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La tipicità dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.)

La tipicità dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.)

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) è uno strumento giuridico utilizzabile in campo amministrativo per la prevenzione e gestione degli impatti ambientali originati dalle attività umane.

L’AIA consente all’amministrazione di ponderare il rilascio del formale titolo abilitativo compiendo le opportune valutazioni in tema di potenziali impatti negativi provenienti dall’attività da autorizzare, verificando che questa non incida negativamente o pericolosamente sulle componenti del bene ambientale; suolo, acqua ed aria. Elemento centrale e irriducibile del sistema di rilascio dell’AIA è, in tal senso, costituito dalla finalità di conseguimento di un elevato livello di protezione ambientale, carattere che rende, per tale significatività, lo strumento de quo uno dei più rilevanti tra quelli riconducibili al panorama delle misure di controllo dell’impatto ambientale e collegate al successivo rilascio dei titoli autorizzativi.

Proprio tali finalità caratterizzanti l’AIA possono altresì evincersi dall’esplicita formulazione normativa, contenuta nell’art. 4, IV comma, lett. c), d.lgs. 152/2006, che, nello stabilire come l’autorizzazione in oggetto debba essere rilasciata per l’abilitazione all’esercizio delle attività di cui all’Allegato VIII, sancisce come essa persegua l’ampia finalità di prevenzione e riduzione dell’inquinamento in maniera integrata, proveniente dalle attività prima citate, sottoposte al rilascio di tale titolo autorizzante, al fine di perseguire l’elevato livello di protezione ambientale.

L’esigenza pregnante che portò all’introduzione del sistema AIA all’interno degli ordinamenti giuridici europei, sulla vigorosa spinta del legislatore comunitario, che la concepì nella direttiva 96/61/CE, si ricollegava sostanzialmente alla presa d’atto, sempre in sede europea anzitutto, del fallace sistema di autorizzazioni predisposte per singoli comparti ambientali e per prevenire ovvero ridurre singoli impatti inquinanti. Il sistema autorizzatorio tradizionale, fondato sul rilascio di specifici titoli abilitativi, finalizzati alla gestione degli impatti pregiudizievoli provenienti da particolari attività e incidenti su particolari settori ambientali, di fatto lasciava senza una efficace ed adeguata tutela l’intero comparto del bene ambiente. Si rischiava, cioè, che a fronte del rispetto dei parametri e valori stabiliti in occasione del rilascio di un titolo autorizzante “tradizionale” in un dato settore e per prevenire o ridurre la contaminazione di una specifica componente ambientale, nell’ambito della medesima attività autorizzata si originassero lesioni assai ben più gravi ad altri beni costituenti il sistema ambientale e non considerati in sede di rilascio dell’autorizzazione, con complessivo nocumento ambientale di gran lunga più grave rispetto a quello singolarmente evitato alla componente ambientale considerata. Precipitato immediato e logico di tale prima affermazione fu ovviamente quello secondo cui risultava paradossale e assurdo che il bene ambiente, nella sua struttura talmente immanente e onnicomprensiva da divenire evanescente sul piano definitorio, fosse incapace di essere confinato a livello nozionistico ma che il fenomeno patologico che lo involgeva (sub specie: inquinamento) potesse, al contrario, essere definito puntualmente e gestito in maniera minuziosa (id est: limitata), non considerando le conseguenze contaminanti globalmente suscettibili di verificazione. Proprio tali criticità furono foriere dell’approccio integrato della gestione degli impatti ambientali provenienti dalle attività maggiormente pericolose per l’intero sistema biologico-ambientale e furono alla base dell’elaborazione normativa dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

Proprio tali considerazioni e l’approccio integrato posto alla base dell’adozione dell’AIA hanno ingenerato una forte necessità di sua tipizzazione, necessità pacificamente e significativamente più avvertita rispetto alle autorizzazioni tradizionali, dettate per singoli comparti ambientali e per puntuali settori di intervento. Tale necessità tipizzante è stata perseguita dal nostro legislatore, sempre dietro la spinta e indicazione proveniente dal legislatore sovranazionale, con differenti previsioni normative, sempre contenute all’interno del Testo Unico Ambientale.

