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Prodotti dual-use: nuove disposizioni europee per le esportazioni

ComplianceDicembre 13, 2019

Alcuni beni e tecnologie hanno legittime applicazioni civili, ma possono essere utilizzati anche per scopi militari; i cosiddetti prodotti dual use, detti anche beni a duplice uso, sono soggetti al regime di controllo delle esportazioni dell’Unione europea. Il regime è attualmente in fase di revisione, soprattutto per tener conto dei significativi sviluppi tecnologici e per creare condizioni di maggiore parità di condizioni di concorrenza tra gli Stati membri dell’UE.

La Proposta di Regolamento europeo firmata a Bruxelles il 28-9-2016, “che istituisce un regime dell’Unione di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell’intermediazione, dell’assistenza tecnica e del transito di prodotti a duplice uso” rifonderebbe il regolamento in vigore dal 2009. Tra gli altri elementi, la proposta mira a introdurre un elenco “autonomo” dell’UE per la tecnologia di sorveglianza informatica che includa prodotti che non sono (ancora) soggetti al controllo multilaterale delle esportazioni. Inoltre, la proposta intende introdurre violazioni dei diritti umani come giustificazione esplicita per il controllo delle esportazioni.

Le parti interessate sono divise sull’integrazione delle considerazioni in materia di diritti umani, e l’industria tecnologica è particolarmente preoccupata del fatto che potrebbe perdere contro concorrenti non europei. Il 17 gennaio 2018, sulla base della relazione della commissione INTA (commissione europea sul commercio internazionale) sulla proposta legislativa, il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione per i negoziati a tre. Da parte sua, il Consiglio ha adottato il mandato di negoziato il 5 giugno 2019 e, sulla base di tale mandato, la presidenza del Consiglio ha avviato i negoziati con la delegazione del Parlamento europeo il 21 ottobre 2019.

Introduzione

La natura ad alta tecnologia dei beni e delle tecnologie a duplice uso e il notevole volume di scambi commerciali di tali beni e tecnologie fanno sì che il settore dei beni e tecnologie a duplice uso costituisca una parte molto importante dell’economia dell’UE. Nel controllare le esportazioni di questi beni e tecnologie, occorre prestare particolare attenzione a trovare il giusto equilibrio tra considerazioni di sicurezza e l’imposizione di inutili restrizioni alle attività commerciali. Questo stretto legame tra sicurezza e commercio è al centro dei controlli sulle esportazioni di beni dual use.

La proposta di regolamento che istituisce un regime unionale di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell’intermediazione, dell’assistenza tecnica e del transito di prodotti a duplice uso (“la proposta”) sostituirà il regolamento (CE) n. 428/2009 che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell’intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso (regolamento 428/2009), entrato in vigore nel 2009.

La proposta mira a modernizzare il controllo delle esportazioni, tenendo conto di quattro sviluppi e tendenze principali. Questi includono (i) rapidi sviluppi scientifici e tecnologici (ad esempio, cloud computing e stampa 3D), reti globali di dati di massa vulnerabili agli attacchi e la crescente disponibilità di cybertools e tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) che possono essere utilizzati in violazione dei diritti umani; (ii) l’evoluzione delle considerazioni di politica estera e dei rischi per la sicurezza, comprese le crescenti sfide legate alla proliferazione delle armi di distruzione di massa (ad esempio, le ADM) (ad es. Iran e Corea del Nord) e l’accesso incontrollato a materiali per armi biologiche e chimiche nelle zone di conflitto (Siria e Libia); (iii) il moltiplicarsi di complessi flussi commerciali transfrontalieri e trasferimenti di tecnologie immateriali nelle catene di approvvigionamento globalizzate, che ha portato ad una maggiore disponibilità all’estero di alcuni prodotti e tecnologie a duplice uso e rischia di compromettere i controlli sulle esportazioni dell’UE, aggravando nel contempo la distorsione della concorrenza per le imprese dell’UE derivante dalla mancanza di norme di controllo globale; e (iv) la mancanza di un’applicazione uniforme dei controlli sulle esportazioni a livello di Stati membri dell’UE, nonché l’insufficiente scambio di informazioni e coordinamento tra Stati membri.

