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Riciclaggio Denaro

I paradigmi del riciclaggio di denaro

Riciclaggio denaro: cos’è?

Preso nella sua forma più semplice, il riciclaggio di denaro è un processo attraverso il quale si possono nascondere le origini e la proprietà dei profitti derivati da attività criminali. In effetti, il denaro viene “pulito” o “riciclato” con mezzi legittimi e, di conseguenza, i proventi perdono la loro identità criminale e sembrano provenire da una fonte legittima.

Questo processo viene solitamente ripetuto più volte, ed è comune per quanto riguarda i proventi del traffico di droga e di esseri umani, della prostituzione, della corruzione, del contrabbando, del racket e del contrabbando illegale di armi.

Il processo permette di controllare il denaro, senza il timore che la transazione riconduca all’originatore o agli autori dei proventi. Le organizzazioni criminali utilizzano questo processo per sfruttare ulteriori opportunità criminali in modo sistematico e su larga scala.

Riciclaggio denaro: la storia

Il termine “riciclaggio di denaro” è stato usato per la prima volta all’inizio del XX secolo per indicare le operazioni che in qualche modo intendevano legalizzare i proventi derivanti da attività illecite, facilitando così il loro ingresso nel flusso monetario dell’economia. Di conseguenza, gli organismi di sorveglianza, controllo e ispezione sono stati costretti a stabilire priorità e a sviluppare misure per prevenire il riciclaggio di denaro “sporco”, vale a dire dei proventi illeciti attraverso il legittimo settore economico-finanziario.

La pratica di mascherare i proventi derivanti da attività illecite risale al Medioevo, quando l’usura è stata dichiarata reato. Commercianti e prestatori di denaro hanno eluso le leggi che punivano l’usura e l’hanno coperta con meccanismi spesso geniali.

L’inizio della pirateria e l’occultamento del saccheggio da parte di coloro che hanno praticato la pirateria risale ancora più indietro nel tempo. Nell’anno 67 d.C., la città di Pompei intraprendeva una spedizione contro i pirati del Mediterraneo che depredavano Roma delle sue provviste. La Cilicia – un distretto sulla costa sudorientale dell’Asia Minore a nord di Cipro – era allora la tradizionale “patria” e rifugio per i pirati.

I rifugi finanziari, una versione moderna di questi nascondigli, sono il complemento essenziale alle pratiche dubbie o apertamente fraudolente che si verificano con il progredire del riciclaggio di denaro. I pirati erano pionieri nella pratica del riciclaggio dell’oro e il loro obiettivo erano le navi commerciali europee che attraversavano l’Oceano Atlantico durante i secoli XVI e XVIII. I bucanieri e i filibustieri hanno poi aggiunto le proprie pratiche alla pirateria classica, cosa che non sarebbe stata possibile senza l’aiuto nascosto dei governi britannico, francese e olandese.

In proposito, il caso del pirata britannico Sir Francis Drake è famoso: egli fu nominato cavaliere dalla regina Elisabetta I come ricompensa per il successo dei suoi assalti ai porti e alle navi spagnole. Nel 1612, inoltre, l’Inghilterra offrì a tutti i pirati che abbandonarono la loro professione, il perdono incondizionato e il diritto di conservare il profitto delle loro razzie. Tre secoli e mezzo dopo, le moderne società assisteranno a tentativi simili di concedere una sorta di amnistia ai cosiddetti “signori della droga” e ad altri potenti criminali.

Non c’è purtroppo una scienza esatta che ci dica quando una qualche forma di denaro è stata messa per la prima volta in circolazione. Si sa che il denaro è nato dalla necessità di risolvere alcuni dei disagi del meccanismo del baratto e che molti altri oggetti sono stati utilizzati come mezzo di scambio. Il conio delle monete metalliche iniziò intorno all’anno 580 d.C. in Grecia, ed erano fatte di argento spesso impresso su una faccia e senza epigrafe. Avevano due sigilli, uno cavo e uno a rilievo, molto ben calcolati per evitare la falsificazione, che tuttavia già avveniva utilizzando sottili fogli d’argento e ponendoli su una moneta di metallo di minor valore.

 

Il reato di riciclaggio e la confisca

La confisca dei beni non è solo una politica moderna. All’inizio era una punizione per crimini politici. Con il tempo, è stata estesa a crimini di particolare gravità. Oggi è evidente nell’applicazione della normativa internazionale che l’obiettivo della confisca è duplice: da un lato, dissuasione per chi commette l’infrazione; dall’altro, entrate per l’erario.

