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arbitrato e intelligenza artificiale

Arbitrato: Intelligenza Artificiale vs Umano

Introduzione

Nell’ambito delle ADR (Alternative Dispute Resolution), l’arbitrato gode di uno status di rilievo. Spesso viene descritto come metodo privato e consensuale di risoluzione delle controversie: se le parti in causa necessitano di una decisione vincolante, ma non vi è la volontà di affidarsi a un tribunale, l’arbitrato è il metodo maggiormente impiegato.

Tradizionalmente, il tribunale è composto da arbitri che conducono le udienze di persona, fisicamente; tuttavia, gli sviluppi tecnologici, soprattutto la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la tecnologia blockchain, stanno attualmente sconvolgendo il format e lo svolgimento tradizionale dell’arbitrato, in quanto sarebbero in grado di aumentare l’efficienza e la qualità del giudizio.

Le intelligenze artificiali garantiscono decisioni più razionali, coerenti e soprattutto imparziali rispetto agli arbitri umani.

La pandemia COVID-19 ha accelerato la tendenza a utilizzare le IA per aumentare l’efficienza e la qualità degli arbitrati; ad esempio, se le udienze fisiche non sono fattibili, le parti e i tribunali richiedono incontri online, condivisione di desktop e software di videoconferenza che consentano loro di incontrarsi via Internet in tempo reale.

Tutto ciò ci induce a una serie di interrogativi: un arbitrato richiede necessariamente la presenza di arbitri umani? I sistemi IA possono gestire un processo di arbitrato legittimo ed equo? Possono rendere una decisione vincolante che si qualifica come lodo arbitrale?

Quando gli arbitrati a pieno regime di IA diventeranno tecnologicamente fattibili, essi saranno in grado di svolgere funzionalmente gli stessi compiti degli attori umani e dovrebbero essere consentiti dalla legge; infatti, non c’è nulla nel concetto di arbitrato che richieda fondamentalmente il controllo umano, la governance o anche l’input.

Inoltre, il quadro giuridico esistente per gli arbitrati commerciali internazionali, la “Convenzione di New York” in particolare, è in grado di adattarsi ad arbitrati pienamente basati sull’IA. 

L’Arbitrato e l’Intelligenza Artificiale

Attualmente sono già esistenti applicazioni blockchain di arbitrati, aventi lo scopo di eseguire in modo efficiente le decisioni dell’uomo; tuttavia, di ben altro rilievo risulterebbe l’applicazione dell’IA sull’arbitrato al fine di assistere l’umano nel processo decisionale o addirittura di sostituirlo.

Le tecniche e le applicazioni dell’IA sono disponibili in diverse forme.

Lo sviluppo più recente dell’IA si riferisce principalmente al “machine learning“: si tratta di un approccio all’informatica in cui la soluzione a un problema di ottimizzazione non è codificata in anticipo, ma è derivata in modo induttivo con riferimento ai dati.

I maggiori successi pratici con le machine learning nelle applicazioni legali sono stati finora ottenuti con l’uso di tecniche di “supervised learning“, processo che inizia con un set di dati che viene etichettato dall’uomo secondo la dimensione di interesse (“training data“); successivamente, il sistema analizza questo dataset e determina il modo migliore per prevedere la variabile di risultato rilevante facendo riferimento alle altre caratteristiche disponibili dei dati.

Il “trained model” – cioè l’algoritmo con l’insieme dei parametri che hanno ottimizzato le prestazioni sul dataset di allenamento, viene poi messo al lavoro su un nuovo dataset di prova per vedere quanto sia efficace nella previsione al di fuori del campione di allenamento originale.

Questi risultati vengono forniti tramite un’interfaccia che gli esperti umani possono controllare e utilizzare.

Applicazioni dell’IA per ASSISTERE l’arbitro

Questa categoria prevede tre diverse tipologie di applicazione: strumenti per la gestione dei casi/processi di arbitrato; gestione ed analisi dai fatti; assistenza alla funzione decisionale attraverso modelli predittivi.

1. Strumenti per la gestione dei casi: esistono applicazioni di IA che utilizzano machine learning con la tecnologia di elaborazione del linguaggio naturale (natural processing language – NPL) al fine di assistere l’arbitro nella programmazione e nella pianificazione del carico di lavoro.

Ad esempio, X.AI ha prodotto un’applicazione per la programmazione intelligente delle riunioni; secondo gli sviluppatori, Amy@x.ai, l’assistente di programmazione intelligente, interagisce con gli esseri umani attraverso le e-mail, e i “… modelli di machine learning … catturano informazioni rilevanti su tempo, luogo e persone per aiutare gli agenti virtuali a programmare le riunioni con il minimo coinvolgimento umano”.

