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Abolizione del SISTRI: il futuro del sistema di tracciabilità dei rifiuti

Il SISTRI, acronimo utilizzato per riferirsi al Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti, costituisce il sistema voluto fortemente da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per gestire la localizzazione e tracciabilità costante dei rifiuti considerati pericolosi presenti e trasportati all’interno del nostro territorio nazionale.

Il sistema, per la verità mai entrato realmente in funzione e segnato più dal quantitativo di critiche attirate che dal numero di rifiuti costantemente tracciati, venne originariamente disegnato nel 2007 e poi inserito all’interno di un apposito decreto, assoggettato nel 2008 al segreto di Stato da parte dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in quanto progetto involgente una elevatissima tecnologia di tipo militare, da sottoporre a misure di sicurezza particolarmente avanzate a causa delle potenziali ripercussioni in caso di captazione da parte delle ecomafie.

Il 14 dicembre 2009 il sistema SISTRI venne affidato per la concreta progettazione e costituzione alla società Selex Service Management (riconducibile al colosso Finmeccanica).

Il SISTRI fu elaborato come sistema sostanzialmente finalizzato alla trasformazione digitale e telematica dei precedenti documenti cartacei e fondati sul Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD), sul Registro carico e scarico dei rifiuti e sul Formulario di Identificazione dei rifiuti (FIR), nonché composto di due apparecchiature elettroniche, un trasponder denominato “black box”, funzionale alla attività di tracciamento dei movimenti dei veicoli, ed una chiavetta USB, necessaria per la identificazione del soggetto obbligato alla osservanza della normativa sul SISTRI, contenente anche la firma digitale.

Già durante il procedimento di generale collaudo da parte delle imprese ed operatori economici tenuti all’osservanza del sistema telematico, intervenuto nel maggio 2011, si ingenerarono profonde delusioni sulla sua funzionalità ed efficienza, delusioni che avrebbero segnato il travagliato percorso del SISTRI. Quest’ultimo infatti fu interessato di infiniti rinvii incidenti sulla entrata in vigore; dall’originaria data dell’1 ottobre 2010, il sistema divenne operativo, infatti, solo a far data dell’1 ottobre 2013.

 

Le (innumerevoli) criticità

Come detto in apertura del presente articolo, il percorso del SISTRI fu inesorabilmente segnato da critiche e controversie che, di fatto, sterilizzarono completamente la potenziale minima operatività del sistema.

  • Una delle maggiori criticità mosse al sistema, così come gestito dal Ministero competente, fu quello economicamente riconducibile ai “black box”, ovverosia i trasponder di cui il SISTRI inevitabilmente si componeva e surricordati. Venne sottolineato infatti, da più parti, come il prezzo di mercato degli stessi (circa 35,00 euro) era lungamente inferiore rispetto a quello esborsato dal dicastero per l’acquisto dalla società aggiudicatrice, la succitata Selex Service Management, pari circa a 500,00 euro a singolo apparecchio, con impatti di non poco momento sulla economia pubblica.
  • Altra problematica, anch’essa connessa agli aspetti economici del SISTRI, concerne il contributo che gli operatori economici tenuti all’utilizzo del sistema hanno versato sin dall’anno 2010. Contributo paradossalmente chiesto alle imprese appena menzionate per contribuire al funzionamento di un sistema di tracciabilità che, purtuttavia, non ha funzionato formalmente sino al 2013 (e sostanzialmente, invece, mai entrato realmente in regime di operatività).
  • A tali problematiche, per così dire, direttamente riconducibili al sistema, si aggiunsero poi quelle parallele, ancorché collegate con il sistema, ovverosia quelle di natura giudiziaria. Poco dopo l’aver reso pubblica l’aggiudicazione della realizzazione del progetto da parte della più volte ricordata Selex Service Management, infatti, venne presentato un ricorso da parte di altre cinque società che lamentavano la totale indifferenza manifestata rispetto ai progetti da queste presentati da parte del Ministero dell’Ambiente, con conseguente indebita gestione dell’intero procedimento ad evidenza pubblica. Il ricorso non venne, però, mai deciso, in quanto ritirato prima della sentenza del giudice amministrativo da parte dei ricorrenti.

Nel 2011 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Napoli avviò una indagine per via della anomala concessione in subappalto, da parte della Selex Service Management, di parti consistenti della realizzazione del sistema.

 

L’intervento legislativo 12/2019: l’abolizione del SISTRI (?)