La categorizzazione del reato di riciclaggio come reato a sé stante è in effetti recente. Tradizionalmente, l’attenzione era incentrata sul crimine che ha dato origine al denaro. Il sequestro dei beni, quando applicato a reati con motivazione economica, era considerato una punizione contro il reato sottostante. Recentemente, c’è stato un cambiamento radicale.

La tendenza a punire l’atto di riciclaggio di denaro sporco è emersa nelle legislazioni moderne a partire dalla seconda metà del XX secolo, quando si è iniziato a considerarlo un reato a sé stante in quanto complemento indipendente del reato sottostante, c.d. reato presupposto, e quindi considerato un motivo per la confisca dei beni. Inoltre, in alcuni paesi, come l’Italia, la punizione per il riciclaggio del prodotto del reato può essere a volte più severa della punizione del reato sottostante.

L’ipotesi criminosa del delitto di “Riciclaggio” è stata introdotta nel nostro Codice Penale con l’art. 648 bis fin dal 1978, quando si individuarono quattro tipologie di reato presupposto: rapina aggravata, estorsione, sequestro di persona e traffico di stupefacenti. Ad oggi, invece, il reato presupposto può essere qualsiasi delitto non colposo.

Questa evoluzione ha suscitato notevoli controversie. Il problema affonda le sue radici nella natura atipica del riciclaggio di denaro. Considerando le sue differenze con il crimine sottostante, che si tratti di traffico di droga, rapina a mano armata, estorsione o scarico di rifiuti tossici, il riciclaggio di denaro consiste in una serie di atti che separatamente possono essere slegati dal crimine ed essere anche leciti, ma che nel loro insieme diventano un tentativo di nascondere il prodotto di un reato.

La difficoltà di acquisire una dimostrazione convincente del danno causato dal riciclaggio di denaro ha prodotto ritardi e dubbi al momento della sua classificazione come reato. In realtà, molti Paesi non sono stati in grado di farlo, e non lo sono ancora adesso, anche se la tendenza è quella di rendere il riciclaggio di denaro un reato a livello globale.

Ci sono diverse ragioni che sostengono questa tendenza. Prima di tutto, è di accettazione generalizzata che c’è poco guadagno nell’attaccare i colpevoli se i loro profitti non vengono a loro volta attaccati. Il beneficio netto o guadagno personale costituisce la motivazione del reato sottostante e fornisce i mezzi economici necessari per continuare le attività criminali. In passato, i delinquenti erano puniti, ma le persone che avevano amministrato il prodotto del crimine non lo erano.

In secondo luogo, le leggi contro il reato di riciclaggio offrono uno strumento pratico, non solo per estendere la portata della sorveglianza a categorie di “partecipanti” ai reati precedentemente esenti da criminalizzazione, ma anche per creare le basi per consentire l’imposizione di pene più severe a coloro che commettono il reato sottostante. In questo modo, la minaccia di pene severe può contribuire a persuadere i presunti criminali a cooperare con la legge. Non meno importante è la tendenza a utilizzare le leggi sul sequestro dei beni come possibili fonti di finanziamento del sistema di lotta al riciclaggio.

I reati pecuniari, sia di falsificazione che di riciclaggio, non sono nuovi reati né reati che derivano esclusivamente dal traffico di droga. Questi crimini esistono, paradossalmente, da prima dell’esistenza del denaro così come lo conosciamo e sono collegati a molti altri crimini come la falsificazione, i rapimenti a scopo di estorsione, la cattura di ostaggi, l’arricchimento illecito, l’evasione fiscale, il terrorismo e molto altro ancora.

 

Il riciclaggio di denaro oggi

La globalizzazione del sistema finanziario, con i progressi nelle comunicazioni e nei trasporti, ha permesso che l’occultamento dei proventi del crimine diventasse un compito molto più facile rispetto al passato. I proventi possono essere trasferiti istantaneamente da un istituto finanziario all’altro, e la criminalità è diventata più “globale”. Non è più sufficiente che le autorità preposte alla repressione dei reati siano semplicemente al corrente di ciò che accade all’interno della propria giurisdizione. Esse devono anche anticipare e cooperare con altre autorità e giurisdizioni, poiché le attività criminali possono diffondersi in pochi minuti.

Inoltre, molti criminali non hanno più il desiderio di rimanere o limitare le loro attività a un solo paese. Le organizzazioni criminali internazionali sono diventate esperte e competenti nel trasferimento di proprietà da un paese all’altro, approfittando della legislazione notoriamente lassista esistente in alcuni paesi che offre rifugi sicuri per gli stranieri che cercano di nascondere le loro ricchezze. Molti di questi paesi forniscono veri e propri “vicoli ciechi” per gli investigatori che cercano di seguire le tracce lasciate dai proventi.

