Il ruolo del Conai nel recupero del materiale per l'imballaggio
Il CONAI, meglio descritto all’art. 224 del Codice dell’Ambiente (D.lgs. 156/2006) è un consorzio privato che assiste i produttori e gli utilizzatori di imballaggi industriali nel corretto smaltimento e riciclo dei rifiuti da imballaggio.
Si tratta di un istituto di diritto privato dotato di personalità giuridica senza fini di lucro, ideato già nel 1997 dal c.d. “Decreto Ronchi” (D.lgs. 22/1997) e poi confluito nel Codice dell’Ambiente, retto da uno Statuto approvato con decreto dal Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero delle attività produttive (art. 224, c. 1).
Secondo la giurisprudenza, “al CONAI va riconosciuta la qualifica di concessionario ex lege del pubblico servizio relativo alla raccolta differenziata degli imballaggi in quanto gli sono state attribuite una serie di funzioni pubbliche in materia di recupero, riciclaggio, e raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggi da esercitare, in gran parte, in accordo con le Regioni e le pubbliche amministrazioni” (T.A.R. Lazio, 18.11.1999, n. 2214).
La rilevanza dell’istituto all’interno del ciclo di raccolta e smaltimento dei materiali per l’ imballaggio è assolutamente centrale: ad esso aderiscono infatti oltre 800.000 imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi.
Inoltre, il CONAI indirizza l’attività e garantisce i risultati di recupero di 6 Consorzi dei materiali: Ricrea consorzio per l’acciaio, Cial per alluminio, Comieco per carta e cartone, Rilegno per il legno, Corepla per la plastica, e Coreve per il vetro. Il CONAI è a sua volta membro di EXPRA (Alleanza per la responsabilità estesa del produttore), un ente sovranazionale che rappresenta i sistemi di recupero di materiali di imballaggio senza fini di lucro di 24 paesi europei.
Le attività del Conai
Il “Sistema CONAI” prevede la direzione da parte dell’ente di un’articolata macchina costituita da numerosi agenti, produttori, consumatori, consorzi e comuni.Le numerose funzioni svolte dal CONAI, indicate dal comma 3 dell’art. 224 (cui si rimanda per una lettura completa), costituiscono in una serie di poteri di definizione delle strategie, di attività di promozione delle stesse e di raccordo tra i diversi soggetti coinvolti nell’ambito dello smaltimento e recupero degli imballaggi.
Rientrano tra le attività più importanti quelle finalizzate alla prevenzione: tra i diversi compiti e poteri attribuiti al CONAI spicca infatti l’elaborazione del “Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio” ex art. 225, un piano a cadenza annuale che individua, con riferimento a ciascuna categoria di imballaggio, le misure necessarie per conseguire diversi obiettivi, tra cui la prevenzione della formazione dei rifiuti da imballaggio, l’accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti da imballaggio riciclabili e riutilizzabili a discapito di quelli non riciclabili e non riutilizzabili, il miglioramento delle caratteristiche dell’imballaggio e la realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio.
Come funziona il Conai
L’adesione al CONAI è volontaria. I soggetti aderenti al CONAI versano un contributo obbligatorio (CAC, Contributo Ambientale CONAI), diverso per ciascuna tipologia di imballaggio utilizzato, il cui importo è stabilito sulla base di apposite Convenzioni.Data la natura di ente senza fini di lucro, di questo contributo solo una parte minima, necessaria per i costi di gestione, viene trattenuta dal CONAI, mentre il resto viene ripartito tra i Consorzi, i quali, a loro volta, ridistribuiscono ai comuni convenzionati le somme necessarie per far fronte ai maggiori oneri economici connessi all’attività di gestione e raccolta del materiale da imballaggio.
I dati relativi all’attività di gestione degli imballaggi confermano la centralità del ruolo di indirizzo e guida ricoperto dal CONAI.