Il SISTRI, come analizzato nelle precedenti parti del presente scritto, ha palesato molteplici criticità, non tutte necessariamente e direttamente legate al suo impianto strutturale o funzionale, ma, ad ogni modo, in grado di aggravarne percezione ed utilizzabilità. Proprio le problematiche sinteticamente riportate in precedenza hanno più volte persuaso il legislatore a disporne l’abolizione definitiva.

Purtuttavia, al di là della volontà permeante i vari organi esecutivi succedutisi negli anni di espunzione del sistema de qua dal nostro ordinamento, non si è mai riscontrato un intervento realmente finalizzato a mettere mano ed a smantellare il SISTRI. Intervento, come detto, mai riscontrato fino alla prima bozza del decreto semplificazioni 135/2018, di cui è iniziato a trapelare il contenuto nel dicembre del medesimo anno. Bozza che si è presentata dopo che, peraltro, lo stesso Ministro dell’Ambiente aveva manifestato pubblicamente, nel corso di un incontro tenutosi a settembre 2018, la totale inefficienza del sistema SISTRI e la volontà di un suo definitivo superamento.

La presenza del riferimento esplicito alla definitiva soppressione del sistema di gestione dei rifiuti che tanto aveva mostrato inefficienza ed esclusiva capacità di attirare a sé penetranti critiche, ha fatto sperare diverse posizioni, non solo e non tanto giuridiche all’interno del nostro ordinamento, speranze in qualche modo concretizzate dopo la trasfusione del medesimo riferimento all’interno della legge di conversione 12/2019.

Passando al contenuto specifico dell’intervento, deve anzitutto menzionarsi come, all’interno del decreto, all’art. 6, senza particolari formule criptiche, si sanciva come il SISTRI sarebbe stato soppresso a far data dall’1 gennaio 2019, con definitiva cessazione, altresì, della gestione del sistema da parte del concessionario, la cui concessione risulta essere peraltro scaduta in data 31 dicembre 2018.

L’abolizione del SISTRI, come previsto e regolamentato dal succitato decreto 135/2018, ha richiesto necessariamente anche una serie di interventi coordinati per disciplinare gli aspetti che, sia pure secondari, sono inevitabilmente legati in modo diretto al sistema ed alla sua cessazione.

Tra questi presenta indubbio rilievo il pagamento dei contributi da parte degli operatori economici, costituente peraltro una delle criticità prima ricordate, obbligazione annuale non più dovuta a partire dal 2019 e modificata, nella destinazione, per quanto concerne il 2018, posto che gli oneri sostenuti per il mantenimento del SISTRI nell’anno da ultimo menzionato saranno destinati ad un apposito capitolo riferibile al Ministero dell’Ambiente.

V’è da puntualizzare come già questa prima previsione ha destato talune critiche. Infatti, a fronte della previsione di cessazione del dovere di corrispondere le somme di mantenimento in (dis)funzione del sistema di tracciabilità dei rifiuti, nulla viene detto per quanto riferibile alle somme già versate dagli operatori economici in un periodo in cui il SISTRI non era in funzione, neppure a livello meramente prototipale.

Vieppiù come all’interno del decreto semplificazioni apparso nel 2018 e trasfuso nella l. 12/2019 non vi è alcun riferimento, abrogativo ovvero meramente modificativo, al IV e VI comma dell’art. 194-bis d.lgs. 152/2006, lasciando completamente intonso il potere ministeriale di recuperare i contributi SISTRI non corrisposti negli anni antecedenti, di fatto lasciando inalterata la spada di Damocle pendente sugli operatori economici inadempienti.

Passando alla specifica e puntuale analisi dell’abolizione del sistema di tracciabilità dei rifiuti occorre immediatamente sottolineare come l’intervento dell’Esecutivo, poi legislativamente confermato, abroga espressamente la prevalenza delle norme in materia di SISTRI.

Le principali norme interessate da tale intervento netto sono quelle contenute all’interno del d.lgs. 205/2010, modificative dell’impianto del TUA.

Purtuttavia, pare imprescindibile precisare superficialmente come le norme contenute all’interno del decreto del 2010 non sono neppure mai realmente entrate in vigore. Infatti, le disposizioni prevedute all’interno dell’intervento legislativo delegato erano subordinate, circa la propria operatività all’interno dell’ordinamento, alla entrata in vigore del SISTRI, senza ripetersi ulteriormente sul punto, mai veramente avutasi (circostanza, peraltro, rilevata puntualmente anche dalla giurisprudenza di legittimità, v. 34525/2017).

