90 e n. 92 del 2017, determinando l’attuazione della direttiva 2018/843 (indicata di seguito come V Direttiva) di modifica della direttiva UE n. 2015/849 (IV Direttiva), avente ad oggetto la prevenzione nell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio di denaro o finanziamento del terrorismo e che modifica le direttive n. 2009/138/CE e n. 2013/36/UE.

L’entrata in vigore del d.lgs. n. 125/2019, avvenuta il 10 novembre 2019, ha apportato rilevanti modifiche al d.lgs. n.231/2007 (indicato di seguito “Decreto Antiriciclaggio”).

Le modifiche apportate dalla V Direttiva possono essere sintetizzate come segue.

Ampliamento platea dei soggetti obbligati a conformarsi agli obblighi antiriciclaggio.

L’art. 3 del Decreto Antiriciclaggio prevede ora tra i soggetti obbligati:

  • soggetti che collezionano o commerciano delle opere d’arte o che agiscono in veste di intermediari delle opere stesse, qualora il valore dell’operazione o di operazioni tra loro collegate sia pari o superiore a 10.000 euro;
  • soggetti che agiscono in qualità di intermediari nel commercio di opere d’arte, anche quando questa attività venga svolta avvalendosi di gallerie d’arte (galleristi) o di case d’asta (gestori di case d’asta e antiquari);
  • sedi distaccate di intermediari assicurativi insediate in Italia (agenti e broker), avente sede legale nonché amministrativa in un altro Stato dell’UE o in uno Stato terzo;
  • agenti che svolgono attività di mediazione immobiliare, anche qualora agiscano in qualità di intermediari in operazioni di locazione di un bene immobile il cui canone mensile sia pari o superiore a 10.000 euro;
  • i prestatori di servizi di portafoglio digitale, definiti come la “persona fisica o giuridica che fornisce a terzi, a titolo professionale, anche online, servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei propri clienti, al fine di detenere, memorizzare e trasferire valute virtuali”;
  • sul versante delle operazioni di cartolarizzazione dei crediti, attraverso l’introduzione all’art. 3 del Decreto Antiriciclaggio del comma 2-bis, è stato previsto che i cd. Servicer, intermediari ai quali viene affidata la riscossione dei crediti ceduti, dei servizi di cassa e di pagamento nonché di procedere alle verifiche ci conformità, siano incaricati di adempiere agli obblighi antiriciclaggio anche nei confronti dei debitori ceduti alla società per la cartolarizzazione dei crediti;

L’art. 3 del Decreto Antiriciclaggio, inoltre, attraverso l’introduzione del comma 9–bis adesso prevede che i soggetti obbligati assicurano che le proprie succursali insediate in un altro Stato membro, rispettino integralmente le disposizioni nazionali di recepimento della normativa comunitaria in materia di prevenzione del sistema finanziario per fini di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo in vigore nel medesimo Stato membro.

Titolarità effettiva

In tema di titolarità effettiva, il d.lgs. n. 125/2019 ha meglio puntualizzato il c.d. “criterio residuale” di identificazione, prevedendo che qualora i criteri contenuti nei commi precedenti non siano sufficientemente in grado di garantire una identificazione univoca di uno o più titolari effettivi, il titolare effettivo venga identificato in quella persona fisica o in quelle persone fisiche titolari di poteri di rappresentanza legale, amministrativa o direttiva delle società o del cliente comunque diverso dalla persona fisica.

Quest’ultima precisazione è volta ad eliminare qualsiasi possibilità di dubbio circa il fatto che il titolare effettivo sia la persona fisica del cliente, dotata dei poteri precedentemente enucleati, e non l’ultimo soggetto (diverso dalla persona fisica) posto al vertice della catena partecipativa.

In merito alle misure di adeguata verifica della clientela, la quinta Direttiva ha modificato l’art. 13, lettera a) della quarta Direttiva includendo “i mezzi di identificazione elettronica e i servizi fiduciari di cui al regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio o altre procedure di identificazione a distanza o elettronica sicure, regolamentate, riconosciute, approvate o accettate dalle autorità nazionali competential fine di individuare il cliente e verificarne l’identità.