La Relazione Generale Consultiva del 2018, contenuta nel Programma ex art. 225 per l’anno 2019, indica alcuni dati molto positivi, tra cui:
- Dal 1998 al 2018 il ricorso allo smaltimento in discarica dei rifiuti di imballaggio in Italia è passato rispettivamente dal 67% al 19%. Il dato relativo al recupero complessivo di imballaggi, che registra un incremento pari al 3% sul 2017, si attesta all’80,6%, raggiungendo il massimo storico, e conseguentemente, quello di smaltimento in discarica è al minimo;
- Il nuovo pacchetto di direttive europee sull’economia circolare segna un passaggio importante per il sistema di gestione dei rifiuti da imballaggio, fissando nuovi e più sfidanti target di riciclo al 2025 ed al 2030, che richiedono un maggiore impegno sia da parte dei produttori e utilizzatori per aumentarne, ad esempio, la riciclabilità, sia da parte della filiera della valorizzazione dei rifiuti di imballaggio per migliorare le tecnologie in uso e aumentare la resa a riciclo dei materiali intercettati. L’Italia, con il 69,7% di riciclo rispetto all’immesso al consumo raggiunto nel 2018 (+2,6% sul 2017) ha già superato il nuovo target europeo fissato per il 2025 (superato già nel 2012 con un tasso di riciclo del 66,7%) e dista meno di un punto percentuale dall’obiettivo del 70% al 2030;
- Anche gli obiettivi di riciclo delle filiere al 2025 sono stati superati: con il 78,6% in peso per l’acciaio, l’81,1% per la carta, il 76,3% per il vetro, l’80,2% per l’alluminio e il 63,4% per il legno. Alluminio, legno e vetro, inoltre, hanno già superato anche i rispettivi target previsti al 2030. La percentuale di riciclo degli imballaggi in plastica, pari al 44,5%, è invece inferiore al target del 50% previsto per il 2025 e del 55% al 2030, ma presenta tassi di crescita significativi, legati allo sviluppo continuo della RD e all’evoluzione delle tecnologie emergenti di valorizzazione di una filiera relativamente giovane rispetto alle altre, toccata anche da ulteriori obiettivi specifici (tasso di intercettazione delle bottiglie, utilizzo di MPS e riciclabilità). Da segnalare, infatti, la progressiva crescita, negli ultimi anni, della quota di rifiuti di imballaggio, in particolare in plastica, avviati a recupero energetico (475 mila tonnellate nel 2018 contro le 115 mila del 2005): questo dato, pur non avendo ostacolato la crescita in valore assoluto dei quantitativi avviati a riciclo, dovrebbe tuttavia rappresentare uno stimolo importante per il Paese a investire maggiormente per aumentare la qualità della raccolta differenziata e la domanda interna di materiali riciclati.
Realtà europee a confronto
Facendo un paragone tra la situazione italiana e quella di alcuni tra i più significativi Stati membri e tenendo conto dei limiti connessi all’applicazione di metodologie di calcolo non sempre omogenee fra loro, si può osservare come la situazione di partenza (all’anno 1998) fosse eterogenea e molto diversa da quella attuale: in particolare la Germania registrava già allora valori di riciclo molto alti, oltre l’80%, mentre altri Paesi erano a livelli decisamente più bassi: Regno Unito 28%, Italia 32%, Spagna 34%, Francia 42%.Oggi, a distanza di più di vent'anni, si possono notare cambiamenti importanti, come la forte crescita dei tassi di riciclo in tutte le grandi economie europee (con l’eccezione della Germania che mostra un taglio di circa 10 punti percentuali, pur rimanendo ancora in testa alla classifica virtuale europea).
In particolare, il nostro Paese ha mostrato a livello internazionale i progressi più rilevanti: l’aumento in peso di imballaggi avviati a riciclo tra il 1998 e il 2017 registra un poderoso +170% circa.
Giustappunto l'Italia, appena dopo la Germania, è il Paese a presentare oggi il maggior valore di riciclo pro-capite (con 153 kg/ab, mentre la media europea è di 116 kg/ab).
I benefici del riciclo e le ricadute socio-economiche
I costi diretti della filiera del recupero ammontano nel 2018 a 724 milioni di euro (il doppio rispetto al 2005) e, nel complesso, è possibile stimare che dal 2005 al 2018 il Sistema CONAI-Consorzi di Filiera abbia sostenuto complessivamente costi per 6 miliardi di euro, comprendendo: i corrispettivi versati ai Comuni; i costi di conferimento e ritiro da superficie privata; i costi di valorizzazione calcolati sulla base dei costi di avvio a riciclo, recupero energetico e altre forme di smaltimento e dei ricavi da vendita materiali; costi di funzionamento del Sistema Consortile.
I benefici economici connessi alle attività svolte nell’ambito della gestione consortile, anche se non direttamente sommabili tra loro a causa di perimetri di contabilizzazione in alcuni casi differenti, superano abbondantemente tali costi e hanno raggiunto nel 2018 quasi un miliardo di euro, il doppio rispetto al 2005.
Nel complesso è possibile stimare che dal 2005 al 2018 la filiera consortile del recupero dei rifiuti di imballaggio abbia generato un valore economico pari a quasi 11 miliardi di euro. I benefici diretti generati sono composti da tre voci:
- Il valore economico della materia recuperata da riciclo che con 412 milioni di euro nel 2018 rappresenta il 41% dei benefici diretti generati dall’attività svolta da CONAI.
- Il valore economico dell’energia prodotta da recupero energetico, pari al 3% dei benefici diretti generati nel 2018, per 29 milioni di euro.
- L’indotto economico generato, infine, copre una quota del 56% con 554 milioni di euro, il cui valore è calcolato sulla base del numero e della retribuzione media degli addetti impiegati per la raccolta e la preparazione al riciclo dei rifiuti di imballaggio.