Gli assistenti intelligenti possono essere utilizzati per trovare gli slot per le riunioni importanti e organizzare le possibili date di deposito in accordo con il carico di lavoro degli arbitri o delle altre parti, dando priorità alla rilevanza attribuita a ciascun caso particolare.

2. Strumenti per la gestione e l’analisi dei fatti: altre applicazioni di IA si concentrano sulla fornitura di strumenti per la raccolta e l’analisi dei fatti ad arbitri e consulenti.

Tra i diversi strumenti già esistenti, merita menzione eBrevia, strumento di e-discovery per il processo di revisione dei documenti, che utilizza l’apprendimento automatico per determinare le parti rilevanti dei documenti.

Secondo il sito web dell’azienda, lo strumento è in grado di analizzare più di 50 documenti in meno di un minuto e dichiara di essere il 10% più accurato di un processo di revisione manuale.

Altro strumento da prendere in considerazione è ROSS Intelligence, un’applicazione software per la ricerca di IA e di linguaggio naturale, che consente agli utenti di porre domande e ricevere informazioni sulla lettura consigliata, sulla giurisprudenza correlata e sulle risorse secondarie.

Infine, Kira Systems è un’applicazione di machine learning in grado di identificare, estrarre e analizzare contratti e altri documenti, inclusi, ad esempio, i documenti presentati dalle parti e gli allegati; può essere utile per gli arbitri per scoprire informazioni rilevanti dai contratti indipendentemente dalla loro struttura.

3. Strumenti di assistenza al processo decisionale: questi strumenti consentono agli arbitri di emettere sentenze di migliore qualità e di implementare la legittimità e l’accettazione delle loro decisioni; tali applicazioni si basano principalmente su strumenti di analisi predittiva dei dati e su set di dati delle decisioni.

Affinché le applicazioni predittive possano essere implementate con successo, i dati devono essere di grande volume e di sufficiente varietà e veridicità.

Diverse applicazioni dell’IA per la previsione legale nell’arbitrato sono già utilizzate nella pratica: ad esempio, ArbiLex è uno strumento di analisi predittiva dei dati, che sfrutta l’apprendimento automatico bayesiano per valutare e quantificare le probabilità.

Infine, la piattaforma di analisi legale di Lex Machina ha una funzione di “Timing analytics” che utilizza l’IA per prevedere il tempo stimato per un caso davanti a un giudice specifico. Questa funzione potrebbe essere utilizzata anche in relazione ai singoli arbitri, a condizione che l’applicazione disponga di dati sufficienti e sufficientemente specifici su questi arbitri per fare previsioni accurate.

Applicazioni dell’IA per SOSTITUIRE l’arbitro

Un sistema di arbitraggio AI robot, che sostituirebbe gli arbitri umani, richiederebbe un processo di gestione e di accettazione dei casi, l’esecuzione di controlli di conflitto, la gestione di più appuntamenti, casi e udienze allo stesso tempo, senza il coinvolgimento di input umani e quindi in modo completamente automatizzato.

Inoltre, dovrebbe eseguire un’analisi fattuale di un determinato caso, compresa la scoperta elettronica dei fatti e l’analisi dei documenti; dovrebbe anche valutare la credibilità dei testimoni durante l’interrogatorio, utilizzando, ad esempio, applicazioni di riconoscimento facciale in grado di rilevare micro-espressioni di un testimone.

Per contro, i casi che comportano variabili nascoste, come le considerazioni sociali o economiche non evidenti nei documenti legali o fattuali, portano un grado di incertezza rilevante per i processi di aggiudicazione, che, allo stadio attuale dello sviluppo dell’IA, non può essere correttamente contabilizzato dai sistemi disponibili.

Elementi chiave di un arbitrato

Gli elementi chiave di un arbitrato sono rintracciabili in leggi, convenzioni e spesso anche nella prassi legale condivisa da una comunità di studiosi e professionisti del settore.

Il sottocampo più importante dell’arbitrato, vale a dire l’arbitrato commerciale, è un argomento di leva internazionale: le sue fondamenta giuridiche sono, la Convenzione di New York e la UNCITRAL Model Law on International Commercial Arbitration“, convenzioni/testi internazionali con un notevole successo in tutto il mondo.