Altra innovazione meritevole di menzione, introdotta al comma 6 dell’art. 20 del Decreto Antiriciclaggio, riguarda la possibilità concessa ai soggetti obbligati di conservare traccia non soltanto delle verifiche effettuate a scopi identificativi del titolare effettivo ma, con riferimento al titolare effettivo individuato attraverso il c.d. “criterio residuale”, delle motivazioni che non hanno permesso di identificarlo ai sensi dei commi 1, 2, 3 e 4 dell’art. 20.

Accesso al registro dei titolari effettivi

Circa l’individuazione dei soggetti che possono accedere al Registro dei titolari effettivi delle persone giuridiche, ai sensi dell’art. 21, comma 2, lettera f), il Decreto Antiriciclaggio inserisce anche la previsione del “pubblico”, accesso che ha ad oggetto il nome, cognome, il mese e l’anno di nascita, il paese di residenza e la cittadinanza del titolare effettivo.

In riferimento al Registro dei titolari effettivi dei trust, il Decreto Antiriciclaggio permette ora l’accesso anche ai soggetti privati, anche portatori di interessi diffusi o interessi giuridici rilevanti e differenziati, nei casi in cui la conoscenza del titolare effettivo risulti necessaria per difendere un interesse corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata, quando si abbiano prove concrete e documentate della non corrispondenza tra titolare effettivo e titolare legale.

Tuttavia, l’accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva può essere escluso qualora la consultazione esponga il titolare effettivo a gravi pregiudizi quali: rapimento, ricatto, estorsione ecc.

L’omessa comunicazione delle informazioni sul titolare effettivo è punita con la medesima sanzione di cui all’articolo 2630 del Codice civile.

Titolarità effettiva nei trust e istituti giuridici affini

Le modifiche apportate dal d.lgs. n. 125/2019, prevedono una uniformità di tutela tra i trust e “gli istituti giuridici affini”, ossia istituti o enti che per la struttura organizzativa nonché per le funzioni svolte, determinano effetti giuridici equivalenti a quelli dei trust espressi.

Relativamente alla titolarità effettiva dei trust o degli istituti giuridici affini, il Decreto Antiriciclaggio prevede che, in riferimento a tali ipotesi, il titolare effettivo debba individuarsi nel costituente o i costituenti, il fiduciario o i fiduciari (trustee), il guardiano o i guardiani, ovvero altra persona per conto del fiduciario, ove esistenti, i beneficiari o classe di beneficiari e di qualunque altra persona fisica che esercita, in ultima istanza, il controllo sui beni conferiti nel trust.

Misure di adeguata verifica rafforzata

Con riguardo ai PPE (persone politicamente esposte), al comma 5 dell’art. 24 del Decreto Antiriciclaggio, è stato disposto che dette persone siano sempre destinatarie di misure di adeguata verifica rafforzata, salvo nelle ipotesi in cui quest’ultime agiscano in veste di organi di Pubbliche amministrazioni. In queste ipotesi, i soggetti obbligati adottano procedure di adeguata verifica della clientela commisurate al rischio in concreto rilevato.

Ulteriore novità apportata dal Decreto Antiriciclaggio è l’inserimento della clientela residente in paesi terzi ad alto rischio di antiriciclaggio tra le fattispecie da sottoporre ad adeguata verifica rafforzata.

A tal proposito, sono stati aggiunti all’art. 25 del d.lgs. n. 125/2019 i commi da 4-bis a 4-quater. Il comma 4-bis disciplina le misure di adeguata verifica rafforzata da attuare nei confronti della già menzionata clientela da parte dei soggetti obbligati:

  • acquisire informazioni aggiuntive in merito a scopo e natura della prestazione professionale;
  • acquisire informazioni su origine dei fondi e sulla situazione economico-patrimoniale del cliente e del titolare;
  • acquisire informazioni sulle motivazioni delle operazioni;
  • acquisire l’autorizzazione dei soggetti titolari di poteri amministrativi o direttivi prima di avviare o intrattenere un rapporto continuativo, una prestazione professionale ecc…

Le autorità di vigilanza del settore per contenere il rischio del riciclaggio o del finanziamento del terrorismo, nell’esercizio delle loro attribuzioni possono adottare una o più delle seguenti misure:

