miscelazione rifiuti pericolosi

Miscelazione di rifiuti e corte costituzionale

AmbientaleDicembre 15, 2018

La recente sentenza della Corte Costituzionale 12 aprile 2017, n. 75, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 49, L. n. 221/2015 e, di conseguenza, del comma 3-bis dell’art. 187 del Testo Unico ambientale.

L’art. 187 comma 1 prevede per la miscelazione rifiuti che “è vietato miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosità ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi. La miscelazione comprende la diluizione di sostanze pericolose”, mentre al comma 2 stabilisce che “in deroga al comma 1, la miscelazione dei rifiuti pericolosi che non presentino la stessa caratteristica di pericolosità, tra loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali, può essere autorizzata” con le procedure di cui agli articoli 208, 209 e 211 a condizione che l’operazione di miscelazione non rechi pericolo per la salute dell’uomo o pregiudizio all’ambiente, non accresca l’impatto negativo della gestione dei rifiuti e sia conforme alle migliori tecniche disponibili.

La L. 28 dicembre 2015, n. 211, ha aggiunto al testo dell’art. 187 il comma 3-bis, con il quale, date le disposizioni di cui ai commi 1 e 2, viene conseguentemente precisato, sempre per quanto concerne la miscelazione rifiuti, che “le miscelazioni non vietate in base al presente articolo non sono sottoposte ad autorizzazione e, anche se effettuate da enti o imprese autorizzati ai sensi degli articoli 208, 209 e 211, non possono essere sottoposte a prescrizioni o limitazioni diverse od ulteriori rispetto a quelle previste per legge”.

Il nuovo comma ha quindi liberalizzato espressamente la miscelazione rifiuti tra rifiuti pericolosi con uguale caratteristica di pericolosità e quelle tra rifiuti non pericolosi e ha sancito l’impossibilità di sottoporre tali operazioni a limitazioni e/o prescrizioni in sede autorizzatoria.

Avverso tale modifica legislativa ha proposto ricorso dinanzi alla Corte Costituzionale la Regione Lombardia, sollevando ben 5 questioni di costituzionalità, delle quali la prima, ossia l’illegittimità per violazione degli articoli 11 e 117, comma 1, della Costituzione, in relazione alla Direttiva 2008/98/CE, è quella che nelle argomentazioni svolte dalla Corte ha ricevuto maggior approfondimento rispetto alle altre, che riguardano invece il riparto di competenze legislative e amministrative tra Stato e Regioni.

I giudici costituzionali, ritenendo che, ai sensi delle definizioni contenute nell’art. 3 della Direttiva 2008/98/CE, la miscelazione di rifiuti rientri nel concetto di trattamento, affermano che la norma impugnata si pone in contrasto con l’art. 23 della Direttiva, secondo cui “gli Stati membri impongono a qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti di ottenere l’autorizzazione dell’autorità competente”.

Pertanto ogni operazione di miscelazione rifiuti, secondo i dicta della Corte Costituzionale, deve essere svolta previa autorizzazione.

La sentenza ha destato qualche perplessità in dottrina. Tuttavia, se da una parte possono ritenersi marginali le osservazioni in merito alla mancanza del termine “miscelazione” nella traduzione italiana degli allegati I e II della Direttiva ( che alla voce D12 riporta nella versione inglese “ blending or mixing prior to submission to any of operations numbered D1 to D12” e in quella italiana “raggruppamento preliminare”) e quindi anche negli allegati B e C alla Parte IV del Testo Unico, che ne costituiscono la trasposizione a livello nazionale, ed anche i dubbi circa l’opportunità di riferimenti della Corte a norme in tema di gestione di discariche e in tema di AIA, dall’altra la Consulta non valuta adeguatamente che le operazioni di miscelazione sono specificamente considerate dalla normativa comunitaria in discorso all’art. 18 “Divieto di miscelazione dei rifiuti pericolosi”, ove si prescrive che, salva la possibilità di deroga per gli enti e le imprese autorizzati a norma dell’art. 23, “gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che i rifiuti pericolosi non siano miscelati con altre categorie di rifiuti pericolosi o con altri rifiuti, sostanze o materiali “, senza dunque alcun accenno al divieto di miscelazione rifiuti tra rifiuti non pericolosi in assenza di autorizzazione.

In conclusione, nonostante anche il solo combinato disposto dei primi due commi dell’art. 187 sembri affermare che le operazioni di miscelazione tra rifiuti pericolosi con uguale caratteristica di pericolosità e quelle tra rifiuti non pericolosi non siano soggette ad autorizzazione, appare comunque prudenzialmente opportuno conformarsi all’interpretazione dell’art. 187 resa dalla Consulta che -non senza qualche nota paradossale- dispone “in base alla direttiva n. 2008/98/CE esistono miscelazioni vietate (art. 18, paragrafo 1), ma autorizzabili in deroga (art. 18, paragrafo 2), e miscelazioni non vietate (non in deroga), ma comunque soggette ad autorizzazione in quanto rientranti tra le operazioni di trattamento dei rifiuti (art. 23)”.

Occorre infatti ricordare che qualsiasi attività di gestione dei rifiuti in assenza di autorizzazione è condotta penalmente rilevante ai sensi dell’art. 256 del D.lgs. 152/2006.

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