Un arbitrato è un processo di risoluzione delle controversie condotto da una terza parte neutrale, l’arbitro; la caratteristica fondamentale, che distingue un arbitrato da altri metodi di ADR come la mediazione o la conciliazione, è che, se le parti non si accordano, il processo arbitrale si conclude con una decisione vincolante, altrimenti nota come lodo arbitrale.

La funzione del lodo è quella di rendere giustizia alle parti ed avrà questa funzione se sarà conforme al principio di decisione applicabile e se le parti considereranno il processo equo e l’arbitro indipendente e imparziale.

Gli elementi chiave possono essere ricondotti a tre diverse aree:

1. Coinvolgimento di una terza parte indipendente ed imparziale: non esiste un arbitrato senza un terzo, l’arbitro, che sia distinto e neutrale per le parti in causa e conduca il procedimento in modo imparziale.

Nella prassi legale, la nomina di un arbitro e, più specificamente, le potenziali contestazioni relative a dubbi sulla sua indipendenza ed imparzialità, sono spesso una fase lunga e controversa del processo arbitrale.

L’IBA ha pubblicato nel 2014 le “Guidelines of Conflicts of Interest in International Arbitration, evidenziando la rilevanza pratica della questione.

L’utilizzo di IA incaricate di porre in essere il processo di selezione di arbitri umani sono da considerarsi tappa intermedia verso un utilizzo che vedrebbe in prima linea le IA svolgere la funzione di parte terza indipendente ed imparziale.

In linea di principio, i sistemi basati sull’IA possono essere progettati in modo che il sistema sia separato dalle parti e che soddisfi i criteri summenzionati.

Un sistema di risoluzione delle controversie basato sull’IA potrebbe essere funzionale solo se il sistema godesse di una sorta di status di entità giuridica secondo le leggi applicabili.

Di conseguenza, la possibilità che un sistema completamente autonomo possa svolgere la funzione di arbitro dipende dal se, almeno ai fini della gestione di un processo arbitrale, tale sistema goda di capacità giuridica.

Svariati i tentativi di risposta a questo quesito: è stata proposta la creazione di un nuovo tipo di personalità giuridica specifica per i robotavanzati” (c.de-personality), oppure l’istituzione di “self-driving corporation” in grado di fungere da arbitro, consentendo così una gestione di società integralmente automatizzata.

2. Gestione del processo: l’arbitrato è un processo di risoluzione delle controversie; esso comporta l’accertamento e la revisione dei fatti della causa, l’applicazione di norme procedurali concordate dalle parti e/o incaricate dalla lex loci arbitri (parità di trattamento delle parti, diritto di essere sentiti, ecc.) e l’applicazione di norme di diritto sostanziale scelte dalle parti o dirette dalla lex loci arbitri.

Attualmente non esiste un’applicazione generale di IA che sia in grado di gestire il processo di arbitrato in toto: ciò che limita un simile utilizzo riguarda la disponibilità di dati di formazione accuratamente etichettati per gli strumenti di apprendimento delle macchine.

Tuttavia, nella misura in cui le leggi sull’arbitrato sono pubbliche e la gestione del processo arbitrale deve necessariamente seguire dette leggi, l’etichettatura potrebbe essere fattibile.

Tale evidenza si riscontra anche nelle Regole Arbitrali dell’UNCITRAL e della Convenzione di NY: l’UNCITRAL dispone, infatti, di un proprio database c.d. Case Law on UNCITRAL Texts (CLOUT), che può essere utilizzato come fonte di dati grezzi per entrambi i suddetti testi legislativi, mentre in relazione alla Convenzione, la giurisprudenza e i commenti sono inclusi in una banca dati separata in continua espansione.

Un altro elemento importante del processo è l’audizione durante la quale le parti hanno la possibilità di presentare il loro caso: se un sistema ad intelligenza artificiale può garantire tecnologicamente che le parti siano ascoltate in un’udienza, non vi è alcuna obiezione concettuale contro la caratterizzazione di questa parte del processo come “udienza“.

Quindi, un’udienza con un sistema ad intelligenza artificiale fornirebbe funzionalmente ciò che è costitutivo di un’udienza, vale a dire, fornire un foro alle parti che devono essere ascoltate e presentare il loro caso.

3. Pronuncia della decisione: funzione propria dell’arbitrato è quella di emettere una decisione definitiva e vincolante, un lodo, se le parti non risolvono la loro controversia durante il processo.

In base alle Regole Arbitrali UNICTRAL, le parti possono scegliere il diritto sostanziale applicabile al loro caso, come spesso accade negli arbitrati commerciali internazionali.