Contesto

Il sistema di controllo delle esportazioni dell’UE è stato istituito negli anni ’90 dal regolamento (CE) n. 3381/94, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni di beni a duplice uso, e dalla decisione 94/942/PESC del Consiglio, relativa al controllo delle esportazioni di prodotti dual use, ed è stato notevolmente rafforzato con l’adozione del regolamento (CE) n. 1334/2000 che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni di prodotti e tecnologie a duplice uso. Il regolamento n. 428/2009 ha introdotto miglioramenti significativi al regime di controllo delle esportazioni dell’UE, in particolare in risposta alla strategia dell’UE contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa del dicembre 2003 e alla luce delle relazioni degli esportatori e dell’industria. Il regolamento (CE) n. 428/2009 prevede la libera circolazione dei prodotti a duplice uso – con alcune eccezioni – nel mercato unico e stabilisce principi di base e norme comuni per il controllo delle esportazioni, dell’intermediazione, del transito e del trasferimento di beni a duplice uso, nel quadro della politica commerciale comune. Prevede inoltre la cooperazione amministrativa e politiche e strumenti armonizzati per l’attuazione e l’applicazione. Il regolamento è direttamente applicabile agli esportatori, ma richiede alcune misure di attuazione supplementari da parte degli Stati membri dell’UE nell’ambito di un sistema misto in base al quale le autorità nazionali competenti sono responsabili, ad esempio, delle decisioni di autorizzazione.

Situazione esistente

  • Livello internazionale

Il regolamento 428/2009 attua gli impegni internazionali ai sensi della risoluzione 1540 (2004) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR), gli accordi internazionali come la convenzione sulle armi chimiche (CWC) e il trattato di non proliferazione nucleare (NPT) e i regimi multilaterali di controllo delle esportazioni come l’intesa di Wassenaar, il gruppo dei fornitori nucleari (NSG), il gruppo Australia e il regime di controllo della tecnologia missilistica (MTCR).

  • A livello europeo

La valutazione d’impatto che venne pubblicata insieme alla proposta il 28 settembre 2016 ha rilevato che l’attuale sistema di controllo delle esportazioni dell’UE non è pienamente adeguato per tenere il passo con “i nuovi rischi per la sicurezza, i rapidi sviluppi tecnologici e scientifici e le trasformazioni dei processi commerciali ed economici“.

L’attuale sistema è descritto come un sistema che non prende chiaramente in considerazione l’emergente commercio di tecnologia di sorveglianza informatica e i rischi che essa crea per la sicurezza internazionale e i diritti umani. Da un punto di vista economico, il sistema è visto come un pesante onere amministrativo per l’industria e le autorità, e talvolta manca di chiarezza giuridica.

Si ritiene problematico che interpretazioni e applicazioni divergenti tra gli Stati membri comportino un’attuazione asimmetrica e distorcano la concorrenza all’interno del mercato unico. Si ritiene che il problema riguardi una varietà di operatori economici in numerosi settori industriali, comprese le PMI.

Elementi di confronto

La Germania è l’unico Stato membro dell’UE ad aver introdotto controlli sull’esportazione di tecnologie di sorveglianza che vanno oltre i controlli a livello UE. Questi controlli, istituiti nel luglio 2015, rispecchiano i controlli sull’esportazione di tecnologie di sorveglianza proposti dal progetto di regolamento.

Secondo le modifiche all’ordinanza tedesca sul commercio estero (Außenwirtschaftsverordnung) introdotta l’8 luglio 2015, le strutture di controllo dell’applicazione della legge e i sistemi o dispositivi di ritenzione sono diventati soggetti a nuovi requisiti obbligatori per la licenza di esportazione. Le misure sono state introdotte per controllare in modo più efficace l’esportazione di tecnologie di sorveglianza verso paesi terzi e per prevenirne l’uso improprio a fini di repressione interna.

Per contro, gli Stati Uniti (USA), uno Stato partecipante all’intesa di Wassenaar, non hanno recepito alcuni elementi dell’elenco di controllo di Wassenaar relativi alla tecnologia di sorveglianza. In linea di principio, gli elenchi di controllo delle esportazioni degli Stati Uniti corrispondono direttamente agli elenchi tenuti dai vari regimi multinazionali di controllo delle esportazioni.

Tuttavia, a seguito della forte opposizione dell’industria e della comunità di ricerca statunitense, i “software antintrusione” e i “sistemi di sorveglianza delle comunicazioni di rete con protocollo Internet (IP)” – che sono stati aggiunti alla lista di controllo di Wassenaar nel 2013 – non sono ancora stati aggiunti alla lista di controllo del commercio (CCL), l’elenco che normalmente include tutti gli elementi della lista degli accordi di Wassenaar sui beni dual use.

