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dlgs 102/2020 per la tutela della qualità dell'aria

D.LGS 102/2020 e tutela della qualità dell’aria: cosa cambia?

AmbientaleFebbraio 19, 2021

Sono molteplici le norme a livello comunitario che affrontano la questione relativa alla tutela dell’ambiente, con particolare riguardo al tema delle emissioni in atmosfera.

Tra queste ricorderemo sicuramente la Direttiva UE 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015 sulle limitazioni delle emissioni in atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi.

Tale direttiva, adottata con lo scopo di ridurre le emissioni nell’aria e i rischi potenziali per la salute umana e per l’ambiente, è stata recepita dal nostro Paese con il più noto D.lgs. n. 183/2017 che, tra le altre, ha introdotto l’articolo 272- bis nel Testo Unico Ambientale.

In particolare la legislazione relativa alla tutela della qualità dell’aria è raccolta nella Parte V del Testo Unico Ambientale, recentemente modificato dal D.lgs. n. 102 del 30 luglio 2020, entrato in vigore nell’agosto di questo anno.

Quest’ultimo atto normativo modifica ed integra, altresì, il D.Lgs. n. 183 del 2017 e può essere considerato un segno tangibile di una sempre maggiore sensibilizzazione del nostro legislatore al problema degli inquinanti in atmosfera.

Complice, probabilmente, la terribile situazione pandemica purtroppo ancora in corso, la ratio del decreto legislativo n. 102 del 30 luglio 2020 sembra principalmente volgere al perseguimento di una maggior tutela dell’ambiente dagli effetti negativi ragionevolmente causati dalle sostanze inquinanti alla salute dell’uomo, degli animali e più in generale sull’ambiente circostante.

La salvaguardia della salute quale diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività è vista oggi, forse come mai prima, quale dovere delle istituzioni e della collettività in genere, oltre che diritto fondamentale di ognuno; insomma è un obiettivo da raggiungere, dal quale nessuno può più permettersi di prescindere.

Il nuovo Decreto Legislativo recante “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 15 novembre 2017, n. 183, di attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonché per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell’articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170” consta di quattro articoli e un Allegato e si occupa, altresì, del riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, oltre che degli adempimenti incombenti sui gestori.

Ma vediamo nello specifico alcune delle principali novità introdotte dal Decreto di luglio 2020.

Partendo dall’introduzione di qualche definizione dell’articolo 268 TUA, al comma 1 lett. f-bis) circa la definizione di emissioni odorigene quali “emissioni convogliate  o  diffuse aventi effetti di natura odorigena” e alla lett. mm) solvente organico descritto come “qualsiasi COV  usato  da  solo  o  in combinazione con altri agenti, senza subire trasformazioni  chimiche, al fine di dissolvere materie prime, prodotti o rifiuti, o usato come agente  di  pulizia   per   dissolvere   contaminanti   oppure   come dissolvente,  mezzo  di  dispersione,   correttore di viscosità, correttore di tensione superficiale, plastificante o conservante;”, si  vuole mettere in evidenza l’interessante ed innovativa questione della qualità delle emissioni in atmosfera.

A tal proposito il nuovo comma 7 bis dell’art. 271, Titolo I, Parte V TUA, modificato dall’articolo 1, primo comma, lett.d), del nuovo Decreto recita: “Le emissioni  delle  sostanze   classificate   come cancerogene o tossiche per la riproduzione o  mutagene  (H340,  H350,H360) e delle sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevata devono essere limitate nella  maggior  misura  possibile  dal punto di vista tecnico e  dell’esercizio. Dette sostanze e quelle classificate estremamente preoccupanti dal regolamento (CE)  n. 1907/2006, del Parlamento europeo e del  Consiglio  del  18  dicembre2006, concernente la registrazione, la valutazione,  l’autorizzazione e la  restrizione  delle  sostanze  chimiche  (REACH)  devono  essere sostituite non appena tecnicamente ed  economicamente  possibile  nei cicli produttivi da cui originano emissioni  delle  sostanze  stesse. Ogni cinque anni, a decorrere dalla data di  rilascio  o  di  rinnovo dell’autorizzazione   i   gestori   degli   stabilimenti   o    delle installazioni in cui le sostanze previste  dal  presente  comma  sono utilizzate nei cicli produttivi da cui originano le emissioni inviano all’autorità competente una relazione con la quale  si  analizza  la disponibilità di alternative,  se  ne  considerano  i  rischi  e  si esamina la fattibilità tecnica ed economica della sostituzione delle predette sostanze. Sulla base della relazione di cui al precedente periodo, l’autorità competente può richiedere la presentazione di una domanda di aggiornamento o di rinnovo dell’autorizzazione. In caso di stabilimenti o di installazioni in cui le sostanze o le miscele utilizzate nei cicli produttivi da cui originano le emissioni ricadono nel presente comm a  seguito  di  una  modifica   della classificazione delle stesse sostanze o miscele, il gestore presenta, entro tre anni dalla modifica, una domanda  di  autorizzazione  volta all’adeguamento alle disposizioni del presente comma, allegando  alla stessa domanda la relazione di cui al terzo periodo”.

