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comunicazione aumentativa alternativa e realtà virtuale

Realtà virtuale tridimensionale e comunicazione aumentativa

L’avvento dell’intelligenza artificiale ha indubbiamente alimentato i dibattiti sugli scenari utopici e ha trasportato velocemente gli uomini verso un futuro di fantascienza. Sono molti i progetti di ricerca, allestiti in diversi ambiti, che rappresentano esempi pratici di realizzazione del concetto di utopia, in particolare attraverso l’utilizzo degli ambienti di realtà virtuale 3D.

La realtà virtuale dovrebbe essere considerata un processo di comunicazione tra gli esseri umani, mediato dalla tecnologia, usando strumenti di interazione, dispositivi di visualizzazione, e altri stimoli sensoriali per fornire informazioni.

Ma come funziona la realtà virtuale? Essa si basa soprattutto sulla retorica visiva, cioè metafore, iperboli, ossimori, allegorie, di solito usati non solo nei testi ma anche a teatro e nella comunicazione visiva, per rafforzare il messaggio. Infatti, studiare la realtà virtuale non è solo interessante dal punto di vista tecnologico, ma lo è anche dal punto di vista dei suoi attributi di comunicazione, i quali vengono utilizzati per realizzare scopi specifici a fini di simulazione, come nell’arte, nella medicina, soprattutto per indurre un’esperienza piena nei partecipanti, rafforzando l’effetto dell’applicazione.

In tutti i progetti di ricerca sulla realtà virtuale le emozioni giocano un ruolo cruciale ed è a questo punto che entra in gioco la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA). Inoltre, in queste circostanze il contatto dell’utente con il mondo esterno reale è minimizzato e le interazioni uomo-computer sono realizzate tramite un’interfaccia cervello computer basata sull’elettroencefalografia (BCI), un dispositivo progettato per interpretare i segnali elettroencefalografici (provenienti dal cervello), largamente utilizzati in letteratura per “leggere” le intenzioni degli utenti per scopi di intrattenimento, ricerca medica, studi cognitivi e neurologici, comunicazione uomo-uomo mediata dalla tecnologia.

La realtà virtuale in vari campi

Esistono dei nuovi dispositivi sofisticati che permettono di trasformare dei semplici gesti in dati digitali, così che i movimenti umani possano essere trasformati in performance musicali virtuali. Per tradurre gli input del corpo umano in dati, molti esperimenti si sono avvalsi dell’uso di BCI.

L’obiettivo era quello di creare un’applicazione permettendo agli utenti di suonare virtualmente una specifica nota musicale usando in modo conscio i ritmi del loro cervello sotto un paradigma coordinato di audio, gesti e stimoli visivi. Grazie al paradigma adottato, ogni utente, allenato ad ascoltare tutte e sette le note nella stessa sessione, era in grado di riprodurle evocando il suono, l’immagine e i gesti in modo associato. Conseguentemente, il primo step del progetto utopico di permettere agli individui di creare o riprodurre musica con il loro cervello è stato realizzato, con la prospettiva di raggiungere, in futuro, nuovi traguardi.

Un ulteriore contributo della realtà virtuale si registra nel campo della cultura e nell’arte. In questo caso, le rappresentazioni 3D e la realtà virtuale vengono applicate specialmente per riprodurre scenari antichi, reperti di monumenti attualmente in uno stato deteriorato, mentre nelle belle arti sono state utilizzate per migliorare l’esperienza dell’arte e anche per crearla.

Oggi, quindi, è data la possibilità di creare scenari realistici con diversi livelli di interazione, inclusa la possibilità utopica di camminare nelle città antiche ed esplorare virtualmente i paesaggi delle culture passate. Bisogna poi menzionare l’esperienza 3D nel turismo, che ha dato la possibilità agli utenti di visitare posti lontani restando seduti comodamente a casa, dando vita a una nuova categoria di utenti: i turisti virtuali. Quindi, tutte quelle esperienze che si ritenevano impossibili in passato sono oggi realtà.

La medicina rappresenta, infine, uno dei campi più interessanti per lo sviluppo della realtà virtuale. Anche la possibilità di rappresentare un modello 3D del corpo umano è un obiettivo ormai raggiunto e non più un’utopia come si riteneva in passato. Grazie a enormi schermi, stanze, ologrammi o display montati sulla testa, si può creare una maggiore immersione, stimolando tutti i nostri sistemi sensoriali e dando l’impressione psicologica di essere in un determinato luogo e questo è di fondamentale importanza, specialmente nei trattamenti di riabilitazione.

Nel 2017 è stato avviato un progetto basato sull’uso di un ambiente 3D e di bio-sensori vestibili, con l’obiettivo di ottimizzare il processo di riabilitazione dei pazienti dell’Istituto Gaetano Pini di Milano, specializzato in ortopedia. È stata così creata una stanza virtuale dove i pazienti erano soggetti a una stimolazione video 3D.

A ciascun paziente veniva dato uno specifico protocollo di riabilitazione, supportato da una riproduzione immersiva 3D dei movimenti eseguiti durante la terapia tradizionale di riabilitazione. L’immersione è stata effettuata nella stanza virtuale dove le proiezioni erano realizzate attraverso un proiettore doppio Epson 3D che lavorava in passivo. Questi studi preliminari hanno mostrato come il protocollo attuato possa accelerare il benessere fisico e psicologico durante la riabilitazione dei pazienti.

In conclusione, tutti i progetti sulla realtà virtuale (RV) dimostrano come essa rappresenti uno strumento di comunicazione aumentativa che permette di realizzare quelle che, in passato, erano solo utopie. Ovviamente, di tutti gli utilizzi della realtà virtuale bisogna considerare gli aspetti positivi e negativi. L’elemento critico nel creare un’utopia attraverso la realtà virtuale, infatti, è rappresentato dalla natura umana e dalle sue mille facce.

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