Le modifiche che la proposta apporterà

Diritti umani e tecnologia di sorveglianza informatica

Tradizionalmente, il controllo delle esportazioni cerca di mitigare i rischi militari, in particolare la proliferazione delle armi di distruzione di massa. La proposta della Commissione segna una svolta fondamentale in questo senso, in quanto cerca di introdurre i diritti umani come “giustificazione normativa” per imporre il controllo delle esportazioni. Inoltre, la proposta mira a fissare nuovi standard per il controllo della tecnologia di sorveglianza informatica che vanno al di là dei controlli multilaterali esistenti. In tal modo la Commissione risponde alle richieste del Parlamento europeo e del Consiglio di rispondere alle preoccupazioni circa la proliferazione delle tecnologie di sorveglianza informatica che potrebbero essere utilizzate in modo improprio in violazione dei diritti umani e potrebbero minacciare l’infrastruttura digitale dell’UE.

Tecnologia di sorveglianza informatica

In primo luogo, la Commissione propone di ampliare la definizione di prodotti a duplice uso per includervi le “tecnologie di sorveglianza informatica”. Includendo esplicitamente il termine “tecnologia di sorveglianza informatica” nella definizione di prodotti a duplice uso, la proposta della Commissione farebbe rientrare tutti i controlli, anche se non è esplicitamente elencato tra i prodotti soggetti a controllo (Allegato I).

In secondo luogo, la Commissione propone di creare un nuovo elenco autonomo dell’UE di tecnologie di sorveglianza informatica soggette al controllo delle esportazioni.

Tre tipi di tecnologie di sorveglianza informatica – vale a dire le apparecchiature di intercettazione o di disturbo delle telecomunicazioni mobili, il software antintrusione e i sistemi di sorveglianza delle comunicazioni di rete con protocollo Internet (IP) – sono già coperti da controlli sul duplice uso concordati a livello internazionale e figurano già nell’Allegato IA del regolamento vigente.

La Commissione propone di creare una nuova categoria di prodotti controllati, denominata “Altri prodotti della tecnologia di sorveglianza informatica” (Other items of cyber-surveillance technology), che comprenderebbe due ulteriori prodotti della tecnologia di sorveglianza informatica, vale a dire i centri di monitoraggio (monitoring centres) e i sistemi o dispositivi di conservazione dei dati (data retention systems or devices).

Questi due tipi di tecnologie di sorveglianza informatica non sono ancora oggetto di controlli sul duplice uso concordati a livello internazionale. Tuttavia, uno Stato membro dell’UE – la Germania – ha sottoposto questi due tipi di tecnologie di sorveglianza al controllo delle esportazioni ai sensi della legislazione nazionale.

Considerazioni sui diritti umani

L’UE ha fatto valere i diritti umani come motivo per limitare le esportazioni controllando l’esportazione di tecnologie, comprese le tecnologie di sorveglianza informatica. Tuttavia, secondo le esportazioni, la proposta della Commissione segna ancora un cambiamento significativo, situando le considerazioni sui diritti umani “non come considerazione marginale, ma come uno dei motivi normativi fondamentali per controllare le esportazioni di prodotti sensibili“.

La Commissione propone di ampliare la disposizione generale e di rendere obbligatoria l’autorizzazione all’esportazione di prodotti a duplice uso non inclusi nell’elenco di controllo destinati “ad essere utilizzati da persone complici o responsabili di dirigere o commettere gravi violazioni dei diritti umani o del diritto umanitario internazionale in situazioni di conflitto armato o di repressione interna nel paese di destinazione finale” [articolo 4, paragrafo 1, lettera d)].

Nell’ottobre 2012 il Parlamento europeo aveva già proposto una disposizione generale analoga, ma ciò non si rifletteva nell’atto legislativo finale adottato all’epoca.

L’obbligo di scoprire se i prodotti sono destinati a essere utilizzati in modo abusivo secondo le modalità sopra descritte deve essere condiviso sia dalle autorità competenti che dall’esportatore. L’obbligo di due diligence di quest’ultima è esplicitamente indicato nella proposta (articolo 4, paragrafo 2).

