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brevetti e ricerca innovazione e sviluppo

Brevetto europeo e RRI – Ricerca e Innovazione Responsabile

La ricerca e l’innovazione forniscono beni importanti per la società, come medicinali, migliori pratiche agricole, alimenti più sani ed energia più pulita. Quando ricercatori, inventori o imprese sviluppano nuovi prodotti o processi, possono depositare un brevetto per ottenere la protezione delle loro invenzioni nel processo di ulteriore sviluppo e commercializzazione.

La teoria della ricompensa dei brevetti evidenzia che la concessione di brevetti agli inventori fornisce un incentivo per i loro sforzi di ricerca e sviluppo. La teoria dei contratti sostiene invece che agli inventori vengano concessi brevetti in cambio della divulgazione della loro invenzione. Da un lato, questa soluzione va a vantaggio sia dei singoli inventori della società, che può basarsi sulle conoscenze rivelate con l’invenzione, favorendo così la diffusione dell’innovazione.

D’altro canto, tuttavia, i brevetti riducono la concorrenza creando monopoli temporanei. Da questo punto di vista, i titolari di brevetti possono ottenere diritti più ampi di quanto sia nell’interesse della società. Specialmente in combinazione con le pratiche restrittive in materia di licenze, la brevettabilità può ostacolare l’innovazione e la creazione di valore in generale, portare a un aumento dei costi dei medicinali o di altri beni e portare la conoscenza al di fuori del dominio pubblico, vale a dire nel dominio di attori privati, spesso molto potenti.

L’effetto dei brevetti sulla concorrenza può essere positivo, considerato che i brevetti possono facilitare la disintegrazione verticale delle industrie ad alta intensità di conoscenza: creando un forte diritto di proprietà, il sistema brevettuale consente alle attività che in precedenza dovevano essere mantenute all’interno dell’impresa a causa di problemi di segretezza e di contrattazione, di trasferirsi in entità separate e/o nuove. Tuttavia, l’effetto dell’innovazione può essere (parzialmente) attutito, in quanto i brevetti tendono ad aumentare i costi degli innovatori successivi, soprattutto quando devono combinare invenzioni provenienti da molte fonti.

Mentre gran parte della critica dei sistemi brevettuali è inquadrata da una “logica delle conseguenze” (effetti), i brevetti sono sempre più criticati anche da una “logica dell’appropriatezza“, mettendo in dubbio che le pratiche brevettuali siano in linea con i valori e le norme della società. Importanti questioni etiche possono essere e sono state sollevate, ad esempio per quanto riguarda la brevettabilità di alcune invenzioni, soprattutto nel campo emergente della biotecnologia. In questo modo, la progettazione e l’attuazione di un sistema brevettuale diventa un delicato equilibrio, in cui occorre tener conto delle diverse preoccupazioni della società.

Cerchiamo adesso di vedere il modo in cui l’Ufficio Europeo dei Brevetti (European Patent Office, EPO), attore chiave del sistema brevettuale europeo, affronta questo equilibrio attraverso l’applicazione di un quadro di Ricerca e Innovazione Responsabile (Responsible Research and Innovation, RRI).

La RRI è una strategia di ricerca e innovazione che sottolinea l’importanza del principio che la ricerca e l’innovazione debbano contribuire ai beni sociali, non creino effetti collaterali indesiderati e siano sviluppate sostenibilmente, cioè in dialogo con la società e in linea con i valori della stessa. Per la Commissione europea, la RRI significa che gli attori sociali lavorano insieme durante l’intero processo di ricerca e innovazione per allineare meglio il processo e i suoi risultati, con i valori, le esigenze e le aspettative della società europea. La RRI rappresenta una sfida ambiziosa per la creazione di una politica di ricerca e innovazione guidata dalle esigenze della società che coinvolga tutti gli attori sociali attraverso approcci partecipativi inclusivi.

Sebbene l’interesse per l’impatto sociale e la reattività sociale del sistema brevettuale dovrebbe essere la responsabilità distribuita di tutti gli attori di un brevetto, occorre qui concentrarsi su un unico attore, l’EPO.