Riassumendo, il nuovo comma prevede, dunque, una progressiva sostituzione di quelle sostanze con tossicità e cumulabilità particolarmente elevata, di quelle classificate come cancerogene o tossiche per la riproduzione o mutagene, oltre a quelle individuate con un rinvio al Regolamento dell’Unione Europea 1907/2006, più noto come Regolamento REACH, in particolare a quelle classificate come preoccupanti dallo stesso regolamento.

Si legge, infatti, che queste sostanze “[…] devono essere sostituite non appena tecnicamente ed economicamente possibile nei cicli produttivi da cui originano le emissioni delle sostanze stesse”

A tal proposito i gestori degli stabilimenti o delle installazioni interessati dalla modifica dovranno, tassativamente con cadenza quinquennale, redigere ed inviare all’autorità competente una relazione nella quale dovranno essere analizzati i rischi e vagliate le possibili alternative, strategie al fine di poter attuare la sostituzione delle predette sostanze.

Strettamente collegato a questo aspetto, si fa presente un’ulteriore importante modifica apportata dall’art. 1, alla lettera g) del primo comma del decreto che riguarda il sistema sanzionatorio previsto dall’art. 279 TUA.

In particolare al terzo periodo del terzo comma di quest’ultimo articolo viene previsto che “chi non presenta, nei termini previsti, la domanda o la relazione di cui all’articolo 271, comma 7-bis, chi non effettua, nei termini, una   delle   comunicazioni   previste all’articolo 273-bis, comma 6 e comma 7, lettere c) e d), e chi non presenta, nei termini, la domanda prevista all’articolo 273-bis, comma 6”.Viene prevista, dunque, la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a 2.500 per i gestori che non presentino nei termini obbligatori la domanda o la relazione di cui sopra, la domanda e la comunicazione adeguate o aggiornate previste dal comma 6 dell’art. 273 bis, nonché, nello stesso termine, la domande di autorizzazione e quelle di rinnovo o riesame delle autorizzazioni integrate ambientali di cui alle lettere c) e d) del comma 7 dello stesso articolo.A proposito di quanto previsto dall’articolo 273-bis TUA, l’articolo 1, comma 1, lettera f), numeri 3) e 4) del nuovo Decreto ha introdotto la lettera q-bis al comma 10 e il comma 10-bis allo stesso articolo.

A tal proposito, sono qui esclusi dalla definizione di medi impianti di combustione quelli “aventi potenza termica nominale pari o superiore a 1 MW per effetto delle norme di aggregazione previste dall’articolo 270 o dall’articolo 272, comma 1 […]”. A tali impianti, per effetto del nuovo comma 10 bis, viene estesa la disciplina di quelli aventi potenza termica inferiore a 1 MW per quanto riguarda l’applicazione dei valori limite di emissione, nonché le norme sui controlli ai sensi dell’articolo 272, comma 1bis TUA. Tali aspetti non erano, invece, affrontati nel precedente decreto n. 183 del 2017.

Riguardo le modifiche al Titolo III, Parte V TUA, si indica un ultimo interessante aspetto riguardo ai combustibili. Viene, infatti, sostituito integralmente il primo comma dell’art. 294 ed introdotto il nuovo comma 3 bis in tema di combustibili. Particolare attenzione è stata, dunque, rivolta anche alla regolazione del rendimento di combustione svolta dagli impianti ivi indicati.

La regolazione automatica del rapporto aria- combustibile è comunque condizionata all’effettiva possibilità del sistema di controllo “di garantire il mantenimento in continuo dei valori di rendimento verificati al collaudo e di quelli applicabili per effetto della vigente normativa, anche in presenza di variazioni chimico/fisiche dell’aria comburente o del combustibile”.

Tale condizione deve essere necessariamente rispettata.Inoltre, nell’ultimo periodo si fa riferimento alla norma UNI EN 298:2012 per quanto riguarda la necessaria compatibilità dei dispositivi di misura a quanto ivi richiesto.

In conclusione, non si vuole certo dimenticare l’importanza delle attività e degli stabilimenti industriali, nonché il benessere dal punto di vista economico che questi comportano per il nostro Paese.

Tuttavia e riconoscendo, a tal proposito e senza dubbio alcuno, l’impegno del legislatore per gli interventi a tutela del bene Ambiente, è nostro dovere civico ed ancor prima giuridico, considerare anche l’impatto negativo, quale sicuramente l’inquinamento ambientale, che le emissioni prodotte da questi impianti, in primis in atmosfera, possono avere sul nostro Pianeta e della nostra salute.

E per quanto qui rileva, ridurre quanto più possibile le sostanze inquinanti nell’aria che respiriamo ed implementare i controlli serranti e periodici non è, a parere di chi scrive, un punto di arrivo ma sicuramente un buon inizio.

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