Inoltre, nel decidere se concedere o meno un’autorizzazione di esportazione individuale o globale, le autorità  competenti devono d’ora in poi tener conto “del rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale, nonché del rispetto del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese” [articolo 14, paragrafo 1, lettera b)], “la situazione interna del paese di destinazione finale” [articolo 14, paragrafo 1, lettera c)], “il mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità regionali” [articolo 14, paragrafo 1, lettera d)], “considerazioni di politica estera e di sicurezza nazionale, compresa la sicurezza degli Stati membri” [articolo 14, paragrafo 1, lettera e)] e “considerazioni sull’uso finale previsto e sul rischio di diversione” [articolo 14, paragrafo 1, lettera f)].

Va osservato che l’articolo 8 dell’attuale regolamento consente già agli Stati membri di vietare o imporre un obbligo di autorizzazione all’esportazione di prodotti a duplice uso non figuranti nell’elenco per motivi di pubblica sicurezza o per motivi di diritti umani.

Va inoltre rilevato in questo contesto che l’articolo 12 dell’attuale regolamento n. 428/2009 impone già alle autorità competenti di tener conto di “considerazioni di politica estera e di sicurezza nazionale, comprese quelle contemplate dalla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari”.

Il secondo criterio della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio impone agli Stati membri dell’UE di negare una licenza di esportazione se il paese di destinazione finale non rispetta i diritti umani e il diritto umanitario internazionale, anche se la tecnologia o il materiale da esportare potrebbe essere utilizzato per la repressione interna.

Tuttavia, sono stati espressi timori che la proposta della Commissione di estendere la disposizione globale per includervi le considerazioni sui diritti umani possa comportare un maggiore onere amministrativo per gli operatori e le autorità, sia a livello nazionale che comunitario, poiché all’esportazione di tali prodotti si aggiunge un nuovo livello di controllo.

Ciò potrebbe comportare diverse procedure di autorizzazione supplementari, in particolare a causa della mancanza di esperienza nell’attuazione di queste disposizioni. I critici della disposizione sostengono inoltre che essa potrebbe anche provocare distorsioni della concorrenza a livello mondiale, in quanto non si può garantire che altri fornitori di tecnologie chiave (Cina, Stati Uniti) introducano controlli analoghi.

Il terrorismo

La Commissione propone inoltre di estendere la disposizione generale per includervi le voci “da utilizzare in relazione ad atti di terrorismo” (articolo 4, paragrafo 1, lettera e).

Aggiunta di controlli sull’intermediazione e sull’assistenza tecnica e armonizzazione a livello UE

La proposta mira a modificare alcune disposizioni in materia di controllo relative al trasferimento di tecnologia, al fine di fornire maggiore chiarezza per quanto riguarda l’applicazione dei controlli al software e alla tecnologia.

Così facendo, la Commissione affronta la confusione che si è creata in passato sulle modalità di applicazione dei controlli quando la tecnologia viene memorizzata e condivisa, ad esempio, attraverso il cloud computing. La prestazione di “assistenza tecnica” che comporta un movimento transfrontaliero è diventata una competenza dell’UE con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Pertanto, la proposta aggiunge una definizione di “assistenza tecnica” e chiarisce i controlli applicabili.

La proposta chiarisce inoltre i concetti di ” intermediazione” e “servizi di intermediazione“, estendendo la definizione di “intermediario” alle filiali di società dell’UE situate al di fuori dell’UE e ai “servizi di intermediazione” forniti da cittadini di paesi terzi provenienti dal territorio dell’UE. La proposta estende inoltre l’applicazione dell’intermediazione ai prodotti non inclusi nell’elenco e agli usi finali militari ed estende la loro violazione al terrorismo e alle violazioni dei diritti umani.

I controlli sull’intermediazione e sull’assistenza tecnica devono essere applicati in tutta la giurisdizione dell’UE, creando così una base giuridica a livello dell’UE per perseguire le violazioni dei controlli sulle esportazioni. Le persone dell’UE che si trovano in paesi terzi saranno soggette a controlli e la proposta introduce clausole antielusione.

Ottimizzazione dell’architettura delle licenze dell’UE

La proposta mira a un’ulteriore armonizzazione delle procedure di rilascio delle licenze al fine di ridurre gli oneri amministrativi connessi all’ottenimento delle licenze di esportazione. È importante sottolineare che la proposta di regolamento propone di introdurre nuove autorizzazioni generali di esportazione dell’UE (EUGEA) per la cifratura, le spedizioni di basso valore e le trasmissioni intra- aziendali di software e tecnologia e per “altri prodotti a duplice uso” su base ad hoc e secondo necessità.

