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Sversamento di rifiuti: la sentenza del TAR Calabria

Sentenza n.257 del TAR Calabria in merito allo Sversamento di rifiuti

La sentenza del TAR Calabria, pronunciata dalla sua sezione distaccata di Reggio Calabria in data 15 maggio 2018, prende in esame un aspetto particolarmente delicato, ed altrettanto significativo, della operatività soggettiva delle disposizioni in materia di contrasto alle pratiche di illecito sversamento di rifiuti.

In ordine a tale questione, infatti, il giudice amministrativo di prime cure viene chiamato a pronunciarsi sulla questione riguardante la sussistenza o meno (e, se del caso, anche l’eventuale consistenza giuridica) di una forma di corresponsabilità (rectius responsabilità solidale) degli enti pubblici titolari di un particolare potere/dovere di verifica, controllo ed intervento nei casi di posta in essere di operazioni di smaltimento illecito dei rifiuti all’interno del territorio sottoposto alla signoria dell’ente medesimo.

Segnatamente la questione affrontata dal TAR sezione distaccata di Reggio Calabria originava da una istanza giudiziaria, avanzata dalla Provincia (nel corso del giudizio sostituita dal nuovo ente pubblico della Città Metropolitana) di Reggio Calabria, raggiunta da una ordinanza del Comune omonimo contenente gli imperativi di caratterizzazione di un particolare sito ambientale, individuato nella zona denominata Foce Fiumara Valanidi II, sita in località San Gregorio, e di procedere altresì alla rimozione dei rifiuti speciali ivi depositati da parte di soggetti terzi.

Il ricorso avanzato dalla Provincia si fondava su talune motivazioni, riferite alla mancata attivazione del procedimento di smaltimento e ripristino nei confronti degli effettivi responsabili, alla mancata comunicazione all’ente Provincia di Reggio Calabria dell’avvio e della pendenza del procedimento e che, inoltre, tale ente pubblico non sarebbe titolare di alcun diritto sulla zona interessata dallo sversamento illecito di rifiuti ed infine, che il Comune di Reggio Calabria, emanante l’ordinanza nei confronti della Provincia, avrebbe esercitato un potere in realtà attribuito legislativamente ad altro ente pubblico, identificabile in quello in grado di esercitare un potere di autotutela sull’area interessata, ricadendo nella patologica situazione di incompetenza assoluta.

Il TAR Calabria, sezione distaccata di Reggio Calabria, si è pronunciato sulle specifiche censure poste a fondamento del ricorso avanzato dalla Provincia (poi divenuta Città Metropolitana) dichiarandole tutte infondate e pronunciandosi con sentenza 15 maggio 2018 n. 257.

Il primo motivo di ricorso veniva dichiarato infondato in quanto l’art. 192, comma III, d.lgs. 152/2006 (testo unico ambientale), regolamentante proprio il procedimento di smaltimento dei rifiuti illecitamente collocati su di un’area ed il ripristino di quest’ultima, con l’enucleazione dell’apposito potere del Sindaco, non prevede, invero, a detta degli stessi giudici amministrativi, che l’ente comunale proceda, nell’ambito di tale procedimento, nei confronti di coloro i quali si identifichino come gli effettivi responsabili e, solo qualora questi non siano intenti ovvero in grado di procedere con le operazioni necessarie, procedere ulteriormente nei confronti degli altri soggetti responsabili ex lege.

I giudici del TAR difatti, attraverso una puntuale e letterale interpretazione della norma sottolineano puntualmente e ineccepibilmente come la disposizione sancisca che il Sindaco debba “individuare” i soggetti responsabili e “disporre” tutte le operazioni che si rendano necessarie al ripristino dello status quo ante, scollegando logicamente e cronologicamente i due momenti e le due attività, dovendosi intendere l’ordinanza emessa perfettamente aderente e rispettosa del dato normativo, non riscontrandosi il vizio di violazione di legge dedotto dalla ricorrente Provincia, individuata come responsabile ex lege e raggiunta dagli ordini di ripristino della zona interessata dallo sversamento illecito.