Nel caso del sistema brevettuale, le organizzazioni che trattano e rilasciano i brevetti (cioè gli uffici dei brevetti) hanno un impatto particolarmente forte sugli effetti della brevettazione in quanto, insieme ai tribunali, detengono l’interpretazione de facto della legislazione in materia di proprietà intellettuale.

Le tecnologie emergenti, in particolare, richiedono continuamente nuovi giudizi nell’applicazione della legislazione in materia di brevetti, in quanto si aprono nuovi orizzonti. Gli uffici dei brevetti sono dunque importanti per stabilire gli standard per la brevettazione in questi settori, influenzando successivamente le strategie brevettuali degli inventori e dei loro avvocati. Inoltre, nell’ambito del sistema brevettuale europeo, gli uffici nazionali europei dei brevetti trattano anche i brevetti nazionali, ma sono ampiamente armonizzati con le pratiche dell’EPO. L’EPO è quindi l’istituzione chiave quando si parla di RRI e di brevetti in Europa.

Impegnarsi con le parti interessate

Il coinvolgimento delle parti interessate è importante in tutti gli approcci alla RRI. Secondo la stessa EPO, ci sono molti stakeholders, che sono indicati come “personale, utenti, Stati membri e il pubblico in generale, tra gli altri gruppi” (“staff, our users, member states and the wider public, among other groups”, come si legge a pag. 3 dello Strategic Plan 2023 dell’European Patent Office). Ciò indica un ampio approccio all’inclusione delle parti interessate, in linea con i principi della RRI.

L’impegno degli stakeholders al brevetto europeo può essere affrontato a due livelli: il livello istituzionale e il livello del processo di concessione dei brevetti.

Il livello istituzionale

L’EPO è l’ufficio esecutivo dell’Organizzazione europea dei brevetti (European Patent Organisation, EPO o EPOrg, per distinguerla dall’European Patent Office), un’organizzazione intergovernativa che comprende anche un altro organo oltre all’Ufficio brevetti, vale a dire il Consiglio di Amministrazione (CdA). Ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 3, della Convenzione sulla Concessione dei Brevetti Europei (Convention on the Grant of European Patents, più comunemente conosciuta come European Patent Convention, EPC), il CdA funge da organo di controllo dell’EPO. Il CdA è composto da rappresentanti dei 38 Stati membri dell’Organizzazione Europea dei Brevetti.

Essi sono comunemente rappresentati dai direttori di ciascun ufficio nazionale dei brevetti. Inoltre, l’Organizzazione europea dei brevetti coinvolge due Stati “d’estensione” (Bosnia-Erzegovina e Montenegro) che pur non appartenendo agli Stati contraenti, hanno firmato accordi che possono estendere su richiesta la protezione dell’EPO in merito ai brevetti, e quattro Stati “di convalida” (Moldova, Marocco, Tunisia e Cambogia), i quali hanno lo status di osservatori nel CdA; lo stesso vale per l’UE, l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI, in inglese World Intellectual Property Organization, WIPO), l’Ufficio europeo della proprietà intellettuale (European Union Intellectual Property Office, EUIPO), il Nordic Patent Institute (NPI), la Confederation of European Business (BusinessEurope) e l’Institute of Professional Representatives before the European Patent Office (o semplicemente European Patent Institute, epi).

Il presidente dell’EPO partecipa alle riunioni del CdA, così come i rappresentanti del Collegio dei revisori dei conti e del Comitato del personale dell’EPO (in cui è rappresentato il personale dell’EPO). Il CdA gestisce due organi, che sono chiamati comitati: il Comitato di supporto tecnico e operativo e il Comitato per il diritto dei brevetti, nonché due veri e propri comitati (il Comitato per il bilancio e le finanze e il Comitato ristretto). Questi organismi/comitati hanno composizioni simili a quelle del CdA.

