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Insurtech: promesse, pericoli, analisi transnazionale

Negli ultimi anni il fenomeno della “FinTech”, ovverosia la tecnofinanza, è stato oggetto di forte interesse generale.

L’utilizzo sempre maggiore di Internet e smartphone, nonché la costruzione di reti di telecomunicazioni e di dati, ha permesso una applicazione tecnologica senza precedenti nella fornitura di servizi finanziari.

Il settore assicurativo è stato permeato da questa ondata di innovazione apportata dalla FinTech, ma in maniera quantitativa e qualitativa diversa rispetto al settore bancario.

La tecnologia assicurativa, denominata InsurTech, è stata protagonista di massicci investimenti a livello globale: ex multis nel 2019 la Lemonade, nota start-up di InsurTech con sede a New York, si è assicurata un finanziamento di oltre 300 milioni di dollari.

Lo sviluppo di una tecnologia in grado di assicurare livelli di precisione e accuratezza ineguagliati in termini di capacità predittiva, è alla base di questo crescente interesse che permetterebbe agli “upstarts”, attraverso l’accesso ad un numero sempre maggiore di dati, di fronteggiare i competitors rappresentati dalle assicurazioni tradizionali.

Ad oggi, la maggior parte delle aziende del comparto assicurativo technology-based sono localizzate negli Stati Uniti d’America, con una presenza sempre maggiore della Cina e dei paesi del Sud-Est Asiatico (SEA).

Non sorprende che vi sia stata una crescente diffusione dell’adozione tecnologica da parte delle compagnie di assicurazione, in parte legata alla concorrenza sul mercato, ma soprattutto ai benefici che essa può apportare:

  • misurazioni più precise del rischio assicurativo con i Big Data;
  • miglioramento delle attività di investimento degli assicuratori attraverso l’uso di algoritmi e dell’Intelligenza Artificiale (IA);
  • maggiore protezione degli assicuratori contro i rischi operativi, come ad es. la prevenzione della frode assicurativa o del riciclaggio di denaro.

Tuttavia, l’introduzione e l’utilizzo di tecnologie emergenti comporta la presenza di nuove problematiche da risolvere, per le quali sarà necessario un approccio olistico attingendo da esperienze in altri settori in cui la tecnologia incontra la finanza.

Le compagnie di assicurazione tradizionali sono gestite in base a determinate caratteristiche chiave.

Tra le tecniche più utilizzate dagli assicuratori vi è quella di far sottoscrivere un volume importante di contratti assicurativi dalla clientela, cosi da permettere agli assicuratori di mettere in comune i rischi di vari assicurati in cambio di un premio in contanti.

Gli assicuratori dovranno, in secondo luogo, gestire positivamente l’attivo per generare maggiori entrate e garantire il pagamento dei clienti quando il rischio assicurato si avvera.

Gli assicuratori sono quindi tendenzialmente esposti a diversi fattori di rischio, tra cui:

  • rischio assicurativo di base;
  • rischio di investimento;
  • rischio di concentrazione.

L’InsurTech è stata una forza crescente in tutto il mondo, come dimostrato dall’aumento esponenziale degli investimenti: oltre 28 miliardi di dollari sono stati raccolti dalle compagnie InsurTech negli ultimi 3 anni, in 665 operazioni, tra cui spiccano le operazioni di fusioni e acquisizioni (M&A).

Gli Stati Uniti sono i responsabili del 56% di tutte le operazioni tecniche assicurative nel periodo che va dal 2012 ad oggi.

Tuttavia, nonostante questo dominio USA, anche l’Europa e l’Asia stanno gradualmente aumentando di importanza; crescita dovuta all’adozione sempre maggiore delle nuove tecnologie, degli elevati livelli di investimento nella trasformazione digitale e dallo sviluppo delle infrastrutture.

Difatti, nel primo trimestre del 2019, il 54% di tutte le operazioni di InsurTech ha avuto luogo al di fuori degli Stati Uniti.

È innegabile, quindi, che l’ascesa dell’InsurTech sia dirompente; negli ultimi anni infatti abbiamo assistito non solo ad un notevole flusso di capitale investito in compagnie InsurTech, ma anche ad un numero considerevole di operazioni di M&A nel settore.

