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il ruolo dell'intellectual property nelle pmi

Il ruolo chiave dell’Intellectual Property nelle PMI

BusinessGiugno 14, 2021

In un altro nostro recente articolo abbiamo parlato della grande importanza e diffusione del segreto industriale tra le PMI.

Proseguendo lungo lo stesso filo del discorso, vogliamo occuparci dell’altro lato della medaglia, ossia la proprietà industriale oggetto di brevettazione e/o registrazione.

Se infatti il segreto industriale rimane un’alternativa validissima e molto utilizzata dalle PMI per accrescere il proprio business e mantenerlo competitivo, un utilizzo corretto dell’intellectual property (IP) può ugualmente consentire alle PMI anche di minori dimensioni o neonate di massimizzare i propri profitti o far decollare la propria attività.

È fondamentale pertanto che queste imprese siano “educate” e supportate nel processo di trasformazione delle proprie idee in prodotti e servizi appetibili per il mercato, o che siano indirizzate verso la proprietà intellettuale più utile per il business nel caso in cui necessitano di utilizzare/comprare delle licenze da altri.

La costruzione di un portfolio di IP è infatti di primaria importanza nel mercato odierno per rendere accattivante e interessante l’attività dell’impresa agli occhi di investitori, fondamentali per PMI e soprattutto startup.

Il primo passo, nel processo di avvicinamento e di utilizzo di una intellectual property, è quindi quello della selezione. Selezione intesa come scelta sia della IP, che del tipo di tutela: brevetti e marchi registrati hanno infatti differenti funzioni, più utili a seconda dello scopo perseguito e dell’oggetto della protezione.

A monte però di tutto ciò è necessario porsi la domanda se sia necessario per la propria attività utilizzare una licenza per un prodotto, o se investire delle risorse nella creazione di una propria valida IP. Si tratta di una domanda che generalmente si pone con più frequenza nelle grandi compagnie, che hanno più mezzi economici e quindi possibilità di scelta.

Ma è una domanda altrettanto valida per le PMI, anzi forse in misura ancora maggiore, data la disparità di mezzi, che costringe necessariamente ad operare le scelte più adatte per la propria attività, in grado di dare ritorni maggiori, ma che possono influire pesantemente sull’intera attività.

Dal momento che le proprietà intellettuali sono necessariamente modellate secondo schemi di tipo legale, per ragioni di tutela, ma che oggetto di IP può tecnicamente essere qualsiasi prodotto del pensiero umano, è altrettanto fondamentale che in questo processo di avvicinamento siano coinvolte in un sistema integrato anche tutte le persone che fanno parte dell’impresa, in modo da sviluppare al meglio il determinato prodotto/servizio, e successivamente proteggerlo adeguatamente.

Fondamentale in questi passaggi è saper attribuire il giusto valore al proprio asset, per non svenderlo e per ottenerne il giusto ritorno economico, ma soprattutto per attrarre investitori.

Il fine deve essere quello di creare, come detto, un portfolio di intellectual properties appetibile per gli investitori o anche per potenziali licenziatari.

Non solo: un portfolio IP ben sfruttato può anche essere lo strumento attraverso il quale due o più imprese congiungono i propri sforzi, attraverso ad esempio accordi di licenza incrociati, in modo da superare “insieme” le difficoltà e far fronte all’innovazione.

Nello sviluppare un proprio portfolio IP, le PMI possono trovare supporto in professionisti specializzati in materia IP. Sul punto è da sottolineare l’iniziativa italiana “Voucher 3I”, che prevede la possibilità per le startup di rivolgersi a dei professionisti qualificati e ottenere consulenze per sviluppare il proprio business, il tutto a spese dello Stato.

Un’iniziativa di questo tipo è quindi l’ideale per le imprese per farsi guidare nel processo descritto di avvicinamento e utilizzo delle intellectual properties.

È importante che un approccio di interesse nello sviluppo e nella protezione delle proprietà intellettuali sia diffuso in tutta la rete di PMI, di qualsiasi sistema, e che questo approccio sia incentivato anche dagli stati.

L’obiettivo ultimo deve essere quello di creare imprese locali forti in settori chiave, che possano stimolare l’intero settore a migliorare. L’iniziativa “Voucher 3I” si muove in questa direzione; altri paesi, tra cui ad esempio Singapore, il cui obiettivo è diventare un vero e proprio “hub” per IP nel continente asiatico, stanno investendo risorse per far crescere il proprio ecosistema in tema di Intellectual Property e tecnologie.

Un esempio lampante dell’importanza di questa “spinta” tecnologia l’abbiamo avuto sotto gli occhi durante la pandemia della Covid-19: le possibilità di fornire servizi “a distanza”, come l’e-commerce o le piattaforme di video-conferenze sono frutto di un lavoro di sviluppo di un determinato prodotto, che la situazione pandemica ha messo in risalto e anzi reso necessario; queste proprietà intellettuali, che devono la propria fortuna alla pandemia, rimarranno comunque fondamentali anche quando sarà passata.

In conclusione, le PMI hanno diverse armi per sviluppare e tutelare i propri assets. La scelta tra diritti IP o il segreto industriale deve essere frutto di un’analisi attenta del prodotto/servizio fornito. Se la scelta ricade sui diritti IP, sarà allora fondamentale scegliere la tutela più adatta, per creare un portfolio IP consistente e attrattivo.

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