Come condizione preliminare per un approccio più armonizzato, essa cerca di armonizzare le definizioni di una serie di concetti chiave del regolamento, come, ad esempio, quelli di “esportatore” “export” e “intermediario”. La proposta introduce inoltre una nuova autorizzazione per i “grandi progetti”, in cui una sola licenza copre le operazioni di esportazione relative a un progetto, ad esempio la costruzione di una centrale nucleare, per l’intera durata del progetto.

La Commissione propone inoltre di armonizzare ulteriormente il periodo di validità delle licenze e di promuovere i sistemi di rilascio di licenze elettroniche da parte degli Stati membri. Un altro elemento importante della proposta della Commissione è il rafforzamento dello scambio di informazioni sulle decisioni di rilascio delle licenze, in particolare i dinieghi.

Trasferimenti all’interno dell’UE

Per tener conto degli sviluppi tecnologici e commerciali, la proposta rivede l’elenco dei prodotti soggetti a controllo all’interno dell’UE. I controlli sono limitati alle voci più sensibili, al fine di ridurre al minimo gli oneri amministrativi e le perturbazioni negli scambi commerciali dell’UE.

Cooperazione rafforzata in materia di attuazione e applicazione della normativa

Nell’intento di migliorare lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali e la Commissione, la proposta prevede l’introduzione di sistemi di licenze elettroniche che sono interconnessi attraverso il sistema elettronico a duplice uso (dual-use electronic system, DUES).

La proposta prevede inoltre l’istituzione di “gruppi di esperti tecnici“, che riuniscono esperti chiave dell’industria e dei governi per determinare i parametri tecnici per i controlli. La Commissione ha inoltre proposto di elaborare orientamenti a sostegno della cooperazione tra le autorità doganali e le autorità preposte al rilascio delle licenze.

L’aspetto più importante è che la Commissione propone di creare un meccanismo di coordinamento dell’applicazione della legge al fine di stabilire una cooperazione diretta e lo scambio di informazioni tra le autorità competenti per il rilascio delle licenze e le autorità preposte all’applicazione della legge.

Controlli globali

I controlli globali consentono di controllare le esportazioni di prodotti o tecnologie a duplice uso non compresi nell’elenco in determinate situazioni in cui è dimostrato che possono essere utilizzati in modo improprio. La proposta chiarisce e armonizza la definizione e la portata dei controlli globali per garantirne l’applicazione uniforme in tutta l’UE (articolo 4).

Clausola antielusione

La Commissione propone di rendere illegale la partecipazione “consapevolmente e intenzionalmente” ad attività che hanno lo scopo o l’effetto di eludere le disposizioni in materia di licenze e/o le disposizioni globali di cui agli articoli da 4 a 7 del regolamento.

Processo legislativo

Parlamento europeo

La proposta legislativa è stata presentata al Parlamento europeo il 6 ottobre 2016. La commissione per il commercio internazionale (INTA), responsabile del fascicolo, ha nominato relatore Klaus Buchner (Verdi/EFA, Germania) il 12 ottobre 2016. Il relatore ha pubblicato il suo progetto di relazione il 4 aprile 2017. A seguito dell’adozione della relazione da parte della commissione INTA il 23 novembre 2017, il 17 gennaio 2018 il Parlamento ha votato in seduta plenaria per adottare emendamenti alla proposta, con una maggioranza schiacciante a favore delle posizioni contenute nella relazione INTA. 571 deputati hanno votato a favore, 29 contrari e 29 si sono astenuti. Il Parlamento ha inoltre votato a favore dell’apertura di negoziati interistituzionali con il Consiglio.

Tecnologia di sorveglianza informatica

Il Parlamento sostiene la proposta della Commissione di classificare alcune tecnologie di sorveglianza informatica come “prodotti a duplice uso”. Tuttavia, la definizione del Parlamento europeo del tipo di tecnologia di sorveglianza informatica che deve essere coperta dal regolamento è leggermente più completa di quella proposta dalla Commissione.

Diritti umani

Il Parlamento sostiene inoltre la proposta della Commissione di includere una disposizione “globale” che richiederebbe un’autorizzazione per l’esportazione di prodotti a duplice uso non inclusi nell’elenco di controllo destinati ad essere utilizzati in relazione a violazioni dei diritti umani (articolo 4, paragrafo 1, lettera d)). Tuttavia, come compromesso, il Parlamento ha suggerito di limitare la disposizione globale sui diritti umani alla sorveglianza informatica.