  • negare l’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria o finanziaria nel territorio della Repubblica a società controllate da intermediari con sede nei paesi terzi ad alto rischio, ovvero negare agli stessi il permesso all’insediamento di sedi distaccate nel territorio della Repubblica;
  • negare ad intermediari bancari e finanziari con sede nel territorio della Repubblica di istituire sedi distaccate sul territorio di paesi terzi ad alto rischio;
  • richiedere agli intermediari bancari e finanziari con sede nel territorio della Repubblica di intensificare i controlli su conti correnti di corrispondenza intrattenuti con intermediari corrispondenti con sede nei già menzionati paesi terzi;
  • richiedere agli intermediari bancari e finanziari con sede nel territorio della Repubblica di rafforzare le verifiche su società controllate e sulle sedi distaccate insediate in paesi terzi ad alto rischio.

Il decreto stabilisce inoltre il divieto di emissione e utilizzo di prodotti di moneta elettronica anonimi a decorre dal 10 giugno 2020, coerentemente con il divieto di conti e libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia.

In conclusione all’art. 4 del già citato decreto si afferma, infine, che: “gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla V Direttiva Antiriciclaggio entro il 10 gennaio 2020”.

Poteri delle Autorità di Vigilanza

Il d.lgs. 125/2019 ha esteso i poteri di controllo e ispezione da parte delle autorità di vigilanza di settore anche nei confronti di tutti quei soggetti ai quali i soggetti obbligati si rivolgono per l’esternalizzazione dell’adempimento degli obblighi antiriciclaggio, i cd. outsourcer.

Tra le novità introdotte dal già menzionato Decreto legislativo rileva la possibilità concessa alle autorità di vigilanza di settore, di procedere a controlli sui gruppi (art. 7 commi da 4-bis a 4-sexies) impartendo alla capogruppo, con provvedimenti a carattere generale o particolare, disposizioni concernenti il gruppo complessivamente considerato o i suoi componenti in relazione all’adempimento degli obblighi antiriciclaggio. Tra i poteri delle autorità di vigilanza rientrano anche quelli di ispezione ed esibizione di documenti e atti che si ritengono necessari.

Disposizioni specifiche sono state inoltre previste per quei gruppi che operano in più Stati membri, disposizioni che richiedono la collaborazione tra le autorità di vigilanza italiane e le autorità competenti in materia di antiriciclaggio degli Stati membri.

Per agevolare l’esercizio della vigilanza nei confronti di gruppi operanti in più Stati membri, le Autorità di vigilanza di settore, sulla base di accordi con le autorità competenti in materia di antiriciclaggio, definiscono anche forme di collaborazione e coordinamento, possono istituire collegi di supervisori e partecipare ai collegi istituiti da altre autorità. In tale ambito, le Autorità di vigilanza di settore possono concordare specifiche ripartizioni di compiti e deleghe di funzioni.

Cooperazione tra autorità

Allo scopo di rafforzare la cooperazione nazionale ed internazionale tra le autorità competenti, il D. L.gs n. 125/2019, nel recepire la quinta Direttiva, nell’ambito della collaborazione e dello scambio reciproco di informazioni, ha aggiunto all’art. 12 del Decreto Antiriciclaggio il comma 1-bis.

Attraverso l’introduzione di questo nuovo comma si consente al Ministero dell’economia e delle finanze, alle autorità di vigilanza del settore, all’Unità di informazione finanziaria per l’Italia nonché alla Direzione investigativa antimafia e alla Guardia di Finanza di collaborare tra loro attraverso un reciproco scambio di informazioni, anche in deroga all’obbligo del segreto d’ufficio.

Relativamente alla collaborazione in ambito internazionale, al Decreto Antiriciclaggio sono stati aggiunti altri due articoli:

  • art. 13-bis che disciplina la cooperazione tra la FIU italiana e quelle degli altri Stati membri;
  • art. 13-ter in tema di cooperazione tra le autorità di vigilanza di settore degli Stati membri.

La richiesta di collaborazione indica tutti i fatti pertinenti, le informazioni sul contesto, le motivazioni e le modalità di utilizzo delle informazioni richieste. La UIF accede alla rete FIU.NET e si avvale di tecnologie adeguate a consentire l’incrocio anonimo dei dati inerenti alle informazioni oggetto di scambio tra essa e le altre FIU.

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