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La Provincia di Milano autorizzerà gli impianti di biometano

La Città Metropolitana di Milano ha inviato una nota al Ministero dell’Ambiente comunicando che sarà la Provincia stessa a concedere le autorizzazioni ambientali per gli impianti di produzione di metano dagli scarti: il tema biometano è caldissimo.

È un argomento che sta tenendo bloccati decine di progetti di riciclo e che sta aiutando la parte più opaca del settore dei rifiuti: non trovano destinazione e finiscono in capannoni abbandonati, invece di essere rigenerati, prodotti come la plastica e la carta raccolti da aziende e cittadini, come i calcinacci riutilizzabili e i prodotti organici da far fermentare per produrre gas oppure concime di qualità e mille altri prodotti.

Ripercorrendo i punti salienti della vicenda End-of-Waste, bisogna innanzitutto fare riferimento alla Deliberazione della Giunta Regionale n. 120 del 7 febbraio 2018 con la quale la Regione Veneto ha adottato i Primi indirizzi operativi per la definizione di criteri per la cessazione di qualifica di rifiuto “caso per caso”, ai sensi dell’art. 184-ter, comma 2, del d. lgs. n. 152/2006 e s.m.i.

In seguito a tale deliberazione, il Consiglio di Stato emise la sentenza n. 1229/2018 con la quale propose un’interpretazione molto restrittiva in merito alle autorità competenti di valutare “caso per caso” il rispetto dei criteri al fine di avere “end-of-waste”. Dalla sentenza, infatti, si legge: Il destinatario del potere di determinare la cessazione della qualifica di rifiuto è, per la Direttiva, lo “Stato”, che assume anche obbligo di interlocuzione con la Commissione. La stessa Direttiva UE, quindi, non riconosce il potere di valutazione “caso per caso” ad enti e/o organizzazioni interne allo Stato, ma solo allo Stato medesimo, posto che la predetta valutazione non può che intervenire, ragionevolmente, se non con riferimento all’intero territorio di uno Stato membro.

Questa posizione non solo rischia di pregiudicare il raggiungimento delle priorità ambientali fissate dalla gerarchia nella gestione dei rifiuticon gravi ripercussioni anche per i procedimenti a supporto della circular economy e dello sviluppo sostenibile – ma, sin da subito ha gettato un’ombra di incertezza sulle numerose autorizzazioni ordinarie e integrate che oggi abilitano il recupero di rifiuti non disciplinati a livello comunitario e ministeriale e non considerati nei DD. MM. 5 febbraio 1998 e n. 161/2002.

Come evidenziato da Emilio De Vita nella nota indirizzata ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, Milano provvederà ad autorizzare gli impianti di biometano.

Il motivo? Il metano è già regolato da decenni di norme dettagliatissime, e quello estratto dalla fermentazione dei rifiuti non è diverso dal metano estratto dalla fermentazione avvenuta nelle profondità dei giacimenti.

Il metano è un prodotto, non un rifiuto, e quindi la città metropolitana ne autorizza gli impianti.

In un passo finale delle osservazioni rappresentate dalla Città Metropolitana, si legge: “in conclusione, si informa che gli uffici, per quanto riguarda le autorizzazioni relative alla produzione di biometano, attualmente sospese, salvo diverso avviso da parte di codesti Ministeri che si richiede di comunicare tempestivamente, intendono sbloccarle e nel contempo istruire le nuove istanze degli operatori, sia per attuare gli obiettivi dell’economia circolare e della gerarchia dei rifiuti sia per evitare il rischio di contenziosi e istanze risarcitorie che potrebbero rivelarsi fondate.”

“Tutti gli altri procedimenti relativi a istanze per processi di recupero diversi dal biometano restano sospesi in attesa del pronunciamento dei Ministeri come su esplicitato, con conseguente rischio per l’interesse alla tutela dell’affidamento degli operatori economici e, ancor più grave, per l’interesse ambientale in quanto tale stallo determina un freno all’implementazione del recupero del rifiuto e dei processi di EOW, in contrasto con la gerarchia dei rifiuti delineata dalla Direttiva 2008/98/CE.”

Viene da chiedersi cosa accadrà, alla luce della recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza 28 marzo (causa C60-18), con la quale è stato sancito un netto “NO” alle autorizzazioni “caso per caso”.

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