Parimenti interessati dalla abrogazione estesa disposta dal decreto semplificazioni 2018 sono quelle contenute all’interno del d.l. 101/2013, specie all’interno dell’art. 11 di quest’ultimo, previsto per la regolamentazione di un aspetto che non pare essere proprio una sorpresa all’interno della disciplina del SISTRI (volendo essere eufemistici): la proroga per l’entrata in vigore del sistema di tracciabilità.

Precipitato immediato ed inevitabile dell’abrogazione de qua è certamente la conseguente soppressione altresì di tutte le disposizioni di completamento, aggiornamento ed attuazione della disciplina SISTRI, ad esempio quelle contenute all’interno del d.l. 78/2016.

 

Il nuovo regime in vigore dal primo gennaio 2019

L’intervento di soppressione del SISTRI, ansiosamente auspicato all’interno dell’ordinamento, reca con sé la necessità di predisporre un sistema di transizione, non potendosi accogliere un passaggio netto da un sistema ad un altro privo di conseguenze pregiudizievoli per gli operatori, nonché un sistema sostitutivo, al fine di non lasciare vuoti normativi nella gestione della tracciabilità dei rifiuti sul territorio nazionale.

Quanto al primo, l’intervento dell’Esecutivo, confermato dall’organo parlamentare, prevede per i soggetti precedentemente obbligati all’utilizzo del SISTRI, l’utilizzo delle precedenti modalità cartacee (registri di carico e scarico, FIR, MUD) sino al passaggio definitivo al nuovo sistema. Peraltro, il decreto semplificazioni non abbandona neppure la telematicità del sistema previgente, prevedendo espressamente l’osservanza delle norme in materia di tracciabilità telematica dei rifiuti precedentemente guidanti e regolamentanti il SISTRI (art. 188 ss. TUA). Già in queste previsioni, pertanto, la portata globalmente innovativa dell’intervento pare parzialmente ridimensionarsi, richiedendosi, sia pure per regolamentare il regime transitorio, l’osservanza delle norme originariamente dettate in materia proprio di SISTRI.

Quanto appena illustrato vale, come detto in apertura, per la regolamentazione del regime transitorio. Pare necessario passare ora all’analisi della seconda prospettiva, quella tesa alla sostituzione del sistema SISTRI con altro. Infatti, dalla prima distratta lettura al decreto semplificazioni emerge la volontà (comunque comprensibile) di non abbandonare l’idea di un sistema nazionale di tracciamento dei rifiuti. Si stabilisce, infatti, esplicitamente come il SISTRI dovrà essere sostituito da altro sistema di tracciabilità.

Nel progetto formato dall’Esecutivo, però, non trapelano significativi indizi sulla struttura e funzionamento di quest’ultimo, potendosi rilevare esclusivamente come lo stesso dovrà essere gestito interamente ed esclusivamente dal Ministero competente, con riduzione dei costi di approntamento e gestione. Altra informazione successivamente estrinsecata è stata quella relativa alla volontà di formare un registro nazionale di tracciabilità dei rifiuti su base elettronica, come detto, gestito unicamente dal Ministero dell’Ambiente ed obbligatorio per diversi operatori economici (si menzionano, in particolare: imprese ed enti dediti alla attività di gestione dei rifiuti, produttori di rifiuti pericolosi, commercianti e detentori di questi ultimi, coloro che effettuano attività di raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi, nonché i commercianti e detentori di questi ultimi, etc.).

Saranno altresì previsti poi costi di gestione per il sistema, che verranno precisamente determinati in seguito da parte del dicastero succitato, oltre alla previsione di una serie di sanzioni amministrative irrogabili ai soggetti ed operatori che non si conformeranno o violeranno le disposizioni in materia di quello che sembrerebbe costituire un nuovo e tecnologico sistema di SISTRI, auspicando che abbia un futuro di gran lunga migliore di quello che ha falcidiato la versione analogica.

Dovrà però attendersi, per poter eseguire una valutazione opinata e con cognizione tecnica, la reale entrata in funzione del nuovo sistema, con l’emanazione del o dei decreti ministeriali da parte del dicastero dell’Ambiente, sperando di non ripercorrere le tappe del vecchio SISTRI anche in materia di entrata in funzione.

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