Nel 1992 è stato istituito l’EUROTAB (European Roundtable on Patent Practice), un meccanismo che consente agli uffici nazionali degli Stati contraenti dell’EPC e dell’EPO di scambiare opinioni e confrontare gli approcci su questioni di natura pratica riguardanti la procedura di rilascio dei brevetti, sia dal punto di vista sostanziale che formale. A questa tavola rotonda sono invitati anche BusinessEurope, l’epi e l’International Federation of Inventor’s Associations (IFIA).

In precedenza, nel 1978, è stato istituito il Comitato Consultivo Permanente dell’EPO dinanzi all’Ufficio europeo dei Brevetti (Standing Advisory Committee before the European Patent Office, SACEPO) per dare voce in capitolo agli ambienti interessati nello sviluppo del sistema brevettuale europeo. I membri sono rappresentanti dell’industria (nominati da BusinessEurope) e della professione brevettuale (nominati dall’epi), nonché alcuni esperti riconosciuti nel campo del diritto della proprietà industriale nominati ad personam dal presidente dell’EPO.

Una volta all’anno a Monaco di Baviera si tengono riunioni periodiche e si organizzano riunioni straordinarie e consultazioni scritte ogniqualvolta si pone un problema di particolare importanza.

L’impegno dell’EPO con gli Stati membri/uffici nazionali dei brevetti e con i suoi utenti/clienti è quindi molto consolidato. L’intreccio tra uffici nazionali dei brevetti, EPO, BusinessEurope ed epi, conferma che la maggior parte degli uffici nazionali dei brevetti considera gli inventori che richiedono i brevetti come loro “clienti” o “utenti” e che gli inventori hanno un posto privilegiato nel sistema dei brevetti, sia nei sistemi brevettuali nazionali che nell’EPO.

Da un punto di vista normativo, dato questo intreccio, si può tuttavia mettere in discussione il modo in cui l’EPO e l’EPOrg in generale si occupano della corretta ripartizione delle responsabilità e delle questioni di governance. Non sembra esserci un vero e proprio rapporto tra supervisore e supervisore all’interno dell’EPOrg. L’organo di controllo (CdA) è composto da rappresentanti degli uffici nazionali dei brevetti, che collaborano intensamente con l’EPO.

È comune eleggere il Presidente dell’EPO all’interno dei circoli dei responsabili degli uffici nazionali dei brevetti. La principale eccezione è stato Alain Pompidou (presidente dell’EPO dal 2004 al 2007), scienziato e politico, senza alcuna formazione nel sistema dei brevetti. L’attuale presidente dell’EPO, António Campinos, è stato direttore esecutivo dell’EPO dal 2010 al 2018, ma prima del 2010 era a capo dell’ufficio nazionale portoghese dei brevetti (e quindi membro del CdA). L’uso confuso dell’acronimo EPO (sul sito web, nei documenti) sia per l’Organizzazione europea dei brevetti che per l’Ufficio europeo dei brevetti non aiuta a delimitare adeguatamente le responsabilità.

Un’altra questione è se BusinessEurope e l’epi coprono l’intera gamma di interessi dei rispettivi settori. Anche BusinessEurope, l’associazione europea delle associazioni imprenditoriali nazionali, svolge un ruolo importante in quanto soggetto interessato al processo decisionale dell’UE, ma in tale ambito viene contestata per il suo status de facto privilegiato, con un rapido accesso a istituzioni come la Commissione europea. L’epi è costituita da consulenti in brevetti europei con qualifiche speciali (come indicato nell’articolo 134-8(b) della EPC), i quali vengono selezionati dall’EPO; l’adesione all’epi è poi obbligatoria per la registrazione come consulente in brevetti europeo.

Nel complesso, l’intreccio tra l’EPO, gli uffici brevetti CdA/nazionali, BusinessEurope e l’epi sembra avere molte caratteristiche di un circolo chiuso “riservato agli iscritti”.

Impegno con il grande pubblico

Al contrario, gli stakeholders che non sono considerati utenti non hanno un posto designato nell’assetto istituzionale del sistema brevettuale europeo. L’elenco di tali soggetti è lungo, e a essi non è assicurato un tribunale indipendente, né una partecipazione rilevante né un forum per la partecipazione. La governance politica del sistema dei brevetti, dunque, a ben vedere, risulta essere svolta da persone vicine al mondo dei brevetti, circostanza che fa dubitare di un possibile ingresso della più generale e diffusa società civile.