Una prima forma normativa di tipizzazione dell’autorizzazione in questione è ravvisabile nel fatto che l’autorità amministrativa competente al rilascio dell’AIA, deve tenere in debita considerazione, proprio in occasione della valutazione dei requisiti per il rilascio della medesima, taluni principi generali. Dovranno, cioè, essere prese in considerazione le opportune tecniche di prevenzione dell’inquinamento, rapportandole alle migliori tecniche disponibili, dovrà essere vagliata la mancata verificazione di episodi inquinanti significativi, dovrà essere prevenuta la produzione di rifiuti, l’energia dovrà essere impiegata in modo efficiente ed efficace, dovranno essere predisposti gli appositi strumenti atti alla prevenzione di verificazione degli incidenti, nonché alla limitazione delle conseguenze, infine, al momento della cessazione della attività autorizzata, dovrà essere predisposto un piano in grado di evitare ogni fenomeno inquinante ed essere ripristinato lo status quo ante dei luoghi modificati dalle attività autorizzate nel sito (tutti principi sanciti espressamente dall’art. 6, XVI comma, d.lgs. 152/2006).

Un aspetto ineccepibilmente tipizzante del sistema di adozione dell’autorizzazione de qua è rinvenibile nell’art. 29-sexies, IV comma, d.lgs. 152/2006 secondo cui i valori limite di emissione, i parametri e le tecniche equivalenti devono necessariamente rapportarsi alle migliori tecnologie disponibili, senza l’individuazione di tecniche specifiche da impiegare ma tenendo conto delle condizioni del sito e dell’impianto, delle condizioni geografiche in cui è sito e delle caratteristiche locali dell’ambiente. La definizione di migliori tecnologie disponibili (Best Available Techniques – BAT), adottata all’interno del nostro ordinamento giuridico, riprende puntualmente quella dettata da parte del legislatore europeo già con la direttiva del 1996, succitata, facendo riferimento, rispettivamente, per tecniche a quelle impiegabili in ogni fase involgente lo svolgimento dell’attività autorizzata, dalla progettazione, gestione, manutenzione e cessazione dell’impianto, per “disponibili” a quelle tecniche che possono essere ritenute tecnicamente ed economicamente impiegabili da parte del gestore dell’impianto, considerando il settore in cui devono essere impiegate, delle caratteristiche dell’ambiente e dell’impianto stesso e del raffronto tra costi e benefici, infine, per “migliori” alle tecniche che sono in grado di assicurare il più elevato e immanente livello di protezione del bene ambientale dagli effetti dell’attività, sia pur autorizzata.

Accanto ai primi due aspetti tipizzanti, appena analizzati, l’AIA si differenzia ontologicamente dalle altre autorizzazioni tradizionalmente intese per ulteriori aspetti caratterizzati dalla medesima finalità di tipizzazione. Può a titolo esemplificativo citarsi anzitutto, il potere dell’autorità competente a fissare dei valori di emissione maggiormente rigorosi rispetto a quelli stabiliti dall’ordinaria normativa vigente. Potere limitato al ricorrere di un duplice ordine di condizioni, alternativamente dettati, per l’esercizio dello stesso: quando l’impiego di una simile potestà è richiesta dalle condizioni ex art. 29-septies, riferito alle migliori tecnologie disponibili e norme di qualità ambientale ovvero quando ciò è richiesto dalle particolari condizioni ambientali della zona geografica in cui l’impianto autorizzando è sito. Secondo e ulteriore elemento tipizzante è il riferimento alle migliori tecniche disponibili, la cui esistenza e possibilità di impiego devono essere necessariamente rapportate ai formali documenti adottati in sede europea, in particolare quelli formati dalla Commissione Europea e identificabili nei BATC o nei Bref. In assenza di tali riferimenti europei, le M.t.c. dovranno di conseguenza rapportarsi a quelle riportate nell’Allegato XI, parte seconda, T.U.A..

Ulteriori elementi tipizzanti in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale sono costituiti da diversi obblighi, tra cui quello di effettuazione di autocontrolli da parte del gestore dell’impianto autorizzato, sulle emissioni ingenerate, tramite l’osservanza di una apposita procedura e dei valori da considerare e con il dovere, altresì, di fornire la comunicazione degli esiti dei controlli all’autorità competente periodicamente, almeno una volta l’anno. Accanto a tale primo obbligo, sussistono poi quello, sempre del gestore, di sopportare gli oneri economici derivanti dall’espletamento dell’attività istruttoria e di controllo esercitata dall’autorità competente e quello di programmare, almeno una volta ogni cinque anni, un’attività ispettiva delle acque sotterranee ubicate nella zona dove è situato l’impianto e, almeno una volta ogni dieci anni, del suolo ubicato nella medesima zona.

Da quanto presentato e analizzato, si può evincere come il sistema di Autorizzazione Integrata Ambientale è caratterizzato da elementi peculiari e specializzanti, che lo rendono un sistema assai differente da quello posto alla base del rilascio delle autorizzazioni tradizionali, con la conseguenza di una forte esigenza di tipizzazione, perseguita, dapprima a livello europeo e poi a livello nazionale, con diverse previsioni normative, solo sinteticamente analizzate in questo elaborato.

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