0
organismo di vigilanza e coronavirus

Organismo di vigilanza e Coronavirus

L’epidemia del Covid-19 ha avuto un impatto devastante sul Paese, sia a livello sanitario che economico. Le misure emergenziali messe in atto dal governo per arginare i contagi hanno infatti bloccato la maggioranza delle attività commerciali; solo alle attività considerate essenziali è consentita la prosecuzione, come alimentari e farmacie. Per le altre attività è obbligatorio invece mettere in campo altre soluzioni per continuare a lavorare, come lo smart working.

Questa complessa situazione rende molto difficoltoso proseguire la propria attività, perché non tutte le attività sono compatibili con lo smart working, e non tutte le aziende sono adeguatamente attrezzate per questo tipo di soluzioni. In molti casi quindi è inevitabile lo stop dell’attività, con conseguenti perdite, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’azienda stessa.

Ma dall’altra parte invece, le imprese che possono proseguire la propria attività devono fare i conti con altri problemi causati sempre dal virus. Su tutti, si pensi ad esempio ai profili derivanti dalla necessità di garantire le misure sanitarie anti-contagio dettate dal governo sul posto di lavoro (distanze di almeno un metro, divieto assembramenti, mascherine, guanti).

In questo caso, per le società che adottano il modello 231 in ottemperanza al D.Lgs 231/2001, si verifica una moltiplicazione dei profili sui cui vigilare, con conseguente lavoro extra per l’Organismo di Vigilanza (OdV), l’organo deputato al controllo sul rispetto del modello rispetto alla commissione di uno dei reati presupposto presenti nel decreto.

Come noto, all’interno del catalogo del decreto 231 sono presenti un gran numero di reati che possono dar luogo alla responsabilità per l’ente. Sono diversi tra questi quelli la cui commissione può essere agevolata dalla situazione generata dall’epidemia di Covid-19; il più evidente è senz’altro quello derivante dall’art. 25 septies del decreto 231, riguardante gli infortuni sul lavoro derivanti dal mancato rispetto delle norme del Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro (T.U. Sicurezza sul Lavoro, D.Lgs 81/2008): secondo l’art 42 del D.L. 18/2020, emanato dal governo per far fronte all’epidemia, il contagio contratto sul posto di lavoro equivale infatti ad “infortunio sul lavoro”. L’eventuale contagio può quindi dar luogo alla responsabilità dell’ente, il quale avrebbe dovuto prevenire l’evento con misure apposite.

Se questo profilo riguarda solo le aziende che non possono fare a meno del lavoro in loco, viceversa, per le aziende che praticano smart working i profili a rischio derivano dall’utilizzo dei sistemi informatici, il cui accesso non avviene attraverso i dispositivi sul posto di lavoro, ma da remoto attraverso diverse soluzioni. In questo caso i potenziali rischio derivano dall’art. 24 bis D.Lgs 231/2001, ossia i cosiddetti reati informatici.

Questi non sono gli unici profili a rischio: l’attuale situazione può infatti dare luogo ad altri comportamenti a rischio, attinenti ad esempio al rapporto con le pubbliche amministrazioni, che può farsi più frequente in un momento in cui vengono messe in atto misure speciali per far fronte alla crisi; in questo caso possono sorgere problemi con procedure di gara, o con l’accesso ad agevolazioni fiscali.

Ricordiamo che la responsabilità dell’ente si verifica quando i reati sono commessi dalla persona fisica “nell’interesse o a vantaggio dell’ente” (art. 6 D.Lgs 231/2001): in questo caso, interesse e vantaggio possono ben identificarsi con la volontà di proseguire l’attività aziendale a pieno regime, cosa che potrebbe essere resa impossibile dal rispetto delle norme di sicurezza straordinarie imposte dalle autorità.

L’OdV è quindi chiamato ad un lavoro extra di controllo, che dovrà concentrarsi sulla potenziale commissione di illeciti sopra elencati e sulle aree corrispondenti. Ricordiamo anche che tra i compiti attribuiti all’organo rientra quello di aggiornare il modello; in questo caso specifico, secondo quanto correttamente stabilito anche dall’Associazione dei Componenti degli Organismi di Vigilanza ex D.Lgs 231/2001 (AODV 231), la sola epidemia non può ritenersi causa di necessità di revisione del modello, in quanto i rischi connessi sono tecnicamente già tutti oggetto di valutazione e mappatura in sede di formulazione del modello.

La situazione attuale rappresenta senz’altro un grande banco di prova dell’idoneità del modello stesso; comunque, sarà probabilmente necessario implementare determinate misure ad hoc speciali, come ad esempio l’istituzione del Comitato di Crisi, prevista dal Protocollo Condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Il Comitato di crisi, che prevede la partecipazione anche delle rappresentanze sindacali e del RLS, è chiamato a verificare il rispetto del protocollo nell’azienda. Il protocollo individua una serie di misure speciali da adottare sul luogo di lavoro per evitare la diffusione del virus, che possono affiancarsi a quelle già eventualmente previste dal modello. Queste misure riguardano in particolare: aspetti informativi, per cui le aziende informano in modo adeguato i dipendenti sulle nuove regole adottate in ragione dell’epidemia; le modalità di accesso in azienda, per cui può essere prevista la rilevazione della temperatura corporea prima dell’ingresso nel luogo di lavoro; le modalità di accesso per i fornitori esterni; la pulizia e la sanificazione degli ambienti di lavoro; la gestione degli spazi aziendali e l’organizzazione lavorativa, attraverso l’istituzione di turni o la promozione laddove possibile dello smart working; la distribuzione di materiale per igiene personale, quali mascherine, guanti, detergenti.

Questo comitato si affianca all’OdV e favorisce il controllo e rispetto delle disposizioni previste dal Protocollo; rimangono tuttavia fermi i compiti di vigilanza dell’OdV, che si ritiene necessario intensificare. Alcune previsioni del Protocollo sembrano infatti derogatorie rispetto a diverse altre norme di riferimento, ad esempio in materia di privacy, ed è pertanto necessario che l’OdV verifichi in modo adeguato ogni aspetto potenzialmente problematico, avendo cura di bilanciare le necessità aziendali e quelle sanitarie.

L‘OdV riveste in questo momento delicato un ruolo ancor più fondamentale del normale. La vigilanza sul rispetto delle norme non è infatti nel solo interesse della azienda, ma anche della collettività. In un momento come quello che stiamo vivendo, in cui a ciascuno di noi è richiesto uno sforzo per il bene comune, allo stesso modo le aziende devono fare in modo di non vanificare tali sforzi, senza sacrificare sull’altare della produttività le necessarie misure anti-contagio.

Se, infatti, i potenziali reati informatici e derivanti dal rapporto con la p.a. segnalati hanno ripercussioni limitate, il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro è assolutamente fondamentale per rallentare il contagio e uscire il prima possibile da questa situazione complicata.

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...

Lascia un commento

Your email address will not be published.