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glifosato sentenza europea

Glifosato assolto: la sentenza della Corte di Giustizia Europea

I prodotti fitosanitari, più comunemente noti come antiparassitari, sono prodotti il cui utilizzo è spesso accompagnato da dubbi circa le possibili ricadute nocive per la salute e l’ambiente.

Sovente si parla del glifosato, uno dei pesticidi più utilizzati nel settore agricolo, finito sotto la lente di ingrandimento per via del suo presunto potenziale cancerogeno.

La questione è giunta anche alla Corte di Giustizia europea, che è stata chiamata a pronunciarsi sulla questione in seguito ad un rinvio effettuato da un tribunale francese.

La Corte non si è tuttavia espressa direttamente sul potenziale cancerogeno del prodotto, ma è stata interpellata sulla idoneità delle norme in materia, ossia il Regolamento CE 1107/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativo alla regolamentazione dell’immissione in commercio di prodotti fitosanitari; in particolare, la Corte ha dovuto verificare la conformità di questa norma al “principio di precauzione”, stabilito dall’art. 191 TFUE, il cui scopo principale è quello di garantire la protezione dell’ambiente (Corte di giustizia Ue, Grande Sezione, 1° ottobre 2019, causa C-616/17).

Il principio di precauzione, secondo la Commissione Europea, può essere invocato quando un fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, se questa valutazione non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza.

Un principio particolarmente importante in ottica di bilanciamento degli interessi in gioco, poiché può essere invocato a determinate condizioni per limitare la libertà degli scambi commerciali internazionali; giustappunto, in base a tale principio, le amministrazioni possono adottare determinati provvedimenti provvisori che incidono in modo restrittivo sulla libertà economica, senza che sia necessario dimostrare la concretezza del pericolo, giustificando la propria decisione sulla base del fatto che non esiste certezza nella comunità scientifica riguardo il verificarsi di un determinato evento lesivo dell’ambiente o della salute.

La Corte, ha stabilito che il regolamento è conforme al principio di precauzione, di fatto “assolvendo” per l’appunto il glifosato.

È giunta a tale conclusione pronunciandosi sulle seguenti questioni pregiudiziali:

1) “se il regolamento [n. 1107/2009] sia conforme al principio di precauzione dal momento che esso non definisce con precisione la nozione di sostanza attiva, lasciando al richiedente il compito di scegliere ciò che lo stesso denomina sostanza attiva nel suo prodotto, e lasciandogli la possibilità di concentrare il suo intero fascicolo di domanda su un’unica sostanza, mentre il suo prodotto finito commercializzato ne contiene molteplici”;

2) “se il principio di precauzione e l’imparzialità dell’autorizzazione alla commercializzazione siano garantiti qualora i test, le analisi e le valutazioni necessari all’istruzione del fascicolo siano effettuati dai soli richiedenti che possono essere parziali nella loro presentazione, senza alcuna controanalisi indipendente e senza che siano pubblicati i rapporti di richieste di autorizzazione a motivo dell’addotta protezione del segreto industriale”;

3) “se il regolamento [n. 1107/ 2009] sia conforme al principio di precauzione dal momento che non tiene in alcun modo conto delle molteplicità di sostanze attive e del loro impiego cumulativo”;

4) “se il regolamento [n. 1107/2009] sia conforme al principio di precauzione dal momento che esso, nei capi 3 e 4, prevede un’esenzione dalle analisi di tossicità per i prodotti pesticidi nelle loro formulazioni commerciali quali immesse sul mercato e alle quali sono esposti i consumatori e l’ambiente, e impone solo test sommari che sono sempre effettuati dal richiedente”.

Rispondendo a queste questioni, la Corte dà un’interpretazione del principio di precauzione più ampia di quella che era stata riconosciuta fino ad ora a questo principio, dal momento che la Corte stabilisce che il “legislatore dell’Unione, allorché adotta norme che disciplinano l’immissione sul mercato di prodotti fitosanitari, come quelle stabilite dal regolamento n. 1107/2009, [deve] conformarsi al principio di precauzione, al fine segnatamente di garantire, ai sensi dell’articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nonché dell’articolo 9 e dell’articolo 168, paragrafo 1, TFUE, un livello elevato di protezione della salute umana.” In pratica, il principio di precauzione deve essere utilizzato come strumento per verificare la conformità di atto rispetto all’intero sistema normativo UE.

Per quanto riguarda la valutazione tecnica del rischio, anche in questo caso, secondo la Corte, le procedure previste dal regolamento sono conformi al principio di precauzione. Il regolamento prevede infatti che:

a) nella domanda per la commercializzazione dei prodotti sanitari il richiedente deve indicare ogni sostanza inclusa nel prodotto, senza esclusioni, dal momento che lo stesso regolamento all’art. 2 include nella definizione di sostanze attive un elenco vario di elementi, idoneo a eliminare la discrezionalità nella scelta da parte dell’istante;

b) la procedura di valutazione dei rischi coinvolge diversi soggetti, tra cui gli stati membri e l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Ambientale), e prevede espressamente di valutare anche i potenziali effetti derivanti dalla combinazione dei vari elementi contenuti nella sostanza (“effetto cocktail”);

c) la prova della conformità ai criteri di sicurezza fornita dai richiedenti è seguita da ulteriori valutazioni effettuate dalle autorità competenti nel rispetto dei principi di indipendenza, obiettività e trasparenza, sulla base di ulteriori elementi in loro possesso, diversi da quelli forniti dal richiedente.

Secondo la lettura data dalla Corte, il principio di precauzione è rispettato perché la valutazione sulla sicurezza del prodotto non è lasciata ai soli richiedenti, ma è estesa anche alle amministrazioni competenti, le quali svolgono le proprie valutazioni in una fase successiva al risk assesment effettuato dai richiedenti.

Infine, l’interpretazione data dalla Corte del principio, è particolarmente interessante in relazione al diritto di accesso, che il regolamento oggetto di valutazione regola rinviando alla disciplina dell’accesso al pubblico dell’informazione ambientale (Direttiva 2003/4/CE Parlamento Europeo e Consiglio). Secondo la Corte, il regolamento è conforme al principio di precauzione, in quanto coerente con la Direttiva cui rinvia, segnatamente nella parte in cui stabilisce che in caso di contrasto tra il diritto del singolo al segreto commerciale ed il diritto pubblico alla tutela della salute e all’ambiente, è necessario dare rilevanza a quest’ultimo.

Sempre secondo la Direttiva in commento, le eccezioni al diritto di accesso agli atti devono essere interpretate in senso restrittivo, cioè devono essere limitate in base ad una valutazione degli interessi in gioco.

L’interpretazione data dalla Corte attribuisce all’accesso agli atti come disciplinato dal regolamento l’effetto di tutela di interessi cd. “deboli”, in piena coerenza con lo spirito del principio di precauzione.

In conclusione, il glifosato al momento non può essere considerato una sostanza pericolosa; se le norme che disciplinano l’utilizzo di questo tipo di prodotto sono considerate sufficienti a prevenire rischi per la salute, ne deriva che i prodotti il cui utilizzo è stato consentito sono necessariamente sicuri.

La situazione è destinata a cambiare in futuro solo a seguito di una presa di posizione univoca e dimostrabile da parte della scienza.

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