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L’arbitrato internazionale quale strumento di risoluzione delle controversie in ambito di crisi climatica

BusinessOttobre 13, 2020

Introduzione

Prima dell’avvento dell’emergenza sanitaria causata dal COVID-19, solo in pochi avrebbero trovato una connessione puramente pratica tra una pandemia ed il cambiamento climatico.

I dati che si riscontrano nelle ultime settimane indicano forti segnali di un costante aumento dei casi mentre le posizioni politiche ed economiche si induriscono e tutte le parti cercano di trarre vantaggio dalle pressioni gravate su aziende, individui e governi.

In questo scenario, l’arbitrato internazionale così come le Alternative Dispute Resolution (ADR) giocano un ruolo fondamentale nella risoluzione delle controversie.

Dal punto di vista ambientale, il COVID-19 ha fortemente ridotto le emissioni di gas serra e altri inquinanti a livello globale, a causa delle restrizioni imposte dai vari governi su industrie e trasporti.

La pandemia ha, inoltre, mostrato la resilienza e la sostenibilità delle pratiche commerciali e delle supply chains in molti settori, mentre altri settori, in particolare tecnologia e innovazione, hanno consolidato la loro posizione di motore per il futuro di molte industrie.

La pandemia ha, però, influenzato negativamente la transizione energetica; infatti, molti progetti fondati sull’energia rinnovabile si sono trovati ad affrontare non pochi problemi in materia di catena di approvvigionamento.

Tutto ciò ha inevitabilmente portato a minori investimenti su green or sustainable projects.

La risoluzione delle controversie

L’elenco delle controversie relative al clima è ampio.

Quasi quotidianamente vengono segnalate nuove controversie contro aziende, individui e governi.

Il profilo di rischio non è solo complesso, è in costante evoluzione: ciò è in parte dovuto alle rivendicazioni innovative presentate dai ricorrenti che cercano di evitare gli ostacoli legali che spesso si trovano ad affrontare (ad esempio, legittimità, giustizia e nesso di causalità), in parte alla continua evoluzione della regolamentazione e delle politiche climatiche, sulla scena nazionale e internazionale.

La circostanza che, ad oggi, la maggior parte delle controversie sui cambiamenti climatici siano state discusse e decise dinnanzi a tribunali ordinari, ha spronato le maggiori istituzioni arbitrali del mondo a rivolgere la loro attenzione sulle modalità per rendere la risoluzione efficace ed efficiente, così come riportato nel recente report della International Chamber of Commerce (ICC) Task Force on the Arbitration of Climate Change-Related Disputes.

Il report della task force ICC

La ICC Arbitration and Alternative Dispute Resolution (ADR) Commission, con il supporto della ICC Commission on Enviromental and Energy, ha creato una task force per l’arbitrato in materia di cambiamenti climatici composta da: rappresentanti di imprese, arbitri, avvocati, rappresentanti di organizzazioni non governative e accademici.

Il principale compito della task force è di supervisionare l’uso corrente dell’Arbitrato Internazionale e delle ADR nella risoluzione delle controversie internazionali relative ai cambiamenti climatici, nonché di esaminare le caratteristiche che un meccanismo di risoluzione delle controversie debba possedere per una celere ed efficace risoluzione.

Il Report summenzionato è stato pubblicato nel Novembre del 2019 ed ha identificato sei aree in cui le procedure esistenti potrebbero essere migliorate, fornendo, altresì, delle linee guida e di linguaggio di cui le parti possono usufruire nella redazione degli accordi.

La scelta dell’arbitro e le misure per accelerare la risoluzione delle controversie

Data la complessità e l’ampiezza del settore, è quanto mai fondamentale garantire la competenza scientifica e tecnica adeguata: le parti, infatti, avranno la possibilità di nominare l’arbitro che più preferiscono, il quale verrà affiancato da un esperto.

La scelta dell’arbitro ad opera di parte può fondarsi su requisiti specifici, sebbene sia necessario non essere troppo prescrittivi in quanto ciò potrebbe ridurre il numero di potenziali arbitri a disposizione delle parti stesse.

Il rapporto, inoltre, precisa che nella maggior parte dei casi le controversie relative al cambiamento climatico richiedono una urgente risoluzione.

Spesso, infatti, l’urgenza è causata da fattori come la costante evoluzione della scienza e delle tecnologie afferenti ai cambiamenti climatici ma, soprattutto, dalla circostanza che l’attesa possa avere impatti dannosi sulla società e sull’ambiente.

Il rapporto fornisce indicazioni sulle modalità che permetterebbero una accelerazione nella risoluzione delle controversie, tra cui:

  • l’efficace utilizzo delle tecniche di gestione dei casi, come ad es. la biforcazione del procedimento;
  • procedendo attraverso la nuova procedura accelerata ICC, in base alla quale le parti accettano questa procedura se l’importo della controversia non supera i € 2.000.000;
  • l’utilizzo delle funzionalità aggiuntive offerte dall’arbitrato ICC, come ad esempio l’arbitrato d’urgenza oppure la possibilità di ottenere provvedimenti provvisori e conservativi.

La trasparenza nell’Arbitrato

Una delle maggiori preoccupazioni della task force si basava sulla percezione che la scarsa trasparenza, propria dei procedimenti arbitrali tradizionali, potesse scoraggiare la scelta delle parti di affidarsi all’arbitrato per la risoluzione di controversie in tale materia.

Tale preoccupazione è spesso riconducibile alle implicazioni di politica pubblica associate alle controversie sui cambiamenti climatici, i quali, inevitabilmente, conducono ad interrogativi sulla legittimità dei procedimenti privati.

Per far fronte a simili “ostacoli”, il report suggerisce che vengano rese disponibili maggiori informazioni agli Stati, alle imprese ed alle parti interessate.

Sono svariati i progressi raggiunti in termini di trasparenza nel contesto delle controversie tra investitori e stato, principalmente raggiunti grazie alle norme dettate dalla Commissione delle Nazioni Unite sul diritto del commercio internazionale, basate su trattati che consentono l’accessibilità alle informazioni ad una ampia porzione di pubblico.

Allo stesso modo, le regole predisposte dall’ICC prevedono la pubblicazione dei lodi di alcuni arbitrati commerciali.

La partecipazione

Altro importante aspetto, oggetto di studio della task force, riguarda la partecipazione di terzi interessati alle controversie attinenti questioni di interesse pubblico più ampio.

Con l’aumento dei progetti e delle politiche sul cambiamento climatico, parallelamente si assisterà ad un incremento delle controversie ad esse collegate.

Le parti, quindi, avranno la possibilità di incorporare meccanismi di partecipazione appropriati nella risoluzione della propria controversia, per evitare che parti terze possano così promuovere procedimenti paralleli in altre sedi.

Secondo la task force, le modalità per giungere ad una simile soluzione si ravvisano nella riunione di parti aggiuntive oppure consentendo osservazioni amicus curiae.

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