Sovente viene scelto il diritto della giurisdizione in cui ha sede il tribunale arbitrale, garantendo così che la lex loci arbitri ed il diritto sostanziale applicabile appartengano alla stessa giurisdizione.

Sia dal punto di vista funzionale che di principio, i sistemi alimentati dall’IA possono intraprendere un’analisi del caso e prendere una decisione su un caso specifico; tuttavia, i sistemi giuridici di Common Law sono più adatti a generare dati sufficienti per applicazioni di machine learning rispetto ai sistemi di diritto civile.

Un ostacolo importante all’adozione diffusa di un giudizio basato sull’IA potrebbe essere la capacità dell’applicazione di spiegare il ragionamento di una particolare decisione.

Secondo le Regole Arbitrali dell’UNCITRAL, “il lodo deve indicare le ragioni su cui si basa, a meno che le parti non abbiano concordato che non debba essere fornita alcuna motivazione o che il premio sia un premio a condizioni concordate …“.

Procedure di adattamento del quadro normativo

Se i sistemi basati sull’IA saranno in grado di svolgere le stesse funzioni degli arbitri umani, non solo allo stesso livello, ma anche in modo più efficiente e con una superiore qualità, sorgeranno inevitabilmente questioni relative al quadro giuridico applicabile.

Sebbene l’attuale quadro giuridico non sia ampiamente sviluppato in relazione all’utilizzo dell’IA, si prevede che svariate giurisdizioni sperimentino in futuro la loro regolamentazione sui sistemi di arbitraggio basati sull’IA.

La questione necessita di essere analizzata sotto diversi punti di vista.

1. Il quadro degli Arbitrati Commerciali Internazionali: nonostante la diversità di giurisdizioni e sistemi giuridici di diritto sostanziale e processuale presenti nei vari ordinamenti, l’arbitrato commerciale internazionale è un campo in cui la convergenza normativa è stata raggiunta in misura significativa.

A tale convergenza si è giunti grazie a due strumenti giuridici internazionali: la Convenzione di New York e la Regole Arbitrali UNCITRAL, nonostante la loro diversa qualificazione – rispettivamente Trattato e Regole Arbitrali – sono entrambi ampiamente utilizzati dalla comunità internazionale.

La NYC è stata ratificata in 163 stati, mentre le Regole Arbitrali sono state accettate in 83 Stati.

Le regole previste dalla NYC e quelle proposte nelle Regole Arbitrali sono di particolare importanza nel definire gli standard per l’applicabilità dei lodi: prove empiriche dimostrano che tale esecutività sia l’elemento principale che le parti tengono in considerazione quando scelgono l’arbitrato come soluzione della loro controversia.

Sullo sfondo di approcci normativi innovativi e diversificati in questo settore, gli standard internazionali che si riflettono nella NYC assumono una particolare importanza in quanto fissano un massimale uniforme per l’applicazione transfrontaliera dei lodi.

2. Riconoscimento attribuito alla Convenzione di New York: gli arbitrati assistiti dall’IA non presentano problemi concettuali e sono molto più facilmente conciliabili con la NYC rispetto a quelli completamente autonomi, alimentati dall’IA.

I lodi risultanti dagli arbitrati assistiti dall’IA sono ancora il risultato dell’agire umano, semplicemente assistito dalla tecnologia nello svolgimento dei suoi servizi: non vi sono quindi seri spazi per discutere sul se tali lodi debbano essere considerati come lodi ai sensi del NYC.

Tuttavia, gli arbitrati completamente autonomi dotati di IA, così come i lodi che da essi derivano, richiedono un esame più attento per ciò che concerne la loro compatibilità con le disposizioni del NYC.

La NYC non include alcun riferimento alla natura dell’arbitro o del tribunale, prescrive solo che gli Stati contraenti riconoscano e facciano rispettare gli accordi di arbitrato e i lodi arbitrali soggetti solo a limitati motivi di rifiuto.

Nonostante questa mancanza di disposizioni specifiche sugli attributi o le caratteristiche di un arbitro, se consideriamo la tecnologia disponibile nel 1958, quando la NYC fu adottata, le sue disposizioni furono redatte con l’implicita comprensione che gli arbitri potevano essere solo umani.

Metodologicamente, la NYC presenta una lacuna nascosta e non voluta in relazione alla regolamentazione di arbitrati completamente autonomi e dotati di intelligenza artificiale.

Poiché la NYC è un trattato internazionale, la sua interpretazione deve seguire le regole degli articoli 31-32 della Convenzione di Vienna del 1960 sul diritto dei trattati (VCLT): in questi articoli, l’accento è posto sul “significato ordinario da dare ai termini del trattato nel loro contesto e alla luce del suo oggetto e del suo scopo“.