Si consideri inoltre che dal 2012 al 2015 l’EPO ha avuto un Comitato Consultivo Economico e Scientifico (Economic and Scientific Advisory Board, ESAB). Il comitato era composto da 11 esperti accademici e professionisti indipendenti, supportati e coordinati dall’economista capo dell’EPO. Sebbene l’ESAB abbia pubblicato varie relazioni pertinenti, si è deciso di non proseguire le sue attività.

Nel complesso, quindi, a eccezione dell’impegno con gli uffici nazionali dei brevetti, le imprese e i consulenti in materia di brevetti, l’impegno istituzionale dell’EPO nei confronti di un pubblico più ampio (la società civile, il pubblico in generale) sembra essere a un livello molto basso e limitato.

Come potrebbe l’EPO allinearsi meglio ai principi del sistema di RRI

Abbiamo visto che le dimensioni del sistema RRI non hanno una posizione forte nell’EPO, né a livello istituzionale né a livello di pratiche brevettuali. La domanda successiva è quindi come rendere l’EPO più reattivo alle preoccupazioni legate alla RRI. Ci concentriamo su tre dimensioni principali: a) modifiche legislative, b) modifiche delle pratiche dell’EPO nell’ambito dell’attuale quadro giuridico e c) modifiche della governance.

a) Legislazione

Formalmente, il diritto brevettuale può essere modificato solo con l’approvazione, da parte degli Stati contraenti, della Convenzione europea sui brevetti (EPC) e quindi attraverso il mandato politico delle delegazioni nazionali presso il CdA o le conferenze diplomatiche della EPO. Si dovrebbe adottare un’azione politica mirata negli Stati membri dell’EPO per rivedere la EPC in modo tale da includere maggiormente le considerazioni etiche e sociali.

Tali revisioni potrebbero comportare diritti brevettuali meno estesi, nuove categorie di eccezioni alla brevettabilità o addirittura nuovi requisiti (oltre alla novità, all’attività inventiva e all’applicabilità industriale) che affrontano esplicitamente l’impatto sociale dell’invenzione in questione.

Un’azione politica concertata e mirata è ostacolata dal fatto che questo settore politico è tecnico e difficile da capire e spiegare (sia al pubblico, che ai media e ai politici). Coinvolge potenti organizzazioni internazionali che sono considerate difficili da influenzare dai singoli Stati (almeno quelli più piccoli). Inoltre, i possibili impatti dell’azione o della mancata azione potrebbero non essere chiari per i politici o per l’opinione pubblica.

Si potrebbe anche sottolineare il fatto che l’EPO opera in un quadro globale – soprattutto l’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (Agreement on Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights, TRIPS) – che spesso viene percepito come un limite al margine di azione politica degli Stati membri della EPC.

Inoltre, dato l’elevato livello di sovrapposizione tra l’EPC e l’adesione all’UE, sarebbe anche possibile influenzare il diritto brevettuale europeo attraverso la legislazione UE, con l’inclusione “volontaria” della Direttiva europea sulle biotecnologie (Direttiva 98/44/CE) nella EPC.

Ciò ha senso anche in considerazione del pacchetto di brevetti UE che ha istituito il Brevetto unitario europeo (Unitary Patent) e il Tribunale unificato dei brevetti (Unified Patent Court), quest’ultimo non ancora entrato in vigore. Inoltre, poiché la legislazione comunitaria coinvolge il Parlamento europeo, ciò aumenterebbe anche la legittimità democratica del sistema dei brevetti. Un adeguato coordinamento tra la parte EPC del sistema europeo dei brevetti e la parte UE è tuttavia essenziale per evitare una disarmonia giuridica.

b) Modifiche nell’ambito dell’attuale quadro normativo.

Anche se il sistema giuridico formale è un quadro “duro” intorno all’EPO, il margine di manovra “morbido” dell’EPO non dovrebbe essere trascurato.