APPLICAZIONI TECNOLOGICHE NEL SETTORE ASSICURATIVO

L’InsurTech può trovare applicazione lungo tutto il ciclo di vita di un prodotto assicurativo, a partire dallo sviluppo, passando per la sottoscrizione e la distribuzione delle piattaforme e concludendo con la gestione e il trattamento dei sinistri.

Nella fase precontrattuale, l’InsurTech può fornire al cliente diverse soluzioni, come ad es. il digital service provisioning, che può assumere diverse forme quali quella di servizio digitale che aiuta i clienti a trovare i prodotti assicurativi migliori o più economici a loro disposizione.

I prodotti assicurativi potrebbero anche essere distribuiti in forma digitale con una migliore infrastruttura digitale. Questi processi richiedono però la combinazione di tecnologie come l’intelligenza artificiale, i Big Data, Blockchain e Distributed Ledger Technology, IoT.

Nella fase di sviluppo, l’InsurTech può stimolare la creazione di servizi personalizzati, come ad es. i prodotti assicurativi per i ritardi dei voli di linea, che sono integrati in smart contracts e consentono il pagamento automatico tramite dati estratti da Internet in merito ai ritardi dei voli.

Vi sono anche compagnie che offrono dei pacchetti assicurativi temporanei che si attivano soltanto quando il cliente materialmente utilizza il bene assicurato.

Nella fase post-contrattuale, l’InsurTech può rendere più agevole e conveniente la gestione dei sinistri. In particolare, tale obiettivo può essere raggiunto attraverso la creazione di una piattaforma che colleghi assicurati, officine automobilistiche e assicuratori (come ad es. Snapsheet), assistendo le ispezioni dei sinistri legati a catastrofi ed eventi naturali.

L’InsurTech può assistere l’assicuratore anche nelle operazioni di back office per la sottoscrizione, la gestione del rischio o la conformità normativa fornendo ausilio agli stessi nella valutazione del profilo di rischio di un cliente attraverso strumenti di analisi dei dati più accurati e calibrati, invece di affidarsi a semplici proxy.

La tecnologia può aiutare le compagnie di assicurazione a condurre controlli “know-your-customer” (KYC), al fine di individuare frodi e facilitare il rispetto delle linee guida antiriciclaggio. In particolare, la tecnologia Blockchain è stata utilizzata per contrastare le frodi assicurative e tracciare la provenienza e la proprietà di beni.

Anche le imprese non finanziarie si avventurano nel settore assicurativo. Ad esempio, Grab, la più grande piattaforma di ride-hailing del SEA, intende fornire un’assicurazione personale ad oltre 25 milioni di automobilisti tramite la sua applicazione. Ancora, Go Jek, l’azienda indonesiana di ride-hailing, ha lanciato “Go-Sure”, un servizio di assicurazione viaggi online, in collaborazione con PasarPolis, una start-up di InsurTech.

L’InsurTech risulta essere applicato maggiormente nelle seguenti categorie di assicurazione:

  • property and casualty (P&C);
  • health;
  • life insurance.

In sintesi, quindi, l’InsurTech ha un’ampia gamma di applicazioni. Può adattare e applicare tecnologie di punta, potenziando l’infrastruttura hardware (cloud computing) o software del settore per vari scopi.

RISCHI LEGATI ALL’INSURTECH

Nonostante tutti i potenziali benefici in grado di apportare, l’InsurTech non è esente da rischi, alcuni dei quali sono comuni all’utilizzo generale che si fa della tecnologia, come la sicurezza informatica e protezione dei dati personali.

La definizione e la differenziazione di un profilo di rischio individuale è una caratteristica intrinseca del modello di business assicurativo. L’incapacità di identificare e misurare con precisione tutti i fattori di rischio fa si che alcuni clienti a basso rischio sovvenzionino altri gruppi di clienti.

Alcune giurisdizioni limitano l’uso delle informazioni che possono essere consultate dall’assicuratore come fattori di sottoscrizione per affrontare i problemi di discriminazione.

Ad esempio, la Corte di Giustizia Europea ha vietato agli assicuratori di differenziare i premi per l’assicurazione auto in base al sesso. È probabile che l’InsurTech renda maggiormente eclatanti queste preoccupazioni poiché consente di profilare i clienti utilizzando una gamma molto più vasta di informazioni, le quali potenzialmente possono minare l’equità e creare effetti discriminatori.

La questione di come l’industry dell’ insurance sia tenuta ad affrontare questo effetto pregiudizievole merita di essere oggetto di un ulteriore esame da parte del potere pubblico.

