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inadempimento e cause di forza maggiore coronavirus

Inadempimento contrattuale e Coronavirus

BusinessMarzo 29, 2020

La situazione di emergenza sanitaria imposta dall’epidemia di Covid-19 ha costretto gli stati colpiti ad adottare misure drastiche per il contenimento del contagio, che nei casi più gravi, come quello dell’Italia, hanno di fatto paralizzato l’intero paese: le ripercussioni negative sul piano economico sono già immaginabili, ma se ne avrà effettiva contezza solo una volta terminata l’emergenza.

Medio tempore, diverse aziende, soprattutto del nord del Paese (maggiormente colpito dal virus) devono fare fronte a sensibili ritardi nella produzione e nelle consegne, che sono potenziali fonti di attivazioni di costose penali dovute ad inadempienti contrattuali.

Si tratta ovviamente di una situazione straordinaria ed inaspettata, in alcun modo regolamentata  e senza precedenti giurisprudenziali e legislativi.

In via generale, l’ancora di salvezza per le imprese di attivazione di penali è data dalla possibilità di disinnescare tali clausole ricorrendo alla causa di “impossibilità sopravvenuta” ai sensi e per gli effetti dell’art. 1256 c.c.

Le disposizioni di emergenza a tutela dell’interesse pubblico come quelle adottate dal Governo sono infatti tendenzialmente identificate come causa di impossibilità sopravvenuta, più che “cause di forza maggiore”, che rappresenta altra causa di estinzione dell’obbligazione configurabile in questo caso.

Questo vale ovviamente solo in caso di contratti stipulati secondo il diritto italiano: in caso di contratti con contraenti esteri e quindi di diritto internazionale, bisognerà invece fare riferimento al diritto richiamato espressamente nel contratto.

Per le operazioni interne alla UE tra paesi membri, generalmente la scelta del diritto da applicare è libera; nel caso non sia espressamente individuato un diritto applicabile, sarà la tipologia del contratto a determinare il diritto regolatore (art. 4 Regolamento Roma I – CE n. 593/2008).

Il problema rilevante è tuttavia quello riguardante i contratti internazionali extra-UE, soprattutto in riferimento alla Cina, considerato il grande numero di rapporti commerciali intrattenuti dalle imprese italiane con produttori/fornitori cinesi che in questo momento, per forza di cose, non riescono a garantire lo stesso volume di esportazioni pre-epidemia.

In questo caso, tuttavia sembrerebbe applicabile l’art. 79 della Convenzione di Vienna, il quale riconosce la causa di forza maggiore, stabilendo che “Una parte non è responsabile dell’inadempienza di uno qualsiasi dei suoi obblighi se prova che tale inadempienza è dovuta ad un impedimento indipendente dalla sua volontà e che non ci si poteva ragionevolmente attendere che essa lo prendesse in considerazione al momento della conclusione del contratto, che lo prevedesse o lo superasse, o che ne prevedesse o ne superasse le conseguenze”.

Già si registrano le prime frizioni con il paese del Dragone da parte di partner internazionali quali per esempio Total Company (società di diritto francese) che ha rifiutato un avviso di forza maggiore da parte dell’acquirente cinese (per l’acquisto di gas naturale liquido) e passando invece all’ambito sportivo il Parma Calcio che si è visto rimandare un aumento di capitale previsto di 9 milioni di euro.

Certo è che la situazione nelle ultime due settimane è cambiata a favore degli operatori cinesi visto che il Covid 19 (sconfitto in Cina si direbbe) ha prepotentemente e violentemente costretto gli occidentali e serrare gran parte delle attività in alcuni paesi, ed in altri ha pesantemente segnato gli indici finanziari principali.

Negli USA, altro partner commerciale di rilievo per le realtà aziendali italiane ed europee, è sì riconosciuta la Convenzione di Vienna, ma, la sua applicazione risulta più difficoltosa a causa dell’interpretazione restrittiva che sovente i giudici statunitensi danno alla norma.

Secondo la giurisprudenza USA, le clausole di forza maggiore coprono solo gli eventi espressamente previsti nel contratto; tuttavia, è verosimile che la situazione attuale sia configurabile come causa oggettivamente imprevedibile, e che pertanto la Convenzione di Vienna trovi maggiore applicazione.

Infine, le contromisure possono anche consistere in provvedimenti ad hoc disposti dalle autorità competenti: in Cina è stata adottata dal Governo una norma che ha garantito il rilascio di uno speciale “certificato di causa di forza maggiore”, che identifica i provvedimenti disposti dal Governo come cause di forza maggiore, a protezione delle proprie imprese.

L’epidemia e le contromisure drastiche attuate a livello globale mettono tutti gli operatori economici di fronte a nuove sfide, e costringono a ripensare i rapporti commerciali, lavorativi e sociali.

Questo precedente servirà senz’altro da insegnamento per il futuro, obbligando gli stati e le imprese a ipotizzare situazioni di questo tipo e a regolamentarle in modo adeguato; in questo momento infatti le certezze sono poche, e sono limitate a quanto esposto in questo breve commento basato sull’interpretazione del singolo contratto.

Sarà interessante vedere come reagiranno nei prossimi mesi i diversi attori produttivi della scena economica.

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