L’EPO stesso può stabilire regole e linee guida che non richiedono la piena ratifica all’interno dell’EPC. È anche vero che non tutto l’allineamento alla RRI, ad esempio un più ampio coinvolgimento delle parti interessate esterne, richiederebbe grandi cambiamenti nell’EPO. Nella fase di pre-concessione del brevetto, ad esempio, sarebbe possibile utilizzare meglio le osservazioni di terzi, ad esempio invitando tali osservazioni per le domande di brevetto percepite come particolarmente rilevanti dal punto di vista sociale, e dando loro seguito. Ciò richiederebbe un aggiornamento e un ampliamento dell’attuale procedura esistente per i “casi più sensibili” (Sensitive Case o SeCa system) SeCa, attraverso il coinvolgimento di esperti esterni di altre discipline (come l’etica, l’economia e gli studi scientifici e tecnologici), al fine di avviare processi di dialogo specifici.

Un’altra opzione potrebbe essere quella di aumentare le competenze interne dell’EPO, stabilendo competenze multidisciplinari e diverse all’interno dell’organizzazione stessa, per assistere sia la direzione dell’EPO che gli esaminatori ampliando il loro orizzonte. La questione centrale in questo caso è il rafforzamento delle competenze analitiche e di riflessione all’interno dell’EPO per quanto riguarda il potenziale impatto più ampio dei brevetti, alla luce degli sviluppi tecnologici e sociali.

Alla questione della competenza è collegato il miglioramento della trasparenza. Molti hanno definito l’EPO come una “scatola nera”: si sa cosa entra in gioco (domande), si sa cosa viene fuori (brevetti), ma questo è tutto. Se si osservano le informazioni fornite dall’EPO nelle sue relazioni annuali e sul suo sito web, si nota che il discorso cade solo sui seguenti argomenti: quante domande, chi sono i maggiori richiedenti, quanti brevetti sono stati concessi, in quali settori il processo risulta tempestivo, e informazioni simili.

Non ci sono invece informazioni sui principali sviluppi tecnologici, sull’impatto sociale dei brevetti o sul contenuto delle decisioni in materia di brevetti. In questo contesto, le banche dati sui brevetti utilizzate dall’EPO non sono concepite per estrarre informazioni significative. Una semplice domanda come il numero di domande di brevetto respinte nella fase d’esame e di rilascio a causa della non brevettabilità dovuta all’ordine pubblico e alla clausola di moralità di cui all’articolo 53(a) della EPC è impossibile da effettuare utilizzando l’attuale registro dell’EPO, in quanto i motivi di rifiuto (e più in generale le disposizioni giuridiche in questione) non sono inclusi nei campi di registrazione.

Solo le decisioni delle Commissioni di ricorso (Boards of Appeals) possono essere esaminate in questo modo. Più in generale, il Registro dell’EPO (European Patent Register) e il suo database (Espacenet) sono banche dati arcaiche e di difficile utilizzo. I fornitori commerciali offrono strumenti di ricerca migliori, ma non sono economici. Può sembrare una questione minore, ma il segnale che viene da questa pratica è che i brevetti coinvolgono solo interessi privati (e l’informazione brevettuale è qualcosa che deve essere acquistata), piuttosto che essere vista come l’esercizio di un’autorità pubblica, che dovrebbe essere trasparente e aperta.

Forse le sfide per l’allineamento al RRI sono in gran parte una questione di cultura organizzativa. Questa cultura è attualmente influenzata dal grande arretrato di domande di brevetto, per cui un importante obiettivo organizzativo dell’EPO (e di molti uffici brevetti nazionali e di altri uffici brevetti in tutto il mondo) è l’aumento della produttività. Altri obiettivi, come il rafforzamento della reattività in una prospettiva RRI, dovrebbero competere con questo obiettivo.