Il riciclaggio di denaro è diventato in definitiva uno strumento di successo per i criminali perché è lo stesso sistema finanziario a non impedire la possibilità di riciclaggio. Infatti, se i criminali sono disposti a fare concessioni, il sistema può essere più accomodante. Il sistema di transazioni finanziarie è stato creato per fornire un sistema di scambio più sicuro per le imprese di tutto il mondo.

Genera registrazioni dettagliate, e spesso permanenti, di tutte le transazioni finanziarie. Tuttavia, le norme di controllo, di regolamentazione e di diritto non sono applicate in modo coerente e universale. La flessibilità è la chiave del successo del riciclaggio di denaro. Gli standard più bassi e la legislazione lassista di molti paesi offrono la flessibilità necessaria per consentire ai criminali di sfruttare il sistema per riciclare i profitti ottenuti penalmente.

Da un punto di vista “tecnico”, il riciclaggio di denaro, nella sua forma più semplice, è un processo in tre fasi:

  • La prima fase è quella del c.d. “posizionamento” o “smurfing. È qui che i proventi del crimine sono convertiti, attraverso una successione di piccole transazioni o depositi anonimi, in conti bancari o altri strumenti o oggetti negoziabili, rimborsabili o vendibili. Un conto bancario viene generalmente aperto a nome di una società appositamente costituita, con l’assistenza (volontaria o inconsapevole) di professionisti, allo scopo di riciclare denaro sporco. Queste società o imprese sono spesso “di facciata”, in quanto il loro legittimo aspetto nasconde le attività illecite che generano i proventi del crimine. Piccoli depositi in contanti sono poi ripetutamente versati sul conto bancario da una serie di individui. Gli importi sono sempre abbastanza piccoli da rimanere al di sotto delle c.d. soglie di rischio della banca, garantendo così che non vengano effettuati ulteriori controlli di due diligence. Le disponibilità liquide, essendo ora in un’entità legittima, perdono alcune delle originarie “tracce” illecite quando vengono successivamente ritirate o utilizzate per l’acquisto di ulteriori beni.
  • La seconda fase è quella della c.d. “stratificazione”, o “layering. Il ricavato dell’attività di smurfing viene convertito o spostato ulteriormente dalla fonte originaria acquistando beni legittimi. Il bene viene poi venduto a un terzo indipendente e spesso ignaro. Questa fase viene ripetuta più volte, con lo scopo di far apparire i proventi sempre più “legittimi” di quanto non lo siano realmente.
  • La terza fase è quella della “integrazione”, ove i proventi vengono iniettati in un’economia legale. L’esempio più comune è quello in cui i proventi sono “iniettati” in un’azienda sana che ha un’alta percentuale di vendite in contanti (ad esempio, un casinò). Il risultato è che alla fine i proventi vengono puliti e si suppone che perdano tutte le loro origini illecite originarie. Alla fine si ottiene così un profitto apparentemente lecito dall’attività originaria illecita.

Vi sono argomentazioni, tuttavia, secondo cui il denaro “sporco”, denaro associato ad attività criminali, non può mai perdere le sue origini illegali, indipendentemente dal numero di volte che il processo in tre fasi viene implementato. Il motivo è che i proventi non scompaiono mai. Cambiano solo aspetto e forma, rendendo più difficile rintracciarli. In definitiva, il denaro generato da attività criminali ha un utilizzo più limitato del normale denaro “pulito”. Può infatti essere investito o speso solo in attività poco visibili, in quanto c’è sempre il rischio che i proventi riconducano le autorità all’attività criminale iniziale e/o all’originatore (o agli originatori).

 

La lotta al riciclaggio

Per i motivi sopra esposti, la lotta contro il riciclaggio di denaro deve essere complessa, dinamica e proattiva. Le autorità dovrebbero cambiare costantemente i loro paradigmi di riferimento, così come le organizzazioni criminali cambiano costantemente il loro modus operandi per riciclare danaro.

I dipartimenti di compliance anti-riciclaggio (AML) delle legislazioni occidentali sono tradizionalmente ricchi di personale ma poveri dal punto di vista tecnologico. Entro i prossimi cinque anni si prevede un’inversione di tendenza, in quanto le unità internazionali di controllo finanziario sono destinate a fare grandi investimenti in tecnologie che ridurranno significativamente il numero di dipendenti.

Sono tre, in particolare, le aree che vedranno alcuni dei cambiamenti di maggior impatto:

  1. Indagini

Con l’aumento delle multe e delle pressioni normative, gli istituti finanziari stanno adottando ulteriori misure precauzionali per identificare tutte le attività sospette. Di conseguenza, i dipartimenti investigativi antiriciclaggio hanno notevolmente ampliato e/o aperto nuovi centri operativi per gestire un numero crescente di allarmi. Mentre i nuovi centri stanno ampliando le proprie capacità tecnico-informatiche, il lavoro di estrazione dei dati per un singolo caso può spesso richiedere più del 50% del tempo di un investigatore.