Il grado di verificazione di potenziali problemi, dipende anche dal sistema sanitario di un paese; un problema, infatti, potrebbe avere conseguenze meno gravose in paesi in cui il governo fornisce assistenza sanitaria di base (Regno Unito), mentre potrebbe portare a conseguenze più serie in paesi in cui le persone devono acquistare un’assicurazione sanitaria per le cure mediche (Stati Uniti).

Inoltre, nell’era dei Big Data, le autorità di regolamentazione dovrebbero agire in modo alternativo rispetto al classico “vieto o concedol’uso di certi dati; si dovrebbe, invece, adottare un approccio più olistico nel regolamentarne l’utilizzo nel settore assicurativo.

Da sempre i dati sono stati la linfa vitale del settore assicurativo.

Le compagnie di InsurTech nonché i tradizionali competitors già presenti sul mercato che siano interessati all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, necessitano di enormi quantità di dati per poter addestrare l’IA alle funzioni previste. Tuttavia, anche questo aspetto non è esente da rischi.

La prima componente da tenere in considerazione è l’accuratezza dei dati. Qualsiasi pregiudizio nei dati potrebbe influenzare la validità di un modello e quindi gli output del sistema “addestrato”, avendo delle ripercussioni dirette su clienti e assicuratori. Infatti, una errata analisi del profilo di rischio potrebbe indurre l’assicuratore a concedere o rifiutare erroneamente una richiesta di assicurazione con una conseguente perdita d’affari.

Altra problematica è legata alla dipendenza dai dati. I dati offrono svariate opportunità alle compagnie InsurTech, ma un costante utilizzo di massicce quantità di dati comporta prezzi elevati e soprattutto la possibilità di dover fronteggiare un ulteriore problema: la veridicità dei dati. Infatti, la presenza di informazioni parziali o manipolate rischia di compromettere l’accuratezza delle informazioni utilizzate dagli assicuratori.

Per garantire la veridicità dei dati, le nuove InsurTech dovranno concentrarsi su tre principi fondamentali:

  • provenienza: verificando la storia dei dati e dalla loro origine durante tutto il loro ciclo di vita;
  • contesto: valutando le circostanze in cui i dati vengono utilizzati;
  • integrità: garantendo sicurezza e manutenzione dei dati.

Ulteriore risvolto problematico legato alle applicazioni InsurTech, è rappresentato dalla sicurezza informatica e dalla riservatezza dei dati. Non stupisce sapere che il settore assicurativo sia quello in cui si sono verificate più violazioni dei dati rispetto a qualsiasi altro settore; in un rapporto commissionato da alcune compagnie assicurative top-tier, è stato affermato che un cyber-attack globale e coordinato, diffuso attraverso e-mail tossiche, potrebbe portare a richieste di risarcimento assicurativo tra i 10 e i 27 miliardi di dollari a livello globale.

A tal proposito le nuove compagnie non potranno farsi trovare impreparate.

Lloyd’s di Londra, l’importante mercato assicurativo e riassicurativo, sulla questione ha espressamente richiesto che tutte le polizze assicurative e riassicurative dichiarino chiaramente se sarà fornita una copertura per le ipotetiche perdite causate da un cyber-attack.

L’Autorità monetaria di Singapore raccomanda requisiti di gestione del rischio tecnologico per rafforzare la sicurezza dei sistemi, delle reti e delle infrastrutture ed articola procedure per lo sviluppo del sistema e dei test di sicurezza.

Bisogna, inoltre, notare che parte dei Big Data utilizzati dalle compagnie InsurTech possono avere ad oggetto dei dati personali ai sensi della legislazione sulla protezione dei dati.

Pertanto, gli assicuratori dovranno prestare particolare attenzione alla fonte e al metodo di raccolta di tale tipologia di dati in modo tale da essere trasparenti in merito al loro utilizzo.

In primo luogo, gli assicuratori devono ottenere il consenso dai rispettivi clienti prima di raccogliere ed utilizzare i loro dati personali; successivamente, dopo aver comunicato le finalità della raccolta di tali dati, dovrà essere nominato un responsabile della protezione dei dati.

Per ottenere il consenso dei clienti, gli assicuratori redigono clausole contrattuali, come ad es. la Privacy Policy, che consentono alle compagnie di divulgare i dati dei clienti anche allo scopo di fornire consulenza finanziaria o raccomandazioni sui prodotti.