c) La governance

Come si è detto in precedenza, sembra che attualmente vi siano strutture di governance inadeguate per il controllo politico. Nel caso dell’EPO, il suo Presidente partecipa attivamente alle riunioni del CdA e la maggior parte delle proposte di modifiche istituzionali vanno dal presidente dell’EPO al CdA, previa consultazione degli utenti. Se si vuole aumentare la capacità di risposta dell’EPO alla società, occorrerebbe forse riconfigurare la ripartizione delle responsabilità tra il CdA e l’EPO, in modo che il CdA funga da organo politico e l’EPO da organo esecutivo. In effetti, l’attuale sistema di governance informale (compresi i comitati consultivi con rappresentanza degli utenti) può essere un ostacolo altrettanto importante per la risposta del pubblico quanto il sistema formale, ma un ostacolo che forse può essere abbattuto più facilmente.

In questo caso, non è necessario apportare modifiche alla EPC; in sostanza, le disposizioni della EPC prevedono tale ripartizione delle responsabilità. Ad esempio, l’Organizzazione europea dei brevetti disponeva di un comitato di audit esterno (composto da esperti esterni indipendenti), istituito nel 2009, ma che è stato chiuso nel 2011 per “motivi di efficienza”. Il suo scopo principale era quello di conferire ai membri del CdA il potere di controllare meglio l’Ufficio. Il ripristino di questo comitato sarebbe un passo semplice e auspicabile.

Vi è poi la necessità di una maggiore attenzione politica al sistema dei brevetti. L’aspetto più importante è la necessità che il CdA sia composto da rappresentanti politici piuttosto che da rappresentanti degli uffici nazionali dei brevetti. Tale struttura di governance è comune alla maggior parte delle altre organizzazioni internazionali e il quadro e le disposizioni dell’attuale EPC lo consentono pienamente. In una situazione di questo tipo, sarebbe possibile per il CdA incaricare l’EPO di utilizzare il loro significativo spazio di manovra nella direzione di una maggiore reattività alla società.

Riflessioni conclusive

Le misure relative alla Ricerca e Innovazione Responsabile (RRI) non sono ben attuate all’interno dell’EPOrg. Nei discorsi sulla RRI, infatti, c’è la tendenza a considerare le responsabilità dei ricercatori e degli innovatori e la progettazione e il funzionamento di istituzioni come il sistema dei brevetti, come questioni politiche e quindi al di fuori dell’ambito del RRI.

In realtà, le questioni politiche dovrebbero avere un posto centrale nel sistema della RRI, in primo luogo perché la definizione di un nuovo rapporto tra scienza e società per risolvere le grandi sfide del nostro tempo è una questione profondamente politica. In secondo luogo, i ricercatori e gli innovatori operano in un mondo caratterizzato da incentivi più ampi e da istituzioni con mandato politico. Quando queste istituzioni non sono concepite secondo i principi della RRI, non si può semplicemente trasferire questa responsabilità ai ricercatori e agli stessi innovatori, anche se molti di loro la prenderebbero sul serio, anche per quanto riguarda i diritti di proprietà intellettuale.

Tuttavia, la RRI implica anche l’individuazione di un’adeguata distribuzione delle responsabilità, come le responsabilità dei nostri politici di provvedere a istituzioni che favoriscano la responsabilità sociale della ricerca e dell’innovazione. Il miglioramento del diritto brevettuale con disposizioni che consentono una migliore integrazione delle preoccupazioni della società è in primo luogo e in ultima analisi, responsabilità dei politici democraticamente eletti, così come la salvaguardia di strutture e pratiche di governance adeguate all’interno di un’organizzazione internazionale come l’EPOrg.

Nell’ambito della RRI, ci si deve quindi rivolgere a tutte le istituzioni della società che sono collegate ai nostri sistemi scientifici e di innovazione, come i brevetti. Anche se inserite in strutture più grandi (a volte globali) –come l’accordo TRIPS quando si tratta di brevetti – tali istituzioni possono essere ridisegnate o adattate per aiutare meglio la ricerca e l’innovazione a servire gli obiettivi sociali e ad allinearsi ai valori della società, e ritirandosi dall’affrontare questioni politiche così vaste, si aumenta il rischio che la RRI non abbia una reale efficacia.

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