Le questioni dell’accesso e dell’archiviazione dei dati sono state in gran parte sollevate a seguito della fusione di grandi istituti finanziari che non hanno effettuato i giusti investimenti informatici. Di conseguenza, le aziende stanno ora investendo in tecnologia per permettere di effettuare il trattamento dei dati attraverso processi più fluidi. Le istituzioni finanziarie si affidano a esperti interni, consulenti esterni e/o fornitori esterni per ottimizzare le modalità di archiviazione e di accesso ai dati. Ogni istituto finanziario, essendo una realtà quasi a sé stante, dovrà affrontare sfide uniche, che richiederanno soluzioni uniche.

Inoltre, la creazione di modelli standard per indagini comuni e semplici sta diventando sempre più diffusa nel settore della conformità antiriciclaggio. Con un maggiore utilizzo dei modelli, gli investigatori saranno in grado di completare i casi più comuni con modifiche minime. Entro il 2023, i dipartimenti di conformità automatizzeranno i casi più tipici (ad esempio attraverso la ristrutturazione del passaggio di contante tra diversi Stati) incorporando le tecnologie più recenti. In futuro, gli esseri umani saranno necessari solo per le indagini complesse e per la revisione dei casi automatizzati.

  1. Conosci il tuo cliente (“Know Your Customer”, KYC)

Oggi il controllo delle pratiche KYC è un processo lungo e manuale. Nei prossimi anni, le istituzioni finanziarie implementeranno strumenti automatici per snellire il processo KYC e migliorare la conoscenza dei loro clienti. Le istituzioni finanziarie potranno ad esempio utilizzare la tecnologia descritta di seguito per migliorare il proprio processo KYC:

  • Il cliente viene invitato a scattare una foto per una richiesta di identificazione fatta dall’istituto di credito sul proprio dispositivo mobile. Gli istituti finanziari possono quindi autenticare automaticamente tale identificazione.
  • Al cliente viene richiesto di scattare un selfie sul proprio dispositivo mobile. Gli istituti finanziari possono quindi convalidare automaticamente che il selfie corrisponda al quadro dell’identificazione inizialmente fornita dal governo.
  • Il cliente collega gli account dei social media. Le istituzioni finanziarie saranno in grado di comprendere gli interessi, i sentimenti, le personalità, i legami e le interazioni sociali e gli eventi della vita dei clienti.

Quando un cliente scatta una foto dal proprio dispositivo mobile, l’istituto finanziario riceverà anche la posizione del cliente, il numero di identificazione del dispositivo e il tipo di sistema operativo del dispositivo. Con questi nuovi dati incorporati in un modello di apprendimento automatico, le frodi potranno essere prevenute e ridotte.

  1. Apprendimento automatico

La maggior parte degli istituti finanziari utilizza regole fisse nei propri sistemi di monitoraggio delle transazioni per identificare attività sospette. Solo il 2% degli avvisi generati dal sistema si traduce in una segnalazione di attività sospetta presso l’autorità di regolamentazione competente. L’utilizzo dell’apprendimento automatico consentirà alle istituzioni finanziarie di identificare in modo più efficace ed efficiente le attività sospette.

Con l’apprendimento automatico, il computer impara quando è esposto a nuovi dati. Il computer potrà quindi identificare attività sospette che non è stato specificamente programmato per identificare. Ciò sarà utile per individuare anomalie che un sistema di monitoraggio tradizionale non sarebbe in grado di identificare. Inoltre, l’apprendimento automatico consentirà ai computer di essere addestrati a classificare gli avvisi di rischio, consentendo alle istituzioni finanziarie di gestire in modo più efficace il proprio programma di conformità.

Nei prossimi cinque anni, i dipartimenti di conformità antiriciclaggio più all’avanguardia cambieranno radicalmente il modo in cui indagano su attività sospette, conducono KYC e gestiscono i propri programmi di monitoraggio automatico. La maggior parte delle indagini sarà automatizzata, il KYC sarà condotto senza soluzione di continuità e l’apprendimento automatico identificherà più efficacemente le attività sospette.

Di conseguenza, il bisogno della presenza fisica di un esperto di pratiche AML passerà dalla conduzione di semplici investigazioni e/o revisioni del KYC alle operazioni specializzate nella lotta alla criminalità finanziaria, anche per fornire una guida ai colleghi esperti di tecnologia che dovranno “settare” i nuovi strumenti informatici in base alla continua evoluzione delle pratiche di riciclaggio di danaro.

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