Anche nel XXI secolo, la frode assicurativa sta dilagando sul mercato.

Le stime raccolte negli Stati Uniti riferiscono che le richieste fraudolente di assicurazione per i soli gioielli costano agli assicuratori circa 2 miliardi di dollari l’anno.

Le modalità con cui frodi assicurative possono essere perpetrate sono svariate: ad es. i criminali informatici possono utilizzare delle identità rubate per ottenere delle nuove polizze e per poi procedere a false richieste di risarcimento o modificare le informazioni sui beneficiari per ricevere i fondi dei sinistri.

Il MAS (Monetary Authority of Singapore) ha previsto per i pagamenti assicurativi effettuati elettronicamente, le E-Payments User Protection Guidelines per affrontare il rischio informatico e per proteggere gli utenti da frodi o minacce alla sicurezza.

Tra gli aspetti che potrebbero disincentivare la diffusione di compagnie di InsurTech, sicuramente troviamo un contesto normativo sfavorevole.

A Singapore le società che intendono svolgere attività assicurative devono prima ottenere le licenze adeguate applicabili ai sensi dell’Insurance Act.

Ad esempio, secondo la normativa in vigore nella stessa città, un’impresa che vende determinate garanzie finanziarie o determinate garanzie di buon fine, può ancora essere considerata impresa che svolge attività assicurativa.

Se un’impresa rientra nell’ambito assicurativo, ma non richiede o non è in possesso della relativa licenza/autorizzazione, può essere soggetta a sanzioni penali per l’esercizio di un’attività assicurativa illegale.

PROCEDURE DA SEGUIRE PER FACILITARE L’ATTIVITÀ ASSICURATIVA

A seguito delle premesse e dell’analisi dei rischi connessi all’InsurTech, l’interrogativo ultimo è: come le autorità di regolamentazione devono rispondere a questo fenomeno?

La risposta non è semplice, cosi come non è semplice implementare e mantenere costante un quadro normativo che non solo consenta alle nuove compagnie InsurTech di spiccare il volo senza essere oberate dai costi di adeguamento normativo (compliance), ma che sia anche in grado di prevenire e di contenere rischi e problematiche ad insorgenza progressiva.

L’obiettivo del presente articolo è mostrare come un atteggiamento più liberale e più “technology oriented” delle autorità di regolamentazione nei confronti dell’InsurTech sia la strada da seguire per facilitarne la diffusione.

L’Associazione Internazionale delle Autorità di Vigilanza Assicurativa ha affermato come tra i compiti spettanti alle autorità di regolamentazione vi sia anche quello di facilitare la creazione di un ambiente adatto a promuovere l’innovazione.

Difatti, un contesto normativo accomodante ha permesso alla Cina di buttare solide fondamenta a sostegno dell’InsurTech e, allo stesso modo, le altre giurisdizioni che intendono sostenerne lo sviluppo dovrebbero incoraggiarne la sperimentazione da parte degli imprenditori su base nazionale.

Il MAS ha assunto un atteggiamento di graduale accettazione del fenomeno, prevedendo politiche volte alla promozione dell’innovazione digitale e riconoscendo all’InsurTech il potere di ridefinire i modelli di business tradizionali.

È stata istituita dal MAS la FinTech Regulatory Sandbox allo scopo di consentire agli innovatori di sperimentare le loro idee per un arco temporale determinato in un ambiente in cui alcuni requisiti normativi, generalmente richiesti, sono allentati caso per caso.

La Sandbox rappresenta un utile strumento volto all’innovazione e all’applicazione dell’InsurTech in quanto permette ad assicuratori, intermediari e sviluppatori di implementare le loro innovazioni e di testarle in beta; le sandbox sono infatti state lanciate in tutto il mondo per incoraggiare situazioni di test and fail, come la Financial Technology Regulatory Sandbox della Malesia e la Fintech Proof of Concept Hub del Giappone.

Pertanto, la Cina, e la città di Singapore, sono le protagoniste in termini di applicazione del regime Sandbox per il settore assicurativo.

Lo stesso non accade nel Regno Unito, dove il numero di licenze di sandbox concesse al settore assicurativo dalla Financial Conduct Authority (FCA) è nettamente inferiore a quello del settore bancario. Alla fine del 2018, infatti, solo 13 delle 87 sandboxes assegnate riguardavano i servizi assicurativi.