La seconda censura seguiva il medesimo destino giudiziario della prima, con conseguente dichiarazione di infondatezza. Anzitutto la circostanza che la Provincia non fosse stata tempestivamente resa edotta del suo coinvolgimento all’interno di un procedimento riguardante la gestione dei rifiuti illecitamente depositati sul sito e il successivo ripristino dell’area si scontra con il dato materiale dell’esercizio del potere emergenziale da parte del Comune. Gli elementi della urgenza e del pericolo per la salute e l’incolumità pubblica, legittimanti il potere di cui all’art. 54, commi I e IV, d.lgs. 267/2000 (testo unico sugli enti locali) giustificavano il mancato invio della comunicazione di avvio del procedimento. Anche la seconda ragione posta a fondamento del secondo motivo di ricorso è stata puntualmente disattesa, ritenendo, contrariamente a quanto sostenuto dalla Provincia di Reggio Calabria, che quest’ultima fosse perfettamente titolare di diritti sull’area interessata, rientrando, la Foce Fiumara Valanidi, nel demanio fluviale provinciale.

La analisi e il respingimento dell’ultimo motivo di ricorso paiono certamente le più significative e delicate dal punto di vista giuridico, posto che in tale contesto i giudici amministrativi di primo grado identificano e scolpiscono una puntuale responsabilità dell’ente locale, solidalmente impegnato con i soggetti colpevoli dello sversamento a rispondere delle pregiudizievoli conseguenze verificatesi. La analisi giuridica del TAR Calabria, origina dal respingimento del motivo di ricorso fondato sulla incompetenza assoluta del Comune alla emanazione dell’ordinanza su di un’area che rientrava, a detta della ricorrente Provincia, nel potere di autotutela di altra amministrazione, censura disattesa anche sulla base dell’orientamento del Consiglio di Stato dell’art. 192 tua, che autorizzerebbe il Comune a intervenire prontamente su di un’area sottoposta a sversamento illecito di rifiuti, indipendentemente dalla sussistenza di poteri di vigilanza di altra amministrazione.

Proseguendo nella trattazione del ricorso, il TAR Calabria sottolinea come l’art. 192 tua de quo debba essere interpretato nel senso che il potere di imporre la rimozione dei rifiuti illecitamente depositati ed il ripristino dei luoghi si estrinsechi tanto nei confronti dei materiali responsabili, quanto del proprietario ovvero titolare di diritto reale incidente sull’area cui sia addebitabile la violazione a titolo di dolo o colpa. Proprio su tale ultimo elemento soggettivo che si concentra la valutazione dei giudici amministrativi di prime cure che, oltre ovviamente ad escludere che tale forma di responsabilità possa intendersi in forma oggettiva o per fatto altrui, ricomprende nelle sue possibili estrinsecazioni anche la negligenza, che pacificamente rappresenta uno dei modi di atteggiarsi dell’elemento colposo. Proprio tale comportamento colposo, caratterizzato da trascuratezza e incuria nella gestione del bene, identificabile nella inidonea sorveglianza ed amministrazione di quest’ultimo, posta in essere da parte del proprietario dell’area o di titolare di altro diritto reale, imporrebbe, secondo il TAR Calabria, all’amministrazione di predisporre apposite misure nei confronti del medesimo, affinché sia fatto cessare un simile atteggiamento negligente e sia salvaguardato il bene ambientale in simili situazioni.

La perpetrazione delle condotte di illecito sversamento di rifiuti da parte di soggetti terzi non esclude pertanto la responsabilità del soggetto proprietario quando quest’ultimo abbia tenuto un contegno colposo, sub specie di condotta negligente e, nondimeno, non risulta neppure in grado di recidere il nesso eziologico tra tale sua condotta e la verificazione dell’evento lesivo. Proprio in applicazione di tale ragionamento il TAR Calabria sancisce esplicitamente la negligenza dell’amministrazione ricorrente (per l’appunto la Provincia di Reggio Calabria) per non essersi prontamente ed adeguatamente adoperata per evitare lo sversamento illecito sull’area succitata. Irrilevante, per i giudici amministrativi, risulta essere la sussistenza di un potere di autotutela in capo ad altra amministrazione, in quanto la Provincia deve essere, nel caso de quo, ritenuta corresponsabile in ragione della negligente mancata adozione di misure appropriate volte ad evitare l’evento lesivo verificatosi.

I giudici amministrativi pertanto, si può concludere, sanciscono un principio importante, idoneo alla estensione dell’ambito di operatività soggettiva della responsabilità per i danni derivanti dallo sversamento dei rifiuti, in una logica di effettiva imputazione dei danni che l’amministrazione avrebbe potuto legittimamente prevenire od evitare.

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