Il suo scopo è quello di facilitare l’esecuzione transfrontaliera dei lodi arbitrali tra gli Stati contraenti e di promuovere il commercio internazionale.

Una decisione è considerata “lodoai sensi della NYC quando decide e risolve in modo vincolante una controversia, in tutto o in parte.

Di conseguenza, se una decisione originata da un sistema basato sull’IA svolge queste funzioni, l’interpretazione della NYC in base al suo oggetto e al suo scopo porterebbe a concludere che tale decisione sia un “lodo” ai sensi della NYC; interpretazione, questa, che tiene conto dell’oggetto e dello scopo della Convenzione piuttosto che della tecnologia disponibile al momento della sua adozione.

In sintesi, la NYC può essere interpretata in modo da accogliere gli sviluppi tecnologici dell’era moderna e il riconoscimento e l’esecuzione di sentenze rese da arbitri completamente autonomi e dotati di IA.

3. Il ruolo della Regole Arbitrali UNCITRAL: i singoli Stati non possono cambiare quanto contenuto nella NYC, ma possono decidere se adottare la Regole Arbitrali UNCITRAL con o senza modifiche, se copiare lo statuto arbitrale di un altro Stato o se sviluppare un nuovo statuto arbitrale.

Le Regole Arbitrali UNCITRAL sull’arbitrato commerciale internazionale sono state adottate in 83 Stati in un totale di 116 giurisdizioni, di conseguenza, è ragionevole prendere tali disposizioni come punto di partenza per un’analisi degli adattamenti necessari o auspicabili per gli arbitrati con l’assistenza dell’IA o integralmente gestiti dall’IA.

L’arbitrato è un giudizio privato nei limiti stabiliti dalla legge statale; all’interno di questi confini, le parti sono libere di elaborare le proprie regole processuali e di progettare un processo che meglio si adatti alle loro preferenze di risoluzione delle controversie.

Ciò è espresso nell’articolo 19 delle Regole Arbitrali, che recita: “fatte salve le disposizioni delle Regole Arbitrali, le parti sono libere di concordare la procedura che il tribunale arbitrale deve seguire nello svolgimento del procedimento”.

Se le parti optassero per un arbitrato in cui gli arbitri umani siano assistiti da sistemi di IA, ciò dovrebbe essere consentito entro i limiti del requisito che alle parti deve essere applicato lo stesso trattamento e che a ciascuna parte deve essere data la piena possibilità di presentare il proprio caso.

Non si può negare che, storicamente, le Regole Arbitrali siano state concettualizzate pensando agli arbitri umani: il terzo neutrale che prendeva le decisioni era ancora concepito per essere umano e nient’altro, anche nel 2006, quando le Regole Arbitrali sono state parzialmente modificate, non si è parlato d’altro che di arbitri umani.

Nulla nei documenti storici sulle deliberazioni riguardanti le Regole Arbitrali suggerisce che le persone giuridiche, per non parlare delle persone giuridiche senza direttori umani, possano essere “arbitri“.

Tuttavia, le Regole Arbitrali sono proprio questo: un insieme modello di norme giuridiche. Gli Stati sono liberi di consentire esplicitamente arbitrati assistiti dall’IA e anche completamente autonomi, e se lo fanno, tali procedimenti si qualificano come “arbitrati” ai sensi del NYC.

Conclusioni

Per molto tempo l’arbitrato è stato il modello preferito di risoluzione delle controversie per le imprese internazionali.

Il processo è di regola più costoso rispetto a quello incardinato dinnanzi ai tribunali ordinari e spesso anche meno celere; tuttavia, le parti lo preferiscono in virtù della riservatezza e della qualità del servizio offerto da giudici privati (arbitri).

Come è stato analizzato precedentemente, il mondo dell’arbitrato sta cambiando allineandosi sempre di più allo sviluppo tecnologico.

Diversi sono gli interrogativi che nel corso della presente trattazione ci siamo posti: possono i sistemi basati sull’IA sostituire integralmente gli arbitri umani? Come si dovrebbe qualificare una decisione presa sulla base di un sistema di IA? Possono rendere una decisione vincolante che si qualifichi come un lodo arbitrale?

Allo stadio tecnologico attuale non sembrerebbe ipotizzabile un’integrale sostituzione degli arbitri con sistemi basati sull’IA, ma sicuramente tali macchine intelligenti rappresentano un valido supporto all’agire dell’arbitro umano.

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