Il MAS, ha inoltre istituito nel mese di agosto 2019 il Sandbox Express, avente lo scopo di snellire le operazioni relative all’ampio processo di approvazione che tende a dissuadere le aziende FinTech dal parteciparvi.

Infatti, il Sandbox Express consente ad alcune categorie di imprese, specialmente quelle le cui attività contengono rischi generalmente bassi o ben compresi, di avviare rapidamente gli esperimenti senza dover necessariamente seguire il normale iter di autorizzazione.

Il richiedente dovrà dimostrare alle autorità di essere in possesso di tutti i requisiti previsti per la sandbox richiesta. Le decisioni di approvazione saranno concesse entro 21 giorni al fine di accelerare l’intero procedimento.

La fiducia riposta dal MAS nei confronti dell’InsurTech è comprovata anche dalla creazione, nel 2015, di un nuovo FinTech & Innovation Group (FTIG), con l’obiettivo di instaurare un ambiente favorevole all’innovazione FinTech. In particolare, il MAS ha adottato una “no wrong door policy”, che impone al funzionario che riceve la richiesta di garantire che il richiedente riceva una risposta entro il termine stabilito, solitamente 7 giorni lavorativi.

Come precedentemente analizzato, la regolamentazione assicurativa comporta dei rischi legali e oneri di conformità eccessivamente stringenti, tali da poter ostacolare lo sviluppo dell’InsurTech. L’obiettivo è quindi quello di ridurre in maniera significativa i costi normativi e di conformità attraverso delle regolamentazioni mirate.

Le autorità di regolamentazione dovrebbero quindi trovare un equilibrio tra i rischi delle recenti innovazioni e i benefici per gli assicurati e per il settore assicurativo nel suo complesso.

La già menzionata Regulatory Sandbox, è una iniziativa strutturata come misura temporanea piuttosto che definitiva e a lungo termine e non risponde all’esigenza di un quadro normativo completo e articolato. Pertanto, a lungo termine potrebbe rendersi necessario effettuare un riesame degli approcci normativi nei confronti dell’InsurTech.

Come punto di partenza, possiamo distinguere le imprese che forniscono servizi assicurativi essenziali come ad es. il rischio di intermediazione assicurativa, da imprese che forniscono servizi ausiliari quali ad es. le imprese che forniscono analisi di dei dati per gli scopi del KYC.

Le autorità di regolamentazione, quando si interfacciano con imprese di assicurazione che non forniscono direttamente prodotti assicurativi, potrebbero adottare un approccio alternativo noto come “meta-regolamentazione”.

In virtù di tale approccio, le stesse autorità delegherebbero la funzione di controllo dei rischi alle imprese e vigilerebbero sui loro sistemi piuttosto che svolgere autonomamente la regolamentazione. Questo approccio, sostanzialmente, attribuirebbe alle autorità di regolamentazione il ruolo di audit, di monitoraggio e di incentivazione di questi sistemi e apporterebbe numerosi potenziali vantaggi come ad es. una maggiore flessibilità e maggiore libertà per le compagnie InsurTech di personalizzare le regole che andrebbero a disciplinare il loro operato.

Tuttavia, anche norme non uniformi potrebbero però portare ad un aumento dei costi di monitoraggio poiché imprese diverse potrebbero essere esposte a norme diverse.

Si ritiene, a buon vedere, che messi a confronto, i potenziali vantaggi “promessi” dall’InsurTech nonché i vantaggi derivanti dalla flessibilità propria della meta-regolamentazione superino di gran lunga il potenziale aumento dei costi di vigilanza e di applicazione delle norme. 

CONCLUSIONE

In conclusione, l’InsurTech rappresenta sicuramente una componente avveniristica per tutti quei clienti fedeli alle tradizionali compagnie assicurative personificate e caratterizzate dal contatto umano.

Tuttavia, i potenziali vantaggi apportabili da un approccio più tecnologico sono dirompenti sia per assicuratori che per utenti finali.

L’InsurTech presenta, però, come si è avuto modo di analizzare precedentemente, diverse problematiche relative all’utilizzo di sistemi di IA non sufficientemente “addestrati” e soprattutto relative alla sicurezza informatica e alla veridicità dei dati raccolti.

Allo scopo di promuovere e di facilitare la diffusione di nuove compagnie di InsurTech, le autorità di regolamentazione dovrebbero approcciarsi in modo alternativo, meta-regolamentare, garantendo così maggiore flessibilità.

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