inquinamento elettromagnetico tutela civile

Inquinamento elettromagnetico tutela civile

AmbientaleDicembre 15, 2018

Il problema della tutela della salute dall’inquinamento dei campi elettrici e magnetici generati da elettrodotti è stato affrontato dalla giurisprudenza civile, la quale nel tempo ha più volte operato un revirement rispetto all’orientamento precedente.

La giurisprudenza ordinaria precedente al d.P.C.M. 23 aprile 1992, che ha introdotto nel nostro ordinamento i limiti massimi di esposizione a campi elettrici e magnetici a bassa frequenza negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno, in sede di esame di ricorso d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c., era solita negare la sussistenza del presupposto del periculum in mora sulla base della considerazione che lo stato delle conoscenze scientifiche consentiva di pervenire ad un giudizio meramente probabilistico circa eventuali connessioni fra i campi elettromagnetici e conseguenze dannose o pericolose per la salute umana.

In seguito al d. P.C.M. del 1992, le corti manifestavano invece la convinzione che la funzione giudiziale di tutela dall’inquinamento elettromagnetico si esaurisse nella mera verifica del rispetto dei limiti stabiliti dalla normativa di settore.

Nei primi anni Duemila la giurisprudenza ha mutato indirizzo proprio ad opera della Corte di Cassazione, la quale con la sentenza Cass. civ., sez. III, 27 luglio 2000, n. 9893, in un caso di realizzazione di un elettrodotto nei pressi di un’abitazione, affermò che rientra nei poteri del giudice ordinario accertare se, sulla base delle conoscenze scientifiche acquisite nel momento in cui si tratta di decidere ed avuto riguardo anche alla situazione del caso concreto, vi sia pericolo per la conservazione dello stato di salute nella esposizione al fattore inquinante, ancorché tale esposizione si determini nel rispetto dei limiti massimi stabiliti dalla disciplina di rango secondario vigente al momento della decisione.

Alcuni giudici di merito ritennero quindi che le immissioni prodotte da un elettrodotto siano “intollerabili” ai sensi dell’art. 844 c.c. e possano dare diritto al risarcimento del danno quando, indipendentemente dai limiti previsti dal d.P.C.M. del 1992, superino valori ben inferiori, in molti casi il parametro di 0,3-0,4 micro Tesla di campo magnetico individuato dalla IARC per classificare i campi ELF come possibilmente cancerogeno.

Il d.P.C.M. 8 luglio 2003, in attuazione delle legge quadro n. 36 del 2001, ha fissato limiti massimi di esposizione e valori di attenzione più restrittivi dei limiti precedentemente vigenti ai sensi del d.P.C.M. del 1992, ma comunque superiori a quelli indicati dalla IARC.

Dal 2007 si assiste ad un nuovo revirement sempre ad opera della Corte di Cassazione proprio nelle vicende processuali legate all’ impugnazione delle sentenze di merito poco sopra richiamate, venendosi così a creare l’indirizzo giurisprudenziale attualmente seguito dalle corti: le immissioni che si mantengono nei limiti della normativa vigente sono assistite da una presunzione di non pericolosità e deve pertanto escludersi, in caso di mancato superamento di tali limiti, un atteggiamento prudenziale che finisca per ritenerle intollerabili e riconoscere il diritto al risarcimento di un danno alla salute del tutto ipotetico.

La sentenza Cass. civ., sez. II, 14 febbraio 2007, n. 3897, ha infatti chiarito che “il principio di precauzione – sancito dall’ordinamento comunitario come cardine della politica ambientale – è già assicurato dallo stesso legislatore statale attraverso la disciplina contenuta nella L. 22 febbraio 2001, n. 36, e nel D.P.C.M. 8 luglio 2003, che ha fissato i parametri relativi ai limiti di esposizione, ai valori di attenzione e agli obiettivi di qualità, ed il cui mancato superamento osta alla possibilità di avvalersi della tutela giudiziaria preventiva del diritto alla salute, che è ipotizzabile solo in caso di accertata sussistenza del pericolo della sua compromissione, da ritenersi presuntivamente esclusa quando siano stati rispettati i limiti posti dalla disciplina di settore”.

Dunque, se ai fini dell’applicabilità della tutela inibitoria ai sensi dell’art. 844 c.c. e della tutela risarcitoria da responsabilità extracontrattuale in materia di immissioni sonore si afferma l’irrilevanza della normativa pubblicistica a tutela della salute e dell’ambiente in tema di inquinamento acustico (Cass. civ., sez. II, 31 ottobre 2014, n. 23283), per quanto riguarda le immissioni di onde elettromagnetiche risulta invece necessario, forse considerata anche la diversa caratteristica della percepibilità delle une rispetto alle altre, il superamento dei limiti posti dalla disciplina regolatoria di settore.

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