La proposta della Commissione ha ampliato l’elenco dei criteri di cui le autorità competenti devono tener conto nel decidere se concedere o meno un’autorizzazione di esportazione individuale o globale. Il Parlamento propone di rafforzare ulteriormente l’obbligo di verificare la situazione dei diritti umani nel paese di destinazione finale aggiungendo un elenco di ulteriori elementi di cui tener conto nella decisione di rilascio della licenza come criteri di valutazione (articolo 14, paragrafo 1, lettera b bis).

Si tratta in particolare del “comportamento del paese di destinazione nei confronti della comunità internazionale, in particolare per quanto riguarda il suo atteggiamento nei confronti del terrorismo, la natura delle sue alleanze e il rispetto del diritto internazionale” (articolo 14, paragrafo 1, lettera d bis), e della “compatibilità delle esportazioni dei prodotti per quanto riguarda la capacità tecnica ed economica del paese destinatario” (articolo 14, paragrafo 1, lettera d ter).

Il terrorismo

Il Parlamento non ha seguito la proposta della Commissione di estendere questa disposizione globale per includervi le voci “da utilizzare in relazione ad atti di terrorismo” (articolo 4, paragrafo 1, lettera e)).

Guida

Il Parlamento ha invitato la Commissione a pubblicare un manuale prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, per assistere le imprese dell’UE nell’interpretazione delle nuove norme, in particolare fornendo maggiori orientamenti alle imprese su come seguire il processo di dovuta diligenza. Il Parlamento chiede inoltre un migliore riconoscimento dei diritti fondamentali come criteri di autorizzazione, in particolare per la sorveglianza informatica.

Condizioni di parità di condizioni

I deputati chiedono inoltre la creazione di condizioni di parità tra gli Stati membri, ad esempio introducendo sanzioni analoghe in caso di inosservanza, nonché una maggiore trasparenza delle decisioni delle autorità nazionali in materia di controllo delle esportazioni.

Cooperazione con i paesi terzi

Il Parlamento ha inoltre chiesto una migliore cooperazione con i paesi terzi.

Crittografia

Gli eurodeputati hanno votato per eliminare le tecnologie di crittografia dall’elenco dei prodotti di sorveglianza informatica, in quanto le considerano vitali per l’autodifesa dei difensori dei diritti umani.

Consiglio

Il Consiglio ha adottato il mandato di negoziato il 5 luglio 2019. Il Consiglio respinge molti degli emendamenti al regolamento proposti dalla Commissione e approvati dal Parlamento, che riflettono il desiderio di un aggiornamento piuttosto limitato dell’attuale regolamento sui beni a duplice uso.

Diritti umani e tecnologia di sorveglianza informatica

Il mandato del Consiglio mira essenzialmente a sopprimere le disposizioni sostanziali relative alla tecnologia di sorveglianza informatica e ai diritti umani. In particolare, respinge l’idea di un elenco autonomo dell’UE per il controllo della tecnologia di sorveglianza informatica e non intende aggiungere riferimenti espliciti ai diritti umani (pur lasciando intatto il riferimento alla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell’8 dicembre).

Tecnologia di sorveglianza informatica

Il Consiglio si oppone all’idea di introdurre controlli unilaterali a doppio uso per la tecnologia di sorveglianza informatica a livello UE. Attualmente gli Stati membri possono adottare misure nazionali per introdurre tali controlli e uno Stato membro dell’UE – la Germania – sta già controllando i prodotti della sorveglianza informatica che la Commissione ha proposto per un elenco di controllo autonomo dell’UE.

Eliminando questa disposizione, il Consiglio chiede che l’UE torni semplicemente a recepire gli elenchi di controllo dei regimi internazionali nella legislazione dell’UE e rinunci all’opportunità di istituire un controllo su scala UE per alcuni elementi supplementari di sorveglianza informatica.

Il mandato del Consiglio esclude la “tecnologia di sorveglianza informatica” dalla definizione di “prodotti a duplice uso”. Includendo esplicitamente il termine “tecnologia di sorveglianza informatica” nella definizione di prodotti a duplice uso, la proposta della Commissione avrebbe incluso tali prodotti – anche se non figurava esplicitamente nell’elenco dei prodotti a duplice uso soggetti a controllo – tra i controlli globali (cfr. infra).

In quanto tale, il Consiglio elimina la “tecnologia di sorveglianza informatica” dall’elenco delle tecnologie che il regolamento definisce esplicitamente come “prodotti a duplice uso” di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettera b), della proposta della Commissione.

Il Consiglio ha inoltre soppresso l’elenco delle tecnologie che la Commissione propone di definire specificamente come “tecnologie di sorveglianza informatica” ai fini del regolamento, in particolare le apparecchiature di intercettazione delle telecomunicazioni mobili, il software antintrusione, i centri di controllo, i sistemi di intercettazione e i sistemi legali di conservazione dei dati e la digital forensics (articolo 2, punto 21).

Inoltre, il mandato del Consiglio sopprime la categoria 10 dell’allegato I (“altri elementi della tecnologia di sorveglianza informatica”), che riguarda i sistemi di sorveglianza, le apparecchiature e i componenti per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Il Consiglio respinge pertanto la proposta di creare un elenco autonomo dell’UE che avrebbe aggiunto “centri di monitoraggio” e “sistemi di conservazione” all’elenco dei prodotti a duplice uso soggetti a controllo.

Diritti umani

Il mandato del Consiglio non è inoltre d’accordo con l’aggiunta di nuove categorie per ampliare la disposizione generale contenuta nell’articolo 4, che si applica ai prodotti a duplice uso non compresi nell’elenco. Il Consiglio ha soppresso una disposizione “globale” che richiederebbe un’autorizzazione per l’esportazione di prodotti a duplice uso destinati ad essere utilizzati in relazione a violazioni dei diritti umani o del diritto internazionale (nessun articolo 4, paragrafo 1, lettera d)).

Il Consiglio non concorda con la proposta della Commissione di ampliare l’elenco dei criteri di cui le autorità competenti devono tener conto nel decidere se concedere o meno un’autorizzazione di esportazione individuale o globale (elencati all’articolo 14 della proposta della Commissione).

Il Consiglio fa invece riferimento alle norme comuni che già disciplinano il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari di cui alla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio e propone un articolo 14, paragrafo 2, che impone agli Stati membri di prendere in considerazione l’attuazione da parte dell’esportatore di un programma di conformità interna al momento di valutare una domanda di autorizzazione globale di esportazione.

Il terrorismo

Il Consiglio non condivide inoltre la proposta della Commissione di estendere la generale disposizione per includervi le voci “da utilizzare in relazione ad atti di terrorismo” [articolo 4, paragrafo 1, lettera e)], come ha fatto il Parlamento.

Aggiunta di controlli sull’intermediazione e sull’assistenza tecnica e armonizzazione a livello UE

Il mandato del Consiglio limiterebbe l’armonizzazione dei controlli dell’intermediazione e dell’assistenza tecnica alle voci elencate (articolo 7).

Ottimizzazione dell’architettura delle licenze dell’UE

Il mandato del Consiglio propone di sopprimere due delle quattro EUGEA – vale a dire le autorizzazioni generali di esportazione dell’UE –, ossia quelle relative a “spedizioni di basso valore” e “altri prodotti a duplice uso”. Inoltre, il mandato del Consiglio propone di introdurre condizioni di licenza più rigorose rispetto all’EUGEA per la cifratura. Riduce inoltre il numero di paesi autorizzati ai sensi dell’EUGEA “intraaziendale”. Il mandato del Consiglio mantiene il concetto di “autorizzazione di grandi progetti” (LPA), ma attenua la definizione.

Cooperazione rafforzata in materia di attuazione e applicazione della normativa

Il mandato del Consiglio prevede soltanto lo scambio volontario di informazioni sull’applicazione e l’attuazione (articolo 20, paragrafo 2). Inoltre, il mandato del Consiglio propone di non chiedere alle autorità nazionali di condividere con la Commissione informazioni sui tempi medi di trattamento delle domande di autorizzazione. (Articolo 10, paragrafo 5). Per quanto riguarda la proposta della Commissione di elaborare orientamenti sulla cooperazione tra agenzie, il mandato del Consiglio chiede che tale proposta rimanga volontaria (articolo 18, paragrafo 5).

Clausola antielusione

Il mandato del Consiglio sopprime la clausola antielusione proposta dalla Commissione